TRAGEDIA ALLA RECOMA, INIZIA IL PROCESSO PER GLI IMPUTATI DEL DUPLICE OMICIDIO COLPOSO

Tragedia alla Recoma: inizia il processo per gli imputati accusati della morte dei due giovani operai avvenuta nel 2023

È iniziato oggi, 8 aprile, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Zani, il processo per l’omicidio colposo dei due operai morti alla Recoma di Sermoneta a marzo 2023. Ad essere contestato anche il reato di lesioni.

Il 19 maggio dell’anno scorso, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina aveva definito il patteggiamento di Simone Danesin, il tecnico preposto alla vigilanza che il 17 marzo 2023 avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Per l’uomo una condanna passata in giudicato, con sospensione della pena, a 2 anni di reclusione. Una patteggiamento arrivato a 2 anni per volere del giudice per l’udienza preliminare, dopo che il pubblico ministero aveva convenuto per un 1 anno e 9 mesi. Gli altri imputati, in tutto cinque, erano stati rinviati a giudizio e sono imputati nel processo che si è aperto oggi. Si tratta dell’amministratore delegato Paolo Turchi, del Presidente del consiglio d’amministrazione, Natale Aprile, del responsabile del servizio prevenzione, Daniele Pennacchio, del responsabile dell’impianto, Alessandro Ciuffarella, e, infine, del rappresentante legale della ditta esterna VP srl, Gianni Piemontesi, dove lavorava un terzo operaio ferito nel corso dell’incidente.

L’assicurazione della Recoma e le famiglie dei due operai deceduti erano in trattative per il risarcimento, di fatto avvenuto tanto che non si è costituito nessuno come parte civile. Il risarcimento è stato corrisposto dall’assicurazione della Recoma e, per tale ragione, le famiglie, assistite dagli avvocati Claudio Cardarello e Dino e Ezio Lucchetti, avevano ritirato la costituzione di parte civile.

Non avevano ferite sul corpo, il 17 marzo 2023, il 33enne di Norma, Daniel Martini, e il 35enne ucraino, Vadyn Kachurin, e a confermarlo fu anche il medico legale, Maria Cristina Setacci, incaricata dai sostituti procuratori di Latina, Giuseppe Bontempo e Giuseppe Miliano, che hanno coordinato le indagini affidate ai Carabinieri. Oggi, a rappresentare l’accusa il pubblico ministero Miliano che ha chiesto l’ammissione delle prove e dei testimoni al giudice Zani che ha incardinato il processo e rinviato al prossimo 9 settembre con l’escussione di due militari dell’Arma.

Le indagini svolte dai Carabinieri erano state chiuse dai sostituti Bontempo e Miliano e avevano visto l’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone, tra cui l’amministratore delegato della Recoma di Sermoneta Scalo, che fa capo all’ex co-presidente del Latina Calcio, Antonio Aprile, il direttore di produzione e quattro impiegati individuati come responsabili del coordinamento degli operai. I reati contestati dalla Procura sono quelli di omicidio e lesioni colposi, oltreché all’inottemperanza di alcune norme sulla sicurezza che regolano quel tipo di stabilimento. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Luca Giudetti e Stefano Iucci.

L’operatore di reparto Martini e l’addetto alla manutenzione straniero Kachurin, al momento della morte assunto da poco più di una settimana, furono sbalzati via dall’onda d’urto generata dall’esplosione della bombola all’interno dell’azienda di Sermoneta Scalo, nell’area industriale che confina e si compenetra con Latina Scalo. Una sorta di investimento del gas che vi era all’interno della bombola che stavano maneggiando e che fu fatale per le loro giovani vite.

Martini è morto sul colpo a causa dell’esplosione da cui è stato investito, mentre il collega è deceduto proprio all’arrivo dell’eliambulanza nel tentativo disperato di salvargli la vita. C’era anche un terzo operaio (dipendente della VP srl), oggi 26enne, Diallo Madyou, originario della Guinea e residente a Sezze Scalo, che rimase ferito al collo e fu soccorso e trasportato all’ospedale Goretti di Latina tramite eliambulanza. Il giovane, che è ritenuto parte offesa dalla Procura, non è stato mai in pericolo di vita.

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L’incidente avvenne nello spiazzo esterno all’azienda e la bombola del gas era posta in sicurezza nell’apposito contenitore; soprattutto su questo la Procura aveva ritenuto di aver fatto chiarezza: si sarebbe trattato di una manovra avventata (anche se Martini era un impiegato esperto, lavorando alla Recoma da anni) o di qualcos’altro come il cedimento della filettatura che sigilla la bombola la quale invece di essere vuota era piena di gas? La Procura aveva scelto per la seconda opzione, ossia quella inerente a un problema di norme di sicurezza non osservate, che avevano portato alla tragedia e alla contestazione dell’omicidio colposo.

Secondo l’accusa, agli operai non erano stati forniti i “dispositivi di protezione individuale adeguati, indumenti di sicurezza resistenti alle fiamme, necessari ad operare in sicurezza in presenza di ossigeno, durante le operazioni di svalvolamento (così come indicato nella scheda di sicurezza dell’ossigeno medicale) nonché durante l’utilizzo dell’avvitatore/svitatore “Vanzetti”, cosi come indicato nel libretto di use e manutenzione”.

L’incidente chiuse una due giorni orribile: il giorno precedente (16 marzo 2023), infatti, vi fu il decesso sul luogo di lavoro del 26enne Francesco Masutti.

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