NUOVA DISCARICA: SARANNO 2, UNA A LATINA E L’ALTRA A FONDI. ECCO I SÍ CONDIZIONATI

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L'area indicata dal Consorzio Roma-Latina dove realizzare la discarica di servizio. Si trova al confine tra Latina, Sabaudia e Pontinia (Comune di Latina), vicino lo stabilimento della Plasmon. Qui dovrebbe sorgere una delle due nuove discariche che chiuderà il ciclo dei rifiuti della provincia di Latina per i prossimi anni

Nuova discarica nella provincia: Latina cede e apre al sito vicino allo stabilimento Plasmon, Fondi tentenna ma accetta. Entrambi i sì con condizioni e riserve, ma alla fine pare proprio che l’accordo sia fatto, nonostante le tante incognite

Giornata intensa quella dei Sindaci della provincia chiamati a prendere la madre di tutte le decisioni, quella da cui discende il futuro del ciclo dei rifiuti nel territorio pontino.

Una scelta resa zoppa dall’ultima pronuncia del Tar del Lazio che ha nominato un Commissario ad Acta, nella figura del Direttore generale del Ministero dell’Ambiente Laura D’Aprile, che potrà decidere di indicare, in particolare a Rida Ambiente srl gestore dell’impianto Tmb ad Aprilia (quasi tutti i comuni della provincia inviano lì i loro rifiuti), dove stoccare gli inerti derivanti dalla lavorazione del rifiuto indifferenziato.

Area individuata per la nuova discarica a Latina

Oggi, nella conferenza dei sindaci, il primo cittadino pontino ha dato la sua disponibilità a ospitare la nuova discarica nell’area che si trova nelle vicinanze dello stabilimento della Plasmon ponendo in sostanza alcune condizioni: valutazione del sito indicato dal Consorzio Roma-Latina e dai tecnici provinciali da parte di consulenti tecnici incarica dal Comune: una sorta di maxi-perizia per avere il via libera e la sicurezza dell’idoneità; chiusura tombale di Borgo Montello; risarcimento dei residenti di Via Monfalcone gravate dalla servitù che dura da cinquanta anni; ultimo ma non ultimo, individuazione da parte dei Comuni del sud pontina di una discarica che serva quel territorio.

Una condizione, quest’ultima, che ha chiamato in causa Fondi i cui amministratori, dopo non poche resistenze, avrebbero detto sì con riserva. La condizione è che vi sia un approfondimento con gli altri Comuni del sud pontino e una loro eventuale apertura per altre soluzioni sempre in casa Basso Lazio.

Area individuata per la nuova discarica a Fondi

La conferenza dei sindaci pontini arriva dopo un lungo anno estenuante, fatto di annunci, lettere più o meno segrete, siti usciti da un pallottoliere politico e persino fughe in avanti, come quella dei Dem locali, che in realtà nascondevano, per nulla velatamente, la volontà della Regione Lazio: aprite una discarica a Latina, altrimenti il sito di Via Monfalcone, sua “Maestà Monezza, cinquantenne gravata da affari, camorra e inquinamento”, riapre. Ci si riferisce, ovviamente, alla Discarica di Borgo Montello, la quarta in Italia, come ben delineato dalla Relazione della Commissione parlamentare Ecomafie pubblicata nel dicembre 2017.

Stretto dal recente accordo col Partito Democratico, seppur non dirimente ai fini di tale scelta, il Sindaco Damiano Coletta ha aperto all’area, in origine, indicata dal Consorzio Roma-Latina: un pezzo di terra che si trova nell’agglomerato industriale di Pontinia, ma comunque ancora Comune di Latina. Un’area che, come noto, si trova vicino al notissimo stabilimento della Plasmon, quelli che confezionano pappe per bambini, e non troppo lontano dal Parco Nazionale del Circeo. Fattore, quest’ultimo, che secondo il Piano Rifiuti regionale, preso come punto di riferimento dai tecnici provinciali che hanno messo nero su bianco i siti dove andare a pescare come papabili per la nuova discarica, non è considerato come escludente ma “di attenzione progettuale“. Tradotto: ci si può lavorare.

