SPACCIO H24, INIZIATI GLI INTERROGATORI AI DE ROSA

Spaccio di droga a Latina, contestata l’associazione per delinquere alla nota famiglia De Rosa, da anni nel contesto del traffico di sostanze stupefacenti

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Roberta Conforti, ha disposta la sostituzione delle misure cautelari per due dei coinvolti nell’indagine della DDA e della Squadra Mobile di Latina: sia Marco Maddaloni che Giovina Di Silvio detta “Becchina” sono stati scarcerati e hanno ottenuto, difesi dagli avvocati Marcheselli e Palmieri, la misura più tenue, rispetto al carcere, degli arresti domiciliari.

Interrogato, invece, dal Gip di Latina, Giuseppe Molfese, un altro indagato, Massimo Cavallaro, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’OPERAZIONE – La Polizia di Stato di Latina ha eseguito quindici misure cautelari nei confronti di altrettante persone per reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, diversi episodi di detenzione spaccio, nonché per reati di rapina messi in atto da alcuni dei soggetti ritenuti appartenere al sodalizio criminale.

Le indagini, che hanno preso il via dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese, Agostino Riccardo e Maurizio Zuppardo, sono state condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Latina, guidati dal vice questore Mattia Falso e dal suo predecessore Giuseppe Pontecorvo, tra il gennaio e il giugno del 2022 con il coordinamento del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Luigia Spinelli, ed hanno portato alla luce l’esistenza di un’organizzazione criminale a carattere familiare, per l’appunto i De Rosa, che, negli ultimi venti anni, ha monopolizzato lo spaccio di droga (cocaina, crack e hashish) nella periferia di Latina, in particolare nella zona dei cosiddetti Palazzi bianchi. Si tratta dell’area delle case popolari in zona cimitero, a Latina, in particolare in Via Londra, Via Copenhagen e Via Helsinky. Da sempre tutti impegnati nel narcotraffico i De Rosa, compresi i parenti acquisiti, come le nuore, alcune delle quali legate a sua volta ad altre famiglie di origine sinti.

La ricostruzione storica delineata dai collaboratori di giustizia è stata riscontrata dall’attività d’indagine dei poliziotti della Mobile che, anche grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali svolte ed alle telecamere installate nei pressi delle piazze di spaccio, ha fatto emergere l’esistenza di una vera e propria associazione criminale al cui vertice, nel corso del tempo, si è affermata una donna già nota alle cronache giudiziarie, Giulia De Rosa detta “Cipolla”, definita l’elemento di spicco della famiglia di etnia rom stanziale sul territorio di Latina. In casa di “Cipolla”, a Viale Kennedy, già nel 2020, fu ritrovato un vero e proprio sistema di videosorveglianza finalizzata a comprendere chi veniva ad acquistare la droga, così da lasciarlo salire nell’abitazione, e prevenire eventuali blitz delle forze dell’ordine. In quell’occasione furono sequestrati contati per 25mila euro.

Moglie del deceduto Alessandro De Rosa conosciuto anche come Franco lo Zingaro, e madre, tra gli altri, di Cesare e Cristian De Rosa entrambi già noti alle cronache giudiziarie. La famiglia De Rosa è notoriamente legata ai Di Silvio. Secondo il collaboratore di giustizia Renato Pugliese, figlio di Costantino “Cha Cha” Di Silvio, c’erano tempi in cui lo spaccio messo in piedi da “Cipolla” in Via Helsinky, era quello più rodato e remunerativo dell’intera città di Latina: il pentito ha parlato di 3-4mila euro al giorno grazie alla vendita di sostanze stupefacenti.

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Dietro la regia della donna, lo spaccio al dettaglio svolto dagli altri membri dell’organizzazione, la maggior parte dei quali legati da vincolo di parentela, ha nel tempo garantito la stabilità dell’organizzazione. Ultimamente, anche in ragione di arresti, sequestri e sorveglianze speciali che hanno colpito anche i membri più giovani della famiglia, tra cui Giuseppe De Rosa, estraneo a questa indagine, lo spaccio era diminuito, o meglio era più controllato da “Cipolla”. La donna era tornata a vivere a Via Londra, dopo lo sfratto in Viale Kennedy, e da lì continuava il traffico di droga, con tanto di telecamere e vedette.

Negli anni addietro una piazza di spaccio H24, ora un mercato a chiamata, anche tramite messaggistica sociale, nel quale, a fare per lo più i pusher a domicilio, sopratutto nelle ore notturne, erano in due: Cesare De Rosa, il rampollo violento della famiglia, già in carcere per il tentato omicidio di un nordafricano avvenuto in Via Londra ad aprile 2022, e il cugino Leonardo Sciarrillo De Rosa. Entrambi consegnavano a domicilio la droga. Il reperimento della sostanza stupefacente avveniva anche a Roma dai parenti di origine del clan Casamonica: i De Rosa erano riusciti a vendere anche un chilo di droga a settimana. Cesare De Rosa, il rampollo violento della famiglia, si era reso protagonista anni fa di un violento cazzotto sferrato contro un poliziotto proprio in Questura, in seguito a due fermi eseguiti dalla Polizia di Stato. Cesare De Rosa aveva colpito un poliziotto in via Murri sul retro della Questura dopo che si era recato lì insieme alla madre per portare i documenti a due parenti precedentemente fermati per guida pericolosa. In quel frangente, dopo alcune proteste rivolte agli agenti di polizia, De Rosa aveva sferrato un pugno ferendo il labbro superiore del poliziotto. Per questo episodio, De Rosa ha rimediato una condanna a 2 anni e 4 mesi.

