Villa Caribe
Un'immagine di Villa Caribe a Spigno Saturnia dove sarà presentato il film prodotto da Angelo Bardellino

BARDELLINO PRODUCE UN FILM SUI CASALESI. E IL SUD PONTINO LO OSPITA: SCONCERTANTE

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Se a distanza di decenni ancora stiamo parlando di loro significa che, purtroppo, lo vogliamo o no, hanno influenzato il destino delle nostre terre. L’ultima è che il clan dei Casalesi aveva trovato il sistema per convertire circa 20 miliardi di lire frutto di attività illecite in euro.

Spigno Saturnia, la città del sud pontino amministrata dal commissario prefettizio Monica Perna, sarà teatro di un evento che non avremmo mai voluto commentare. E che ha a che fare con altri protagonisti, quelli che il Clan dei Casalesi lo hanno fondato. 
Un fatto inedito persino dalle parti del sud pontino dove, diciamo la verità, tra assenteismi e negazionisti del fenomeno mafioso non ci siamo fatti mancare proprio niente negli ultimi mesi.

La Casalese - Operazione Spartacus
Locandina “La Casalese – Operazione Spartacus”

Ebbene, il 26 marzo a Villa Caribe, nel comune di Spigno Saturnia, sarà presentato il libro e l’omonimo film dal titolo “La Casalese – Operazione Spartacus” di Antonella D’Agostino prodotto dalla “ROXYL MUSICS&FILM” di Angelo Bardellino.

All’evento di Spigno Saturnia saranno presenti gli attori del cast come la cantante Izabel Nedely e Rudy Zecchi conduttore della trasmissione “La valigia degli artisti”.

A moderare il dibattito, la giornalista Francesca Nardi, il giornalista e scrittore Ferdinando Terlizzi e l’avvocato Luigi Cellini.

Spartacus, per chi non lo ricordasse, è il celeberrimo processo che ha avuto origine da un’indagine avviata dalla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) nel 1993, dai magistrati Lucio Di Pietro, Federico Cafiero De Raho (attuale Procuratore Nazionale Antimafia), Franco Greco e Carlo Visconti. In quell’indagine da cui scaturì il processo (o sarebbe meglio dire: i processi) furono ricostruite le vicende del Clan dei Casalesi sin da quando era guidato da uno dei primi tre boss più feroci che la storia d’Italia ricordi: Antonio Bardellino, scomparso in Brasile nel 1988 in circostanze mai del tutto chiarite.

Angelo Bardellino
Angelo Bardellino

Tutto ci saremmo potuti aspettare tranne che a trattare la materia ci fosse anche Angelo Bardellino, nipote di Antonio il fondatore riconosciuto ormai da atti, documenti, sentenze ecc. del famigerato Clan dei Casalesi: il clan di Iovine, Zagaria, Schiavone, quello delle discariche e dei veleni sotterrati, quello di Borgo Montello e della Terra dei Fuochi, quello che ha sparso sangue anche nella nostra terra. I Bardellino, da anni, vivono a Formia. Hanno subito confisca dei beni e sono stati coinvolti in inchieste come Formia Connection (Angelo condannato in Appello per estorsione), citati recentemente in Commissione regionale Antimafia dalla sindaca di Formia Paola Villa, da ultimo l’ennesimo episodio: l’aggressione violenta di Gustavo Bardellino, cugino di Angelo (e non fratello come erroneamente scritto in precedenza, trattasi di caso di omonimia), contro una donna a cui ha intimato di andare via da Formia. Come se la città fosse sua.

A firmare le opere “letterarie” e “cinematografiche” che saranno presentate a Spigno Saturnia, il personaggio che non ti aspetti: Antonella D’Agostino (vedi video sotto), moglie del bandito più famoso d’Italia, Renato Vallanzasca, il bel Rene’, pluriomicida e rapinatore per eccellenza da cui sono stati tratti, a iosa, libri e film. La D’Agostino, ci ricorda Salvatore Minieri, è stata coinvolta in indagini di camorra giù a Mondragone, in provincia di Caserta. Precisamente nell’inchiesta denominata Sistema Perfetto.  