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L’apertura di Coletta e l’iniziale chiusura di Fondi, già data da Radio Discarica in pole position circa sei mesi fa, è la testimonianza di una politica che ha aspettato l’ultimo momento e che ora rischia di ottenere due capolavori dell’horror, come scriviamo da un pezzo: discariche e impianti pubblici, discariche e impianti privati. Sì perché, peraltro, la prossima settimana ci sarà la conferenza dei servizi indetta dalla Direzione Rifiuti della Regione Lazio per decidere su 38mila metri di nuovi abbancamenti dentro Monte Inferno. Senza contare che sempre, all’interno della discarica descritta dal pentito dei Casalesi Carmine Schiavone, una delle due società che gestisce gli invasi, la Ecoambiente, sotto processo per inquinamento della falda acquifera (vecchio management), vuole completare un impianto di recupero rifiuti per produrre compost di qualità (sull’ultimo concetto, astenersi commenti, considerate le prove date da alcuni in questa provincia: vedi Sep).

Al netto della contrarietà del management Plasmon, che già si è espressa in maniera informale, Latina dovrebbe così ospitare dopo i 50 della quarta discarica d’Italia, un altro deposito rifiuti. Un’altra ipoteca sull’ambiente della città e l’inizio della campagna elettorale a Latina dove, sicuramente, questa scelta sarà fatta pesare a Coletta da un’opposizione che, in realtà, è rimasta silente quando invece avrebbe potuto mettere in difficoltà tutta la maggioranza Lbc. Uno scenario comodo per l’opposizione la cui individuazione di una nuova discarica a Latina andava tutto sommato bene e che ora potrà additare Coletta come il responsabile della scelta di una nuova servitù per il Comune già fiaccato da decadi di Montello e Nucleare di Sabotino.

Carla Piovesan e un’altra residente di Via Monfalcone davanti a uno dei cancelli della discarica

Non va molto meglio agli alleati di Coletta, quel Partito Democratico che, sulla base di uno spauracchio falso – cioè la riapertura di Borgo Montello, che al dì là della loro insipienza politica è sempre viva e vegeta e si appresta ad esserlo ancor di più (tra impianto compost, fotovoltaico e nuovo abbancamenti di rifiuti) – ha propagandato la nuova discarica a Latina come fosse una scelta di responsabilità. Tutti a lottare per non farla piazzare ad Aprilia la discarica, come è giusto che sia rappresentando quello un altro territorio disastrato, ma con il paradosso di consiglieri regionali latinensi come Tripodi (Lega) che si sono dimenticati di Latina. Un modo di vedere le cose che sicuramente è stato influenzato anche dal monopolio dell’informazione in cui questa provincia vive e che detta l’agenda alla politica locale.

Ora la discarica a Latina è realtà, in attesa di vedere come si comporterà il Ministero dell’Ambiente che potrebbe decidere di riaprire persino Montello. Resta, sullo sfondo, la dichiarazione rilasciata nel giugno 2020 dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Latina Dario Bellini il quale disse, nella conferenza stampa di presentazione dopo le dimissioni di Lessio, che “Una nuova discarica a Latina? No grazie” (vedi video sotto, al minuto 38:21). E va bene che non ha toccato palla nella partita condotta esclusivamente dai primi cittadini, ma trattasi di una gaffe che inciderà, come detto, anche per le prossime elezioni amministrative del capoluogo di provincia.

LA NOTA DEL COMUNE DI LATINA

Si è svolta oggi pomeriggio la Conferenza dei Sindaci della Provincia di Latina nel corso della quale si è discusso dell’individuazione dei siti nei quali allocare gli impianti per lo stoccaggio dei rifiuti. Tra i possibili siti indicati in seguito ad una istruttoria condotta da tre tecnici incaricati dalla Provincia c’è anche un’ex area industriale di Latina che si trova al confine con il territorio comunale di Sabaudia.

