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Gianfranco Conte

LA POLITICA DEL NULLA TRAVESTITA DA NIENTE, GIANFRANCO CONTE RIPARTE DA FACEBOOK: INUTILE AL GOVERNO, RIVOLUZIONARIO A FORMIA

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Appena un mese fa il presidente dell’osservatorio sulle mafie nel Lazio Gianpiero Cioffredi è tornato a lanciare l’allarme: “A Formia nel 2017 ci sono state giocate per 71 milioni di euro, ovvero 1890 euro all’anno di giocate pro-capite. Ci sono interessi palesi della criminalità organizzata che stravolgono la convivenza civile”. Una vera e propria piaga che ha assunto dimensioni drammatiche nel corso degli anni, precipitando con la crisi economica globale, e italiana in particolare, a partire dal 2008. Ma non si è accorto di nulla, nonostante il ruolo che ricopriva da presidente della commissione finanze della Camera dei Deputati, Gianfranco Conte, formiano e oggi consigliere comunale a Formia, che anzi spendeva le sue preoccupazioni affinché il settore del gioco d’azzardo fosse meno tassato. Sin dal luglio del 2009, alla presentazione del piano strategico ippico (video a seguire) e ancora nell’ottobre 2012 (video a seguire), intervenendo all’Enada, la più importante fiera del Gaming del Sud Europa, affermava che il “gioco rappresenta una delle entrate principali dello Stato e ha bisogno di mettere a posto tante cose ma bisogna guardare al futuro ad una agenzia dei giochi tutta proiettata ad un settore industriale in grande sviluppo”. Arrivando persino ad affermare che le disposizioni di legge indicate dal decreto Balduzzi in tema di ludopatie (“limitazione pubblicità dei giochi con vincite in denaro; obbligo di esplicitare le probabilità di vincita e il rischio di dipendenza dal gioco; vietare l’accesso dei minori alle sale ovvero alle aree destinate al gioco; effettuare controlli mirati per verificare il rispetto di norme a tutela dei minori; regolamentazione della presenza dei punti di raccolta del gioco”) sono una superficiale entrata a gamba tesa“. E infine la chiosa: “Io sono del parere che siamo arrivati a un punto dove qualsiasi aumento di tassazione provocherebbe una riduzione del volume dei giochi e quindi sarebbe inopportuna perchè non darebbe profili di gettito interessanti. Io immagino che non sia questo il momento di prevedere inasprimento in questo settore, anche perchè anche il settore delle Avp e delle videolottery è in sofferenza e stiamo vedendo che c’è un notevole calo di gettito”. Insomma un soccorso in aiuto delle sale slot, delle macchinette e del gioco d’azzardo mentre pochi mesi prima, nel marzo dello stesso anno, il ministro della salute Balduzzi affermava già che “le ludopatie sono una malattia”. Dopotutto la sua vicina di casa è pur sempre la gigantesca sala Bingo sulla quale poggia il suo Appia Grand Hotel. Ma Conte dimenticava la disperazione, la povertà, la disoccupazione, la disgregazione familiare, la mancanza di futuro dilaganti nel Golfo e in particolare a Formia, dove tutto ciò si è evidentemente abbattuto con particolare diffusione. Un dramma grazie al quale le mafie – come ha ricordato Cioffredi – si sono arricchite. Particolari che non dovevano sfuggire a uno dei maggiori vertici dello Stato e originario di Formia.

Ora c’è qualcosa che davvero non torna. Da formiano, da candidato sindaco a Formia ieri e consigliere comunale oggi, Conte ha scelto ben altre battaglie di civiltà e legalità, e Formia, infatti, grazie a lui è mai come oggi unita a combattere chi desidera stringere forte il bavaglio a quei consiglieri comunali che vogliono parlare più di 6 ore in Consiglio comunale, dando sfoggio alla propria vanità – e lui non perde mai occasione – per le proprie conoscenze amministrative. Avete capito bene, tutte le altre sono questioni che non meritano altrettanta attenzione. Oggi è importante dare a tutti i consiglieri comunali la possibilità di poter parlare almeno sei ore a testa. Quindi 24 consiglieri più il sindaco, fanno 25 persone che hanno diritto a parlare per almeno sei ore ognuno. Roba che se ognuno facesse una battaglia per rivendicare ed esercitare questo diritto, si arriverebbe a 150 ore complessive. Più di sei giorni. Per ognuno dei temi che lo meritano. Dal primo marzo scorso conduce una battaglia serratissima e francamente ridicola, con tanto di locandine social – in più versioni – nelle quali si raffigura e autocelebra salvatore di chissà quale diritto violato con relativo esercito al seguito. Ci chiediamo se tutti questi “soldati” abbiano seguito integralmente il suo intervento sulle previsioni di Bilancio in Consiglio comunale? E ci chiediamo come mai se Conte ci tiene tanto al diritto “sine fine” degli interventi, dopo il suo si sia alzato e se ne sia andato. È chiaro che ciò che interessava a Conte non era la discussione e la parità di diritti per tutti i consiglieri, ma solo quelli suoi di imporre la propria legge e la propria voce, tutt’altro che disinteressata. Dopo di lui hanno parlato il consigliere Marciano – che già aveva proposto di porre un limite – e poi Eleonora Zangrillo, Nicola Riccardelli, un nuovo intervento di Di Rocco, Gerardo Forte e infine il sindaco, ma Conte era già in pantofole a casa. Insomma sostenere che qualcuno voglia il silenzio di un’opposizione quando solo tu hai parlato sei ore e poi te ne sei andato, sembra quanto meno inappropriato.