PasciàEd è proprio Salvatore Minieri che abbiamo sentito, già consapevoli di essere in sintonia con lo scrittore casertano, come sempre schietto e diretto. Senza ipocrisie e fronzoli da bilancino dell’antimafia.
Ne è nata una chiacchierata breve ma molto intensa e appassionata (due semplici domande e due importanti risposte) di un uomo, un cittadino che, come noi, non ci sta a dover sottostare a questo culturame tragicamente parossistico dove il nipote del boss dei Casalesi e figlio dell’ex sindaco di San Cipriano D’Aversa Ernesto Bardellino presenta una narrazione che richiama il sangue, il potere malato, il lucro dissennato originati e provocati da un suo stesso famigliare: Antonio Bardellino.
Minieri è autore del libro “Pascià” (recentemente è stato a Formia per presentare la nuova edizione: vedi video) che, più di tutti, ha descritto l’epopea criminale dei Bardellino, concentrando il filo narrativo del suo potente testo sulla discoteca Seven Up esplosa il 3 agosto del 1985 e simbolo dell’intreccio affaristico-massonico-camorristico della famiglia casertana e dei suoi contatti con il mondo politico e imprenditoriale. Un libro che si snoda tra vicende alcune delle quali talmente incredibili da dover essere messe in effigie sulla nostra coscienza civica: l’incontro tra Craxi e il sindaco di San Cipriano d’Aversa Ernesto Bardellino (un meeting tra sudore e potere nell’Italia degli anni ottanta che sembrava più la Colombia di Escobar che l’Italia di De Gasperi), Calvi e Borgo Montello, la Banda della Magliana e faccendieri di ogni genere e tipo. E poi, sopra tutti, loro: i Bardellino.

Salvatore, cosa pensi della presentazione del libro e del film “La Casalese – Operazione Spartacus” a Spigno Saturnia?

Conosco molto da vicino i personaggi protagonisti dell’evento a Spigno Saturno perché la signora Vallanzasca (Antonella D’Agostino, l’autrice dell’opera) è una persona che ha avuto a che fare con la camorra della mia zona, cioè Mondragone, e conosco benissimo anche la famiglia Bardellino perché sono stato l’unico a scrivere un libro organico su di loro. “Pascià”, infatti, parla proprio di loro. Il comunicato stampa che ci è stato inviato stamattina in presentazione di questo libro, da cui dovrebbe essere tratto addirittura un film (e ci viene da ridere) prodotto da Angelo Bardellino, è veramente la sintesi di un gomorrismo ormai inarrestabile. Ormai c’è questo gomorrismo: possiamo fare fiction su tutto, fatte da tutti, pagate da chiunque, senza che gli organi competenti intervengano sulla questione. Clamorosamente chi ha sporcato di sangue gli ultimi trent’anni della storia italiana, oggi guadagna su quel sangue spettacolarizzandolo. Questa è la cosa che mi manda al manicomio! C’è la moglie di Vallanzasca: Vallanzasca ha ucciso carabinieri e poliziotti come fossero birilli, sparando loro; la famiglia Bardellino, che ancora oggi è presente, basti vedere cosa è successo con Gustavo Bardellino appena qualche giorno fa a Formia. La Famiglia Bardellino ancora terrorizza non solo la zona casalese, ma sopratutto il sud pontino, Formia compresa perché è la loro roccaforte. Oggi sugli omicidi, sulle stragi, sul sangue versato dai loro diretti congiunti, addirittura da un marito (Vallanzasca) e da uno zio (il boss fondatore dei Casalesi Antonio Bardellino) nel caso specifico, ci fanno soldi sopra. Chiedo alla magistratura di intervenire il prima possibile perché è veramente una vergogna per chi scrive, per chi fa il giornalismo seriamente, per chi è una persona perbene e cerca di spiegare che cosa sia la camorra. Non possono spiegarlo i parenti diretti di chi ha ucciso la nostra gente.

