“ASSEDIO”, LA MAFIA APRILIANA CHE INTIMIDISCE LE VITTIME. NEL PROCESSO NEGANO TUTTI, ANCHE CHI SI È COSTITUITO PARTE CIVILE

Mafia apriliana, prosegue il processo presso il Tribunale di Latina riguardante il sodalizio criminale di Forniti e le infiltrazioni mafiose nel Comune

È ripreso il processo, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani, derivante dall’imponente operazione di DDA, DIA, Carabinieri e Polizia di Stato denominata “Assedio” che ha portato al commissariamento per infiltrazione mafiosa del Comune di Aprilia. Oggi, 22 maggio, il processo è entrato nella carne viva delle accuse, dal momento che sono iniziate le testimonianze di tre persone ritenute vittime di comportamenti usurari ed estorsivi da parte di parte degli imputati. Peraltro, oggi è la giornata in cui è possibile parlare di un “game over” per il clan Forniti, o poco ci manca. Sono stati eseguiti, infatti, quattro arresti dei luogotenenti di Forniti che erano pronti a fare piazza pulita dei rivali per lo smercio della droga ad Aprilia. Arresti importanti che evidenziano di come il carisma criminale del boss apriliano era ancora forte, nonostante la latitanza.

E che ci sia ancora tale carisma criminale lo si è evinto anche nell’udienza odierna nel corso della quale tutte e tre le vittime hanno negato di essere tali. Addirittura una di essere, di professione gelataio, ha negato di essere stato minacciato, pur essendosi costituito parte civile nel processo “Assedio” celebratosi col rito abbreviato e che ha visto la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa di Sergio Gangemi, l’altro pezzo da novanta del sodalizio apriliano, vicino alle potenti ‘ndrine del reggino in Calabria.

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Parti civili nel processo “Assedio”, oltreché all’ente comunale, difeso dall’avvocato Massimo Sesselego, l’associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, difesa dall’avvocato Benedetta Manasseri, l’associazione “Rete di Giustizia. Il Sociale contro le mafie”, assistita dall’avvocato Fabio Federici e, infine, Libera, difesa dagli avvocati Vincenza Rando e Demetrio Villani. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alessandro Picchi. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Cincioni, Massimo Biffa, Marco Nardecchia, Francesco Mercadante, Oreste Palmieri, Donato Felline, Pietro Pomanti, Gianluca La Penna, Fabrizio D’Amico, Gianluca Tognozzi, Andrea Barbesin, Emilio Siviero, Gianluca Agostini e Pierpaolo Dell’Anno.

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Come noto, sono 19 gli imputati, mancando Patrizio Forniti e la moglie Monica Montenero arrestati lo scorso 14 novembre in Marocco dopo una latitanza che durava dal luglio 2024 quando scattarono gli arresti derivanti dall’operazione “Assedio”. Tra gli imputati che devono affrontare il processo, l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi. Tra di loro anche Luca De Luca, considerato dalla DDA figura di riferimento di Patrizio Forniti e Luigi Morra.

A giudizio, oltreché all’imprenditore apriliano Marco Antolini, anche Ivan Casentini (nipote del boss Forniti), Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo detto Roberto Venditti (del bar la Primula), Sergio Gangemi, Simone Amarilli, Sergio Caddeo, Massimo Picone, Matteo Aitoro, Gianluca Micheli, Gianluca Ambrosini e Giulia De Rosa. Accusati di associazione mafiosa Luca De Luca, Marco Antolini, Invan Casentini, Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo Venditti, oltreché a Patrizio Forniti, Monica Montenero e Maurizio Dei Giudici. Deve rispondere del reato del 416bis, anche l’ex primo cittadino Lanfranco Principi. Tra i reati contestati, a vario titolo, oltreché al concorso esterno in associazione mafiosa all’ex sindaco Lanfranco Principi, traffico di sostanza stupefacente (cocaina, hashish e marijuana), estorsione aggravata, rapina, lesioni e minaccia, usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria e detenzione e porto d’armi.