“Ho espresso la mia disponibilità – dichiara il Sindaco Damiano Coletta – ad aprire alla possibile individuazione di un sito a Latina e l’ho fatto con grande senso di responsabilità. Lo stesso senso di responsabilità che ritengo debba animare tutti gli attori politici chiamati a fare scelte così importanti. È mio dovere proteggere i miei cittadini e per questo ho chiesto che Latina possa fare una propria valutazione attraverso un accertamento dell’idoneità tecnica del sito condotto da due consulenti individuati dall’Amministrazione comunale. La scelta può essere fatta solo dopo aver acquisito un quadro preciso e definito dell’impatto zero e ad alcune condizioni: la prima è la chiusura tombale del sito di Borgo Montello, un aspetto sul quale il Comune di Latina è sempre stato estremamente chiaro; la seconda è il riconoscimento, attraverso un iter spedito con la Regione, dei risarcimenti ai residenti di via Monfalcone; la terza è l’individuazione di un secondo sito per la Provincia di Latina che sia localizzato nel Sud Pontino, affinché il peso non ricada soltanto su un eventuale unico sito a Latina; infine, è indispensabile che in un eventuale impianto nel capoluogo possano essere conferiti solo rifiuti inerti”.

“Penso che da una difficoltà – conclude il Sindaco Coletta – possa sempre nascere un’opportunità e per questo sono convinto che il territorio pontino possa uscire rafforzato da questa vicenda, dotandosi di impianti a basso impatto che potrebbero permetterci di chiudere il ciclo dei rifiuti e di renderci autonomi. È questo un obiettivo che possiamo centrare soltanto se ognuno farà la propria parte e se le valutazioni verranno fatte su criteri oggettivi. Non possiamo permetterci di ragionare seguendo mere logiche politiche preconfezionate a tavolino perché oggi è in gioco il nostro futuro”.

LA NOTA DELLA PROVINCIA DI LATINA

La Conferenza dei sindaci si è riunita nuovamente questo pomeriggio per individuare, sulla base delle indicazioni fornite dai tecnici della Provincia, le due aree dove collocare i siti di stoccaggio rifiuti. Il presidente Carlo Medici in apertura della seduta ha sottolineato l’esigenza di arrivare in tempi rapidissimi a formulare una proposta anche per evitare una decisione calata dall’alto vista la nomina di un commissario straordinario del Ministero dell’Ambient. La sua proposta è stata quella di indicare l’area sulla Pontina nella zona della Plasmon e una nella zona industriale di Fondi disponendo entrambe delle caratteristiche richieste oltre che rispondere ad una esigenza logistica dal punto di vista della collocazione territoriale, una per l’area centro-nord, l’altra per il sud della provincia, oltre che per la dimensione del Comune.
La proposta ha raccolto il consenso quasi unanime di tutti i rappresentanti dei Comuni, compreso il sindaco di Latina Damiano Coletta che ha dato la disponibilità come rappresentante del capoluogo pontino ad ospitare il sito previo esame da parte di tecnici di fiducia dell’amministrazione comunale. Tale eventualità deve però soddisfare le seguenti condizioni: un impegno formale da parte della Regione a chiudere definitivamente la discarica di Borgo Montello; l’impegno ad un risarcimento importante ai residenti di via Monfalcone per i gravi danni subìti nel corso dei decenni per la presenza dei rifiuti; l’individuazione di un secondo sito nel sud pontino e infine la garanzia che si tratti di materiale inerte. 
La proposta non ha però raccolto il favore del Comune di Fondi che attraverso il vice sindaco Vincenzo Carnevale ha chiesto tempo per valutare la possibilità di scegliere un’altra area nel bacino sud della Provincia nella rosa di quelle individuate dai tecnici. L’amministrazione comunale di Sabaudia si è invece dichiarata contraria alla realizzazione di un impianto nell’area sulla Pontina che inciderebbe anche sul suo territorio. 
La Conferenza dei sindaci  intende proseguire sulle indicazioni emerse ed attende una proposta o conferma del sito condiviso dall’assemblea, da parte dei sindaci del Sud Pontino. 
 “Questa è la proposta che va avanti – sottolinea il presidente Carlo Medici – visto che la scelta è stata fatta sulla base delle indicazioni della relazione che tengono conto delle caratteristiche dell’area. Si è tenuto conto delle dimensioni dei comuni al di la della quota di differenziata attuale dato che l’intera provincia nel giro di pochi anni dovrà elevare i propri standard e le proprie percentuali di raccolta differenziata. Resta salva la possibilità di individuare un sito alternativo a  quello indicato dall’assemblea per il sud pontino se le amministrazioni di quel bacino dovessero trovare un accordo diverso ”.

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