Come giudichi l’ultima vicenda che ha coinvolto il presidente del consiglio comunale di Formia, Di Gabriele, che sembrava dovesse difendere Gustavo Bardellino, dopo l’aggressione di una donna, e che poi ha dichiarato alla fine che non sarà il suo avvocato? Quali ripercussioni avrebbe avuto l’amministrazione della sindaca Villa che, solo qualche settimana fa, si era resa protagonista di importanti dichiarazioni, citando anche i tre fratelli Bardellino residenti a Formia, in Commissione regionale Antimafia?

Posso dire che ha fatto benissimo il presidente del consiglio Di Gabriele a rinunciare a questo incarico come legale, per un semplice motivo: gli avvocati non sono medici che fanno il giuramento di Ippocrate e devono per forza prestare delle cure; si tratti di Totò Riina o di Gesù Cristo il medico deve per forza intervenire. L’avvocato no, l’avvocato ha la facoltà di rifiutare la difesa di qualcuno e, in questo caso, visto e considerato che Di Gabriele è anche presidente del consiglio comunale dell’amministrazione di Formia, sarebbe stato veramente inopportuno.
Ho letto le prime dichiarazioni di Di Gabriele che diceva: io faccio l’avvocato, non c’entra niente la politica. È questo il dramma più grande! Quando diciamo non c’entra niente la politica stiamo dando il passo alla camorra perché ogni cosa che facciamo è politica, anche quando compriamo un panino e scegliamo se metterci il prosciutto o l’hamburger stiamo attuando una forma di politica commerciale. Quindi ha fatto bene a fare un passo indietro perché sarebbe stata la vergogna dell’amministrazione Villa.

Le tue parole ci rincuorano e ci fanno sentire meno soli. A Latina chi tratta questi temi spesso rischia di essere vittima di invidie e autoreferenzialità ombelicali e sciocche. O, peggio ancora, additato come un mafiologo.

È così anche qui a Caserta. Volevo aggiungere una cosa e vorrei che fosse sottolineata. Oltre a citare il presidente del consiglio di Formia che ha fatto bene a non difendere Gustavo Bardellino, invito i due giornalisti casertani che presenteranno il libro e il film della signora Vallanzasca, Francesca Nardi e Ferdinando Terlizzi, ad evitare da oggi in poi di parlare di mafia e camorra in provincia di Caserta. Un invito rivolto sopratutto a Francesca Nardi che è la giornalista che ha messo su un piedistallo Carmine Schiavone al tempo delle dichiarazioni (ndr: quelle in cui, nel 2013, il cassiere ormai defunto dei Casalesi parlava di omicidi, interramenti di rifiuti tossici, traffici ecc.) combinando un pasticcio mediatico unico. Ora, non contenta, la Nardi va a presentare il libro della moglie di Vallanzasca prodotto da Bardellino. Invito questi cronisti a fare un passo indietro.

Grazie Salvatore.

Minieri è stato efficace ed è riuscito ad esprimere in poche parole ciò che proviamo.
Le sue parole stimolano anche noi a fare un invito. Il Prefetto di Latina, Maria Rosa Trio, ha dichiarato a Formia proprio nella giornata di ieri dedicata alla vittime della mafia: “Ho voluto essere qui con i ragazzi, posso assicurare l’impegno delle forze di polizia e il mio personale su tutto il territorio della provincia. Faremo tutto per cambiare questa realtà“.

Prefetto Trio, saremo lieti di iniziare a fare di tutto per cambiare. Iniziamo il 26 marzo a Spigno Saturnia. Questa terra ha già dato troppo e non si merita di essere pure presa in giro dai Bardellino. Come ha detto Lei, facciamolo per i ragazzi.

 

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