Per quanto riguarda, invece, il tentato omicidio, è certo, emergendo da questa indagine, che Cesare De Rosa sparò, il 16 aprile 2022, contro il 45enne marocchino Rachid Lekbiba, successivamente arrestato per aver sequestrato e violentato una donna all’ex Svar, proprio perché spacciava. De Rosa non voleva concorrenti e azionò l’arma da fuoco, incurante delle conseguenze: fu arrestato qualche giorno dopo a Lusciano, in provincia di Caserta, per poi essere condannato in primo grado, lo scorso luglio, a 7 anni e 4 mesi.

Nel corso delle attività dell’indagine sfociata negli arresti odierni ed a riscontro delle ipotesi delittuose, vi sono anche i numerosi sequestri effettuati dalla Squadra Mobile di Latina a carico di un congruo numero di acquirenti (una quindicina in tutto segnalata alla Prefettura di Latina come assuntori), che hanno fornito un’ampia descrizione di come si svolgesse quello che a tutti gli effetti può definirsi un mercato della droga attivo h24.

Tra le maglie dell’attività di spaccio, sono emerse inoltre minacce agli acquirenti morosi, nonché la disponibilità e l’uso di armi da sparo, utilizzate anche per commettere rapine ad opera di due dei principali esponenti dell’associazione.

Un quadro indiziario rilevante quello delineato dalla complessa attività di indagine svolta, che ha portato all’esecuzione di undici misure di custodia in carcere in carcere, due obblighi di dimora, un divieto di dimora ed un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, eseguite tra le città di Latina, Roma, Aprilia e Foggia dove si trovava una degli arrestati, Giovina Di Silvio detta “Becchina”.

Ad avere ricevuto l’ordinanza per la custodia in carcere, oltreché alla predetta “Becchina”, ci sono la leader del sodalizio, Giulia “Cipolla” De Rosa (51 anni), Cesare (29 anni) e Cristian De Rosa (28 anni), Francesca De Rosa detta Gioia (25 anni), Anna detta Picchi e Giulia Bevilacqua (28 e 26 anni), più Rosaria De Rosa (57 anni) e il marito Massimo Cavallaro (52 anni), e Marco Maddaloni (53 anni), già coinvolto in altre operazioni anti-droga, tra cui quella che contesta al clan Di Silvio capeggiato da Giuseppe “Romolo” Di Silvio, l’associazione mafiosa. Per tale processo, Maddaloni è alla sbarra nel processo con rito ordinario presso il Tribunale di Latina. Ad ogni modo, tutti i coinvolti – tra cui anche Domenico De Rosa (37 anni) destinatario della misura dell’obbligo di dimora, Giovina De Rosa (30 anni, altra figlia di “Cipolla”) con il divieto di dimora, arrestata a inizio dicembre, sempre per droga, dai Carabinieri, e Gabriel Iannaccone (29 anni) – sono più o meno note a forze dell’ordine e cronache cittadine.

Solo a marzo scorso, peraltro, i Carabinieri avevano chiuso una indagine partita nel maggio 2022, arrestando parte della famiglia De Rosa, tra cui la 51enne “Cipolla”. Quell’indagine aveva fatto emergere un aspetto: i De Rosa, in particolar modo Cristian De Rosa, si era spostati nello spaccio in Via Sabaudia, nel quartiere R6, non lontano dalla curia vescovile e dalla scuola media Giuseppe Giuliano e dalla scuola superiore Ettore Majorana. E, infatti, oggi, i poliziotti hanno arrestato Cristian De Rosa in Via Sabaudia, trovando in casa una busta svuotata nei sanitari del bagno di caso, dove, con alta probabilità, il giovane ha buttato la droga.

I De Rosa, negli anni, avevano diversificato lo spaccio, perché in Via Londra, per non dare nell’occhio, Giulia “Cipolla” voleva evitare che si facesse la fila di auto, come nei tempi descritti dal collaboratore di giustizia Renato Pugliese. Le zone predisposte, oltreché all’area delle case popolari in zona cimitero, era quelle di Via Sabaudia e in Via Muzio Scevola, a Campo Boario, dove Francesca De Rosa detta “Gioia”, moglie di Gianluca Di Silvio, figlio del boss condannato per mafia, Armando Di Silvio detto “Lallà”, è stata arrestata stamattina.

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