Gruppo Amato-Falco: il sodalizio cisternese e apriliano, interessato da 19 arresti, è coinvolto anche in un episodio inquietante
Erano stati coinvolti tutti e due nella imponente indagine “Don’T Touch”, l’inchiesta di Squadra Mobile e Procura di Latina che, nel 2015, porto agli arresti del clan di Latina, capeggiato da Costantino “Cha Cha” Di Silvio e Angelo Travali. È questo il destino di Francesco Falco e il carabiniere Fabio Di Lorenzo (classe 1963). Il primo, nel processo “Don’t Touch” è stato condannato a 2 anni e 2 mesi, mentre il secondo a 2 anni e 6 mesi. Di Lorenzo, imputato anche nel secondo filone (per l’appunto “Don’t Touch 2”), ha raggiunto la prescrizione del reato, in quanto era accusato di aver rivelato alcune notizie coperte da segreto istruttorio proprio a Francesco Falco.
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Fatto sta che, ora, in una delle decine dei capi d’imputazione contestati al sodalizio Amato-Falco, spuntano appiati i nomi di Falco e Di Lorenzo, il primo arrestato in carcere, l’altro solo indagato nell’inchiesta della DDA capitolina e dei Carabinieri di Aprilia.
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, i due, insieme all’affiliato del gruppo Amato-Falco, Marco Tuccio, si sarebbero macchiati del reato di minacce al pubblico ufficiale, o almeno ci avrebbero provato dal momento che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Chiara Miraglia, esclude che abbiano portato a termine il suddetto reato.
Siamo a gennaio 2022. Il gruppo Amato-Falco ha perso diverso denaro perché un loro acquirente, ora deceduto, è stato arrestato dai Carabinieri di Aprilia. Nello stesso contesto dell’arresto, i militari sequestrano un chilo di cocaina all’uomo, il che significa che il gruppo perde droga e soldi. Responsabile dell’affronto viene individuato un appuntato dei Carabinieri che ha colpa di aver solo il duo dovere fino in fondo. Va punito con un’azione eclatante. Per tale ragione, Tuccio e Falco si fanno indicare la casa dell’appuntato dal carabiniere Fabio Di Lorenzo.
Una sorta di sopralluogo con una intenzione molta precisa: scaricare alcuni colpi d’arma da fuoco contro i cavalli dell’appuntato. A fornite indicazione dettagliate su dove si trova la casa dell’appuntato sarebbe Di Lorenzo, congedato dall’Arma nel 2019 proprio per la condanna rimediata nel processo “Don’t Touch”. Un proposito quasi realizzato in quanto Tuccio e Falco si recano all’interno dell’abitazione del Carabiniere, per poi andare via solo per il sopraggiungere delle forze di polizia pronte a intervenire per proteggere l’appuntato, sapendo delle intenzioni di Falco e Tuccio, in quel momento monitorati. Il proposito, però, era stato esplicitato da Falco: “Gli sparo in testa ai cavalli”, spiegava intercettato dai Carabinieri.
Alla fine, secondo il Gip romano, non c’è prova che Falco e Tuccio siano armati quando vanno nell’abitazione dell’appuntato e per questo non vengono applicate misure cautelari per questo specifico episodio. Un fatto giuridico che non elide una circostanza assolutamente preoccupante: il gruppo non si fermava neanche davanti alla forza repressiva dello Stato, pronto a invadere la casa privata di un militare dell’Arma così da intimidirlo.