Non crediamo davvero che la questione del bavaglio sia sostanziale, si tratta di opposizione, ostruzionismo, delegittimazione dell’avversario politico, e ci mancherebbe, è parte del gioco e del ruolo – discutibile – ma più che comprensibile. Da Conte ci saremmo aspettati molto di più. Ma siamo stati poco attenti perchè persino Giorgio dell’Arti – fondatore di un prestigioso periodico di Costume italiano come Il Venerdì di Repubblica – lo ricorda così (citando Agi Notizie): “È finita un’era, Gianfranco Conte lascia il Parlamento Italiano. Non è stato una grande risorsa per il suo territorio e la sua gente, anzi. Non v’è memoria di finanziamenti, opere ed interventi per il comprensorio del sud della provincia, non ci sono suoi politici di riferimento nelle amministrazioni locali. L’unica mossa politica fatta da Conte fu la creazione di un movimento locale parallelo al Pdl, “Nuova Area” nella provincia di Latina. Si chiude così l’era Gianfranco Conte, senza risultati politici e senza aver lasciato segni sul territorio che l’Onorevole avrebbe dovuto rappresentare, ricordiamo che Gianfranco Conte è stato anche Sottosegretario alle Finanze (oltre che presidente) insomma se lo avesse voluto avrebbe potuto arricchire l’intera provincia di Latina”.

Specie se, come nel caso di Conte, in 19 anni di Parlamento – sempre al fianco di Berlusconi (alla faccia dei bavagli) – si è arrivati persino ad ottenere l’incarico di viceministro senza portafoglio, senza mai spendersi in una sola battaglia per il tuo territorio. Formia non ricorda in verità un politico di tal rango spendersi per il comprensorio. Certo Conte non è mai mancato alle passerelle e ai calici di champagne da degustare allo Yacht Med Festival dell’amico Cosimino, ma poco altro di più. D’altra parte lui ama il mare, specie quello del suo Golfo, eppure non ha mai fatto nulla contro lo scempio Laziomar, il rispetto dell’area sensibile, la delocalizzazione del pontile petroli Eni o ancora le anomalie milionarie del porto turistico Marina di Cicerone. Battaglie che nemmeno oggi meritano una parola. Ma bisogna dire che dall’interno della commissione trasparenza che oggi presiede bastava iniziare a lavorare sui molteplici spunti di illegalità mostrati nella relazione del segretario Izzi, segno evidente di un passato e ancora di un presente funestato dall’amministrare alla formiana, questa sì una complicatissima battaglia nella quale spendersi. Nella sua attuale confusione politica Conte annuncia solo il 18 marzo di calendarizzare quelle questioni, ma non prima “dei piani esecutivi di gestione che saranno deliberati dalla giunta”. E che c’azzeccano i Peg con la relazione del segretario e i temi sollevati? Niente, ma è chiaro che questa confusione sia frutto della nuova politica di Conte, che è stato preso anche lui dal virus. Quale virus? Ma è chiaro, no? Quello di fare il politico su Facebook, ormai Conte si è lanciato a piè pari anche lui, da poco, la pagina facebook l’ha aperta solo nell’aprile dello scorso anno, chiaramente e comprensibilmente per corredare di ogni strumento utile la sua campagna elettorale. E ora ci ha preso gusto manco fosse un grillino della prima ora, con foto degli incontri istituzionali dal vero, annunci, avvisi, appuntamenti, frenesia di trasparenza, fotomontaggi e quel classico stile interattivo con i propri followers ai quali chiedere persino se è meglio la zeppola fritta o al forno anche nella giornata di San Giuseppe. Insomma una seconda campagna elettorale alimentata da così tanti seguaci pronti alla battaglia che, dopotutto, l’obiettivo è tornare alle urne e fare il candidato sindaco del centrodestra. E non è forse una caso sotto questo punto di vista che la battaglia del bavaglio prenda spunto proprio dallo pseudonimo del suo “nemico” politico, il sindaco Paola Villa, che su Facebook vive come “Paola senza bavaglio Villa”.