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A interrogare le vittime c’era il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alessandro Picchi. Il primo ad essere escusso è stato un uomo estorto e usurato, secondo l’accusa, da Marco Antolini e il latinense Antonio Fusco detto “Zi’ Marcello”. I due avrebbero prestato soldi a strozzo a un commerciante di autoveicoli di Aprilia: 180mila euro. Dopodiché avrebbero preteso somme variabili tra i 13mila e i 15mila euro mensili a titolo di interesse usurario.

La vittima sarebbe Nicola Bonelli, che ha parlato dal carcere poiché finito dentro, ironia della sorte, per una inchiesta denominata “Atto Finale” della DDA di Brescia, che vede al centro reati di estorsione e usura. L’uomo, nell’udienza odierna, ha negato di essere stato mai minacciato, né tanto meno di essere stato usurato: “Sono stato usurato per 20 anni – ha spiegato Bonelli – e lo Stato non ha fatto niente”. Eppure, di usura, in riferimento a Fusco e Antolini non parla.

Bonelli ha sostenuto di essere stato vittima di una truffa in quanto la società di cui era dipendente, la Anthium, che si occupava di vendere veicoli è finita dentro un maxi crac da 3 milioni di un colosso nel mondo automotive. Fatto sta che, secondo i suoi conti, mancavano all’appello 800mila euro. Ecco perché Bonelli avrebbe iniziato a chiedere prestiti a diverse persone, tra cui anche Fusco e Antolini, con i quali si sarebbe esposto rispettivamente per circa 180mila euro. “Poi, ad un certo punto, la Guardia di Finanza ha sequestrato tutte le auto che avevo a Campoverde”. Un sequestro che mise in difficoltà il proprietario di fatto della società, ossia il testimone odierno, il quale avrebbe pattuito con Fusco di restituire i soldi, seguendo degli “step” precisi. Bonelli avrebbe dato a Fusco e Antolini qualche rata: “Poi ho fatto una figura di emme, perché non sono riuscito a pagare”.

L’uomo ha spiegato anche di avere sempre avuto un rapporto amicale con Fusco. Insomma, nessuna usura. L’unica ammissione, seppur minimizzata da Bonelli, è che per i soldi che doveva restituire “ogni tanto, Antolini si incazzava”.

Decisamente preoccupato il secondo testimone di giornata. Si tratta di un uomo che gestisce una gelateria nel centro di Aprilia che, secondo l’Antimafia, sarebbe intimidito dal nipote di Patrizio Forniti, Ivan Casentini. Una vicenda che, nella ricostruzione dell’Antimafia, fa entrare in scena il dipendente comunale Filippo Francesca, ossia l’uomo ombra dell’ex Sindaco Antonio Terra, colui che gli inquirenti non esitano a definire come “uomo di collegamento tra imprenditori, sindaco (nda: Terra) e criminalità organizzata”.

Il dipendente entra nelle carte dell’inchiesta della DDA per quanto riguarda una estorsione contestata a Ivan Casentini, personaggio temuto e rispettato sul territorio, poiché molto vicino a Patrizio Forniti, il cosiddetto “Capo dei Capi” (copyright Lanfranco Principi). Casentitni, secondo gli inquirenti, nell’ottobre 2019, avrebbe estorto un titolare di una gelateria che chiedeva una autorizzazione in Comune: “Quando parli con me o con Francesca (nda: Filippo Francesca) è come se stai a parlare con me”.

La colpa del gelataio era quella di aver fotografato, insieme a una sua amica, le irregolarità amministrative di un esercizio commerciale rivale che stava per aprire. Il problema è che questo esercizio era sotto la “protezione” di Casentini. E, secondo gli inquirenti, lo stesso Casentini “era legato sotto il profilo affaristico-politico al sindaco Terra e al suo stretto collaboratore Filippo Francesca, dipendente del Comune di Aprilia e figura emergente nella gestione dei collegamenti tra politici, commercianti, imprenditori e l’associazione criminale”.

