Esce Bardellino di Angelo Bardellino. Il nipote del fondatore del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino, scrive un libro sul mistero della scomparsa dello zio
L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è finita in un vicolo cieco e della scomparsa di Antonio Bardellino, o per meglio dire della presunta morte avvenuta nel 1988, non si sa nulla e probabilmente non si saprà mai nulla.
Il mondo Bardellino, la famiglia trapiantata a Formia dopo la sconfitta con la fazione Zagaria-Schiavone-Bidognetti, è stato scosso dalla maxi indagine coordinata da due procure distrettuali antimafia, quella di Roma e quella di Napoli, con il coinvolgimento nelle indagini di Polizia, Carabinieri, più reparti speciali (Ros e Dia). Una famiglia quella dei Bardellino citata in tutti i maggiori partiti rapporti antimafia del Lazio e d’Italia.
A fine luglio 2023 vi furono le perquisizioni a Formia e San Cipriano d’Aversa nei confronti di tutti i Bardellino e loro fiancheggiatori per una inchiesta tripartita: gli inquirenti indagavano sul tentato omicidio di Gustavo Bardellino (cugino di Angelo Bardellino), sul nuovo patto di camorra e droga tra gli stessi Bardellino e i Casalesi e sulla misteriosa morte di Antonio Bardellino, di cui è stato ritrovato un covo a Formia, ufficialmente freddato nel 1988 in Brasile per mano di Mario Iovine, su mandato della fazione casalese Schiavone/Bidognetti/Zagaria, come pronunciato dalla sentenza Spartacus nel 2005.
A distanza di quasi tre anni si sa con certezza che l’indagine sul tentato omicidio di Gustavo Bardellino è stata archiviata dalla DDA di Roma.
Ora, il nipote Angelo Bardellino, definito dal collaboratore di giustizia Agostino Riccardo “occhi di ghiaccio”, più volte coinvolte in indagini e processi, dopo aver intrapreso la carriera di produttore musicale e cinematografico (con il film della moglie di Vallanzasca, “La Casalese – Operazione Spartacus”), si è dato alla scrittura. E lo fa affrontando il tema della morte dello zio, che per la storia della Repubblica è un feroce boss camorristico, fondatore del clan che ha avvelenato la Campania e oltre, oltreché a lasciare una scia di morti simile a quella di una guerra.
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“Ci sono storie che la cronaca trasforma in simboli – spiega il comunicato di presentazione del libro di Angelo Bardellino intitolato per l’appunto “Bardellino” -. Storie che, nel tempo, si caricano di potere, violenza, ombre e mistero. Ma più raramente ci si chiede che cosa accada quando quella storia non resta soltanto nei giornali, negli atti giudiziari o nelle ricostruzioni pubbliche, ma entra nella vita di chi ne eredita il cognome, il silenzio, le conseguenze.
Da questa frattura nasce Bardellino, il romanzo d’esordio di Angelo Bardellino, in uscita per Noa Edizioni. Un libro di ispirazione autobiografica che attraversa la figura di Antonio Bardellino, il mistero della sua scomparsa e l’ombra lunga di una vicenda entrata nella cronaca nera italiana, scegliendo però una prospettiva diversa: non solo quella dei fatti pubblici, dei rapporti di forza e delle ricostruzioni criminali, ma anche quella di chi quella storia l’ha portata dentro la propria vita.
Angelo Bardellino, nipote di Antonio Bardellino, affronta una materia forte e controversa senza cercare scorciatoie, assoluzioni o compiacimenti. Il suo non è un romanzo che insegue il fascino del potere, ma un racconto che entra nel suo contraccolpo più profondo: ciò che il potere lascia nelle famiglie, negli affetti, nella memoria e nella coscienza di chi si ritrova addosso un’eredità che non ha scelto.
Bardellino è un romanzo di memoria, sangue e coscienza. Un racconto teso, inquieto, personale, in cui la ricostruzione narrativa si misura con una vicenda pubblica ancora segnata da interrogativi, silenzi e zone d’ombra. Da una parte la figura di Antonio Bardellino, divenuta negli anni simbolo di potere e mistero; dall’altra il percorso di chi prova a sottrarsi alla forza di quel nome e a conquistare una verità propria.
Più che una semplice ricostruzione, Bardellino è un romanzo sui legami che non assolvono e non giustificano, ma costringono a guardare dentro le contraddizioni di una famiglia, di un’epoca e di un Paese segnato da violenza, paure, complicità e ambiguità profonde. È qui che il libro trova la sua necessità più autentica: non nella celebrazione di una figura, ma nel tentativo doloroso di attraversarne l’eredità; non nella ripetizione della cronaca, ma nell’urgenza di dare voce a ciò che la cronaca, quasi sempre, lascia fuori.
Con Bardellino, Noa Edizioni pubblica un testo capace di affrontare una zona controversa della storia italiana senza cedere né al mito né alla semplificazione. È un libro che sceglie di stare nel punto in cui la storia pubblica smette di essere soltanto materia di cronaca e diventa destino familiare, conflitto interiore, memoria privata.
Il volume sarà accompagnato da una prefazione del regista Pierre Morel, che testimonia l’interesse per una vicenda di straordinaria intensità umana e narrativa, aperta a possibili sviluppi cinematografici.
Bardellino è un libro duro, inquieto, necessario. Un romanzo che entra in una storia nota da un punto di vista rarissimo: quello di chi non ha dovuto fare i conti soltanto con una vicenda, ma con il peso del proprio nome”.
Più che un libro sembra quasi un affronto anche a chi come, tra gli inquirenti, in questi anni, ha provato a scandagliare la storia della famiglia e a capire se veramente fosse stato ucciso Antonio nel 1988 in Brasile.
