OPERAZIONE PAC MAN, L’ANALISI DELLA “CAPONNETTO”: “ESCALATION CRIMINALE CHE ARRIVA FINO AL CIRCEO”

Scia di bombe, armi e fiumi di droga nel territorio pontino: l’operazione “Pac-Man” svela la mappa della nuova guerra criminale: “Dal crack al tritolo, un’escalation militare che stringe in una morsa Aprilia e San Felice Circeo”

“I recenti ed inquietanti sviluppi della cronaca giudiziaria e gli attentati che stanno colpendo la provincia di Latina – spiega una nota dell’associazione Caponnetto – disegnano uno scenario da vera e propria trincea. L’operazione “Pac-Man”, condotta con straordinaria determinazione dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura pontina, ha scoperchiato un devastante vaso di Pandora: una criminalità organizzata che gestisce fiumi di stupefacenti e che ha ormai abbandonato ogni residuo freno inibitore, adottando una strategia apertamente militare per imporre la propria egemonia.

Il bilancio del blitz è impressionante e delinea i contorni di un’organizzazione spietata: 16 misure cautelari, 22 perquisizioni e il sequestro di oltre 6 chili di droga ad alta purezza tra cocaina, crack e hashish, oltre a un arsenale micidiale composto da 15 pistole, 3 fucili e più di 650 munizioni. Una rete capillare capace di controllare piazze di spaccio nevralgiche, come la zona Q5 di Latina e l’area di Borgo Piave, garantendo rifornimenti continui anche attraverso consegne a domicilio e una vera e propria contabilità del malaffare.

Ma il vero salto di qualità criminale, che unisce il traffico di stupefacenti a una strategia del terrore, è la pervasiva presenza di armi ed esplosivi che unisce idealmente l’intera provincia. L’operazione “Pac-Man” ha dimostrato come San Felice Circeo sia stata trasformata nella retrovia logistica e nella vera e propria “santabarbara” di un gruppo: il ritrovamento in un appartamento del litorale di ben sette pistole, un silenziatore e quattro ordigni pronti all’uso contenenti oltre due etti e mezzo di tritolo, certifica la disponibilità di un potenziale bellico spaventoso.

Una ferocia confermata dalle intercettazioni, in cui i sodali pianificavano di lanciare bombe contro le abitazioni di chi veniva sospettato di essere un infiltrato o un confidente, e dal ricorso sistematico a pestaggi brutali e incendi intimidatori di auto e portoni (come quelli avvenuti nei quartieri Q4 e Villaggio Trieste) per riscuotere i debiti di droga.

Una strategia che non rappresenta, purtroppo, un fatto isolato, ma si inserisce in una spaventosa escalation che sta attraversando l’intera provincia, colpendo duramente anche il quadrante di Aprilia, teatro negli ultimi mesi di ripetuti attentati e ordigni esplosivi che confermano come il territorio pontino sia sotto l’attacco frontale di consorterie criminali spregiudicate.

Il dialetto utilizzato dalle mafie locali è ormai solo quello delle bombe, del fuoco e della violenza, capace di generare profitti immensi con il crack e di arruolare giovanissimi, inquinando l’economia pulita delle nostre città.

Non si commetta l’errore di considerare questi territori semplici zone di spaccio o mete di villeggiatura balneare. Siamo di fronte a organizzazioni ad altissimo profilo logistico, dotate di vetture rubate con targhe contraffatte e persino di rilevatori di frequenze per eludere i controlli dello Stato.

“La provincia di Latina, da Aprilia fino a San Felice Circeo, sta vivendo una delle stagioni più buie e pericolose della sua storia recente, dove il traffico di droga diventa lo strumento finanziario per armarsi e seminare il terrore”, dichiarano i vertici dell’Associazione Caponnetto. “Il nostro plauso incondizionato va ai magistrati Luigia Spinelli e Valentina Giammaria, e a tutte le forze dell’ordine per la straordinaria risposta democratica sul campo. Ma la repressione da sola non basta. Chiediamo un sussulto di dignità alle istituzioni locali, alla politica e alla società civile: occorre respingere l’omertà, denunciare lo spaccio e il racket, e vigilare sui territori. Non si permetta che la paura e la droga diventino la legge del litorale pontino”.

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