Siamo nel 2018 e lo stesso vice sindaco di allora, Lanfranco Principi, ora ex sindaco arrestato e imputato nel processo “Assedio” con l’accusa anche di concorso esterno in associazione mafiosa, che si lamenta di Francesca mentre parla, intercettato, con il commerciante e amico, Luigino Benvenuti: “Da quello che ho capito – dice Principi intercettato – ‘sto cazzo di Tonino (Antonio Terra) gli racconta a Filippo tutto quello che, pure le cene che facciamo private, le cose, mannaggia la m…..a, ma tutto questo potere ‘sto fregno”.

E in effetti “‘sto fregno”, come lo chiama Principi, pare abbia potere proprio perché in rapporti confidenziali con Casentini. Lo si evince da una serie di intercettazioni tra lui, Filippo Francesca, l’imprenditore Valerio Esposito (non indagato), a cui era stato concesso l’utilizzo del brand comunale “Aprilia in Latium” e altri uomini d’affari che non disdegnavano di evocare la figura di Casentini per risolvere questioni a loro vantaggio.

Il contrasto, nel caso dell’estorsione di cui è accusato Casentini (una delle tante contestate al clan Forniti), nasce dal fatto che una cittadina di Aprilia, amica del gelataio successivamente estorto, si lamentava dell’apertura della nuova cioccolateria riferibile a Esposito. Secondo la donna, la cioccolateria non sarebbe stata del tutto in regola e per tale ragione realizza alcune fotografie.

Ecco, allora, che Esposito, come succede nelle terre inzuppate dalla criminalità, si sarebbe rivolto a Casentini per tutelarsi. Il suo tramite è proprio il collaboratore stretto di Terra, Filippo Francesca. Casentini individua nel gelataio il responsabile delle rimostranze contro la cioccolateria di Esposito, in quanto il suo esercizio commerciale è potenzialmente diretto concorrente. E non solo, perché Casentini si reca anche dalla donna che aveva denunciato gli illeciti e seppur garbatamente la invita, facendole sentire il suo peso criminale, a desistere da qualsiasi forma di azione. La donna è impaurita e contatta Esposito: “Per carità ha parlato in modo tranquillo però non mi mandare nessuno a casa ti prego”.

Il gelataio, invece, riceve un trattamento meno colloquiale. Casentini gli spiega con modi bruschi di non dare fastidio né a Esposito né a Francesca. Alla fine, sapendo che la Polizia Locale farà visita alla cioccolateria di Esposito, in seguito alle segnalazioni già inviate dalla denunciate, Casentini si mette a disposizione per essere presente al momento del sopralluogo e di essere pronto a prendere a schiaffi qualcuno dei vigili che avesse mostrato indifferenza nei suoi confronti, ossia un esponente di spicco della cosca locale.

Durante i Mondiali del 2018, Casentini avrebbe lanciato con sgarbo uno dei gelati presi dal gelataio vittima di intimidazioni. La vittima come testimone ha negato di essere stato mai minacciato: “Certo è che – ha ammesso – non è facile se ti vengono a parlare, è meglio che non fosse successo. Un po’ ti preoccupi. Io sono una persona incensurata, lavoro, non sono abituato che vengano persone nel mio locale a dire quelle cose”. E ancora: “Avevo l’ansia e ce l’ho tuttora”. E che sia ancora impaurito il gelataio era evidente anche in aula, tanto che è la stessa presidente del collegio Francesca Zani a notarlo e a dire ad un certo punto che il testimone non era sereno.