Una delle tante foto di incontri e appuntamenti istituzionali di Conte pubblicati su Facebook

E chissenefrega dei temi. Per oltre 20 anni non ricordiamo Conte per aver detto “NO” alla criminalità organizzata, alle decine di famiglie legate ai clan camorristici che vivono in città, al Sistema Formia, all’abitudine di violare sistematicamente ogni genere di legge e norma da parte dei funzionari comunali, alle lottizzazioni abusive in stile Le Fosse, alla chiusura del tribunale, al depotenziamento delle forze dell’ordine e della lotta al crimine, al gioco d’azzardo e all’emergenza sociale. No al dissesto idrogeologico o no alla scarsa valorizzazione del patrimonio archeologico, No alla disoccupazione giovanile e no al cancro della raccomandazione e della corruzione, contro la centrale nucleare del Garigliano, contro la violenza sulle donne, per la disabilità o magari per una informazione libera e il pluralismo. Per la littorina, per la pedemontana. No. Niente di tutto questo. Magari ci stiamo sbagliando – magari – allora meglio, riprenda da dove ha lasciato Conte su qualcuno di questi temi, e non solo lui, ma tutti quelli che possono fare qualcosa per darsi da fare e cambiare le cose.

A destra Gianfranco Conte seduto accanto a Mario Monti

Perchè con tutto il rispetto per Conte, almeno fino a questo momento non si è certamente distinto per spessore politico, visto che in 25 anni di carriera politica di altissimo livello è stato capace di vedere diventare legge una, appena una sola proposta di legge di sua iniziativa, sulle 56 presentate, che fanno meno di tre all’anno. Sarà certamente qualcosa di rivoluzionario direte voi, una legge che ha visto la luce nel 2008, dopo 14 anni dal suo primo ingresso in Parlamento, ma che ha avuto bisogno di tanta fatica per essere approvata perchè ha segnato una svolta legalitaria nel Paese: in verità la legge riguarda le “Modifiche al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di regole di comportamento nell’esecuzione dei servizi di polizia stradale, di limiti all’utilizzo di apparecchi per la rilevazione della velocità e di destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni per la violazione dei limiti di velocità”. Insomma come si usano gli autovelox e come si spendono i soldi delle multe. Per altre 184 volte non ha fatto altro che apporre una firma a progetti di legge ideati e realizzati da altri. Un po’ pochino per chi ha ricevuto un lautissimo stipendio da parlamentare per un ventennio (indennità lorda di 11.703 euro, pari a 5.346,54 euro netti, la diaria, pari a 3.503,11 euro, i rimborsi spese che ammontano a 3.690 euro,  i rimborsi telefonici di 1.200 euro all’anno, cento euro al mese, e i rimborsi per le spese di trasporto, che ricevono anche i deputati che abitano a Roma, calcolabili in 3.995,10 euro ogni tre mesi, tessere autostradali sul territorio nazionale, Viacard o Telepass, oltre a quelle per viaggiare con l’aereo, con il treno o con la nave) e che ha maturato e intascato il suo lauto vitalizio da 4751 euro e 92 centesimi da parlamentare a partire invece dal 2012 (con solo 21 anni di contributi versati), e cioè dal 60esimo anno di età. Votando peraltro già due anni prima – nel 2010 – contro la proposta di abolire questo privilegio per la Casta dei politici italiani che lui, per l’appunto, avrebbe maturato dopo alcuni mesi.

Insomma Conte è stato totalmente inefficace per 25 anni, per Formia e per l’Italia, ma oggi, grazie al suo ridimensionamento politico pensionistico, da consigliere comunale di opposizione, sarebbe più libero di battersi per il territorio, magari sfruttando (politicamente) qualche conoscenza che gli è rimasta e fare davvero il bene della città, finalmente. Faccia l’opposizione, s’indigni pure e s’impegni – come diceva De Andrè – ma non getti la spugna con gran dignità, non usi Formia perché non gli è rimasto nulla da fare, trasformando il suo buen retiro in battaglie che non si è mai sognato di fare da viceministro, cercando oggi di darsi un tono e riabilitare la sua immagine di politico di razza pura dalla svolta legalitaria quando per una vita intera, la sua, ha potuto cambiare la nostra e non l’ha fatto, perché non è mai stato nulla di tutto questo.

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