SINISTRO GO KART A PONTINA: “1,8 MILIONI DI RISARCIMENTO, BASTA FAR PAGARE SEMPRE A PANTALONE”

Comune di Pontinia
Comune di Pontinia

Sinistro go-kart di 25 anni fa. L’Associazione “Liberi e Forti” esprime solidarietà alla vittima e chiede responsabilità personale: “Basta far pagare a Pantalone”

“Destano profondo sconcerto le ultime notizie e le discussioni emerse in Consiglio Comunale in merito alla vicenda del risarcimento da 1 milione e 800 mila euro per il drammatico incidente avvenuto circa 25 anni fa nell’area del Consorzio Industriale di Mazzocchio, area data in gestione al Comune di Pontinia, durante una gara di go-kart.

In quella circostanza, una bambina uscì di strada impattando contro un palo della recinzione, sembrerebbe privo delle necessarie barriere protettive di sicurezza (come balle di paglia o pneumatici) che avrebbero dovuto caratterizzare un’area destinata a tali corse. Un impatto devastante che le causò il ricovero e la perdita della vista da un occhio. Dopo un iter legale estenuante durato due decenni e diversi gradi di giudizio, la magistratura ha finalmente sancito il giusto ( si fa per dire) risarcimento per la vittima.

Ciò che riteniamo inaccettabile è l’atteggiamento politico emerso durante l’ultimo Consiglio Comunale. Il Sindaco si è pubblicamente lamentato del comportamento dell’istituto bancario che ha proceduto al pignoramento delle somme presso i conti correnti comunali, a causa di una presunta mancata o tardiva notifica della sospensione del provvedimento.

Come Associazione “Liberi e Forti”, per bocca del Presidente Giuseppe Anitori, non possiamo non notare come durante l’intera assise non sia stata spesa una sola parola di solidarietà, vicinanza o umana comprensione nei confronti della vittima e della sua famiglia. Parliamo di una ragazza che ha vissuto il dramma della menomazione e di genitori che per vent’anni hanno anticipato un patrimonio in spese legali e mediche, affrontando un calvario infinito. Quella bambina poteva essere la figlia di ognuno di noi. Ecco, purtroppo, cosa siamo diventati.

Al tempo stesso, l’Associazione pone un quesito cruciale sulla gestione del denaro pubblico. Se vi è stata una presumibile negligenza originaria nell’affidamento dell’area, nella concessione delle autorizzazioni per la gara o nella mancata verifica dei sistemi di sicurezza da parte della giunta dell’epoca, è arrivato il momento che a pagare non siano sempre e solo i cittadini .

Chiediamo con forza al Sindaco di liquidare immediatamente la famiglia, senza ulteriori escamotage procedurali, e parallelamente di attivarsi nelle sedi competenti affinché il Comune si rivalga sui reali responsabili dell’evento. Se vi sono stati presunti errori o omissioni da parte di amministratori o tecnici del tempo, questi devono pagare con i propri beni. È finita l’ora di mettere i debiti sul conto di “Pantalone”.

Se, come sembrerebbe emergere dalle prime indiscrezioni, l’area al tempo dell’evento fosse presumibilmente gestita da una società terza a cui il Comune aveva appaltato il servizio, la necessità di fare chiarezza diventa ancora più urgente. Ad oggi i cittadini si trovano di fronte a un muro di nebbia. Proprio per questo, invitiamo l’amministrazione comunale a fare piena luce sulla vicenda: se il Comune si degnerà finalmente di pubblicare il numero di Registro Generale (RG) e il testo integrale di questa sentenza sull’albo pretorio , saremo anche in grado di analizzare i dettagli e fornire all’opinione pubblica informazioni precise. Noi oggi non conosciamo gli atti nel dettaglio, ma pretendiamo trasparenza anche nella consultazione dell’albo pretorio.

Infine, l’Associazione si rivolge direttamente alle forze di minoranza: le opposizioni consiliari cosa stanno facendo? Qual è la loro posizione di fronte a questo pesante debito fuori bilancio che rischia di gravare sulle tasche dei contribuenti? Chiediamo un’azione ispettiva chiara e decisa per fare luce sui documenti e per accertare le presumibili responsabilità personali o di terzi. La trasparenza e l’equità verso i cittadini e verso la vittima non possono più attendere”.

Così, in una nota, l’associazione “Liberi e Forti”.

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