Ad essere escusso per ultimo è stato proprio l’imprenditore e gestore di un negozio di abbigliamento ad Aprilia, Luigino Benvenuti, amico fraterno dell’ex sindaco Lanfranco Principi. Benvenuti, peraltro, è protagonista di una delle intercettazioni più rilevanti dell’interna inchiesta “Assedio”: è parlando con lui che l’allora vice sindaco Prinicpi definisce Forniti come “il Capo dei Capi”. Circostanza che il testimone ha detto di non ricordare, nonostante che il pubblico ministero gli ha letto l’intercettazione in aula.

L’imprenditore ha spiegato di aver conosciuto molti degli imputati: in primis Patrizio Forniti, Luca De Luca, Luigi Morra, Marco Antolini e anche Ivan Casentini. Erano tutti suoi clienti, a suo dire: “Forniti lo conobbi anni fa, venne ad acquistare uno smoking da me per un matrimonio, pagandolo 700 euro”. L’uomo ha ammesso di aver preso più volte un caffè con Luca De Luca, anche nel bar “La Primula”, considerato il covo del clan Forniti.

Fu De Luca a chiamarlo per dirgli che avevano arrestato Forniti nell’ambito della estorsione mafiosa ai danni di due imprenditori tra Pomezia e Torvajanica. Una estorsione commessa con i fratelli Sergio e Giampiero Gangemi. “Mi chiamò per dirmi che Patrizio era stato arrestato”. Al che il pubblico ministero gli ha chiesto se avesse domandato a De Luca per quale motivo. La risposta è surreale: “De Luca mi chiese che stavano facendo una colletta per aiutare Forniti che era stato arrestato e di mia iniziativa gli dissi che avrei partecipato. Non gli chiesi perché Forniti era in carcere”.

Ad ogni modo, Benvenuti ha ammesso di aver dato una busta contenente 1500 euro: “L’ho consegnata alla segretaria di Marco Antolini”. Nessuna domanda e nessuna sollecitazione o minaccia subita, secondo il suo racconto. Un gesto fatto volontariamente. Nella versione del commerciante, anche i vestiti che Casentini avrebbe comparto a prezzo di coosto dal suo negozio sarebbero stati frutto di una normale compravendita. Né, inoltre, è intervenuto con l’allora vice sindaco Lanfranco Principi per far sì che il Comune non si costituisse parte civile nel processo che contestava l’estorsione mafiosa a Forniti e Gangemi.

Un racconto quasi ineffabile di un commerciante che ricordava bene i nomi di questi clienti, ammettendo implicitamente che erano abituali frequentatori. Nessuna minaccia e nessuna estorsione, un rapporto da pari a pari in una Aprilia dove la paura, come evidenziato in altri processi mafia, resta evidente. Sentenze di condanna o meno.

Il processo riprende il prossimo 16 giugno.

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IL PROCESSO – A febbraio 2025, è stato stabilito il giudizio immediato per tutti colori i quali sono stati raggiunti, lo scorso luglio 2024, dalle misure restrittive più gravi: carcere e domiciliari. È stata questa la decisione del giudice per le indagini preliminari Francesco Patrone che ha accolto la richiesta presentata alla fine dello scorso anno dai sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Luigia Spinelli e Francesco Cascini. Come noto, si tratta del processo che scaturisce dall’operazione denominata “Assedio” che, nella provincia di Latina, ha terremotato l’amministrazione comunale di Aprilia, arrivando a contestare l’associazione mafiosa al gruppo autoctono retto dal boss Patrizio Forniti e interessando l’ex sindaco Principi, accusato di reati aggravati dal 416bis.

“Nella sua qualità di Vicesindaco del comune di Aprilia, con deleghe al Bilancio, Finanza e Tributi, Rapporti con le aziende e gli enti derivati, Affari Generali ed Amministrativi, Personale, Servizi demografici, inforrnato del pervenimento di una richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Aprilia presentata dalle associazioni “Reti di Giustizia” e “La frusta politica” – scrive il Gip Patrone – nel procedimento nr. 23829/’17 RGNR che vedeva imputati davanti al Tribunale di Velletri i fratelli