IL GRUPPO AMATO-FALCO TRA DROGA, ESTORSIONI E ‘NDRANGHETA: A FINIRE SOTTO ANCHE UNO DEI SODALI DI FORNITI

Il gruppo denominato Amato-Falco finalizzato allo spaccio di droga: secondo la DDA e i Carabinieri, c’erano ruoli ben precisi

Si sarebbero serviti della New Car Services 2019, intestata alla madre di Patrizio Abbate (arrestato nell’operazione odierna), gestita da quest’ultimo e da Andrea Falco, fratello di Francesco Falco, ritenuto il braccio destro del temuto pluripregiudicato Gennaro Amato, l’afragolese trapiantato a Cisterna da anni. Così, il gruppo capeggiato da Amato, tramite la società di autonoleggio, riusciva ad avere mezzi sempre nuovi adibiti allo smercio di sostanze stupefacenti. Un modo per mimetizzarsi e non rendersi riconoscibili alle forze dell’ordine.

Il gruppo, che nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Chiara Miraglia, viene definito “Amato-Falco”, aveva a disposizione anche due immobili dello spaccio: uno in Via Albegna, ad Aprilia, ossia la casa della famiglia Falco, dove era stata installata anche una serra per produrre marijuana; l’altro in via Genio Civile, diviso in due unità, entrambe occupate da due partecipi del sodalizio, Tonino Di Pietro e Antonio Cimmino, marito di Daniela De Maio, figlia del noto politico apriliano. I fatti contestati avvengono tutti tra il 2021 e il 2022.

Il sodalizio era capeggiato senza dubbio dal 60enne di Cisterna, Gennaro Amato, l’uomo con il “curriculum” criminale più temuto a tal punto che, nel recupero di un debito per droga, anche un personaggio come Luigi Morra, imputato nel processo Assedio e considerato uomo fidatissimo del boss Patrizio Forniti, deve sottostare e venire a patti per pagare la partita di droga comprata dal cognato per una cifra intorno ai 37mila euro.

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Secondo gli inquirenti, a far parte del sodalizio capeggiato da Amato e Francesco Falco detto “Fracchia o Petto di Pollo”, di cui è coinvolta tutta la famiglia (ai domiciliari finiscono il fratello Andrea Falco, il padre Sabatino Falco e la madre Maria Vincenza Farina), ci sono con ruoli ben definiti Marco Tuccio detto “Tucun” (peraltro condannato recentemente con Francesco Falco per tentato omicidio in ragione di un affare da 40mila euro), Tonino Di Pietro detto “Il negro”, Antonio Cimmino, Gian Luca Bottoni, Antonio Di Fazio, il dipendente del Ministero, ossia il bidello Simone D’Innocenzo detto “Cacaci” (esperto nel portare avanti le serre di marijuana), Patrizio Libero Abbate, Andrea Falco, Daniela De Maio, Maria Vincenza Farina, Sabatino Falco, Stefano Tiozzo, Silvio Speranza Melotto, Valter Belani e, infine, una figura di spicco, trait d’union con il mondo della ‘ndragheta: l’affiliato alla cosca di Africo dei Morabito, Giuseppe Arcadi.

Arcadi detto il calabrese entra a far parte del gruppo Amato-Falco a marzo 2022 e lo fa investendo anche nelle serre del sodalizio, una delle fonti di approvviggionamento per non rimanere a corto di marijauna. Il primo incontro avviene tramite Francesco Falco che mette in contatto il “calabrese” con il fornitore di hashish di origine marocchina Kamal Machkour, capace di mobilitare decine e decine di chili di droga.

A dare il benestare per l’inserimento di Arcadi nel sodalizio non può che essere però Amato detto anche “Capellone”o “Crocchettaro”, la cui fama criminale e il suo peso si fanno sempre sentire. È lui che dà il via libera alla possibilità che il gruppo abbia una piazza di spaccio a Massa, in Toscana, dove si trova Francesco Falco per scontare un periodo detentivo o nel novarese, oppure a Spoleto. A Massa, Falco riesce a organizzare viaggi da Aprilia per portare la droga: la facilità con cui si impone nel territorio toscano dà l’idea delle possibilità infinite di questo gruppo capeggiato da Amato.

Amato, d’altra parte, ha già passato più ere di malavita. Secondo la DDA di Roma, è il “volto criminale del sodalizio”. Il sessantenne ha precedenti che vanno dal tentato omicidio all’estorsione passando per ricettazione, danneggiamento e falsificazione di moneta. I magistrati ricordano tre episodi che vedono protagonista Gennaro Amato. In uno di essi, il 60enne afragolese è interpellato, ad aprile 2022, da un ex consigliere comunale di Cisterna, che un anno prima aveva aderito in Fratelli d’Italia, Carlo Cavazzina. Quest’ultimo chiama Amato per chiedere giustizia in quanto il figlio è stato aggredito durante una serata in discoteca. Amato, che sa già quanto è accaduto (a testimonianza della sua capacità di controllare il territorio), non perde tempo e convoca da lui tutti i protagonisti della rissa, tanto che Cavazzina gli dice: “Lo chi sei tu”. Un episodio per cui non vi fu nessuna denuncia: in sostanza, in questo contesto, è stato meglio per il genitore riferirsi a un pluripregiudicato che alle forze dell’ordine.

In un altro caso, Amato viene contattato da un uomo che, pur pagando, aveva visto la ditta dei lavori di ristrutturazione della sua casa andarsene via senza ultimare le operazioni.

Nel terzo episodio richiamato dagli inquirenti, Amato viene chiamato in causa per dirimere una diatriba tra un commerciante e alcuni giostrai che avevano occupato l’area vicina all’attività del medesimo commerciante. Una sorta di nome da spendere è quello di Amato che, in ragione del suo supposto carisma criminale, può intervenire quando e se vuole.

Il luogotenente di Amato è sicuramente Falco, molto attivo, anche con i suoi famigliari, allo spaccio e al ciclo produttivo della droga (vedasi, in particolare, le serre di marijuana). A seguire ci sono tutti gli altri partecipi del sodalizio dedito allo spaccio di droga. E quando il gruppo decide di approviggionarsi all’estero, in particolare dal Belgio, non fa fatica a trovare il suo mediatore in Fabio Kowalski.

Tuttavia, il gruppo Amato-Falco non era solo spaccio. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, avevano nella loro disponibilità armi da sparo in un numero imprecisato, tanto da poter compiere estorsioni, almeno in due occasioni, contro cattivi pagatori di droga. A uno dei debitori, a cui decidono di far pagare estorcendogli uno scooter T-Max, Francesco Falco dice: “Io mi sono scontrato con i camorristi, mi sono andato ad ammazzare contro, c’ho le schioppettate addosso, pensa se ho paura di un coglione come te”.

Ad altro debitore, Amato, Falco e Cimmino costringevano a mettere in vendita la sua auto. Per farlo, la vittima sarebbe stata prelevata da Cimmino e portata al cospetto di Amato.

Particolarmente violenta è l’estorsione messa in atto da Gennaro Amato e dal suo uomo di fiducia Mauro Cerci, commerciante di pellet e anche lui arrestato. Fa impressione che a subire tale estorsione è Luigi Morra, personaggio imputato nel processo antimafia “Assedio” e vicinissimo a Forniti. Morra finisce dentro questa circostanza perché interviene per proporre una rateizzazione del debito da parte di un ristoratore di Aprilia che aveva acquistato la droga senza pagarla. Purtroppo per loro, decorso il termine entro il quale il ristoratore avrebbe dovuto pagare, Amato dà ordine a Cerci di piazzare sotto casa del succitato ristoratore e di Morra persone armate a bordo di un’auto. Dopodiché, su ordine di Amato, Cerci va da Morra e gli dice senza mezzi termini, riferendosi al ristoratore: “Dopo questo lo scanno, sappilo, te lo dico in anticipo. Lo impicco all’uncino del maiale, lo impicco, non si è reso conto in che grande guaio ti ha messo”.

Alla fine Morra, pur essendo di peso criminale più elevato, essendosi prestato come garante, preleva 9mila euro dal conto della figlia, chiede un prestito da 11mila euro ad un altro personaggio degli ambienti e vende l’Audi A4 del genero, così da consegnare 37mila euro a Gennaro Amato di cui conosce l’indole violenta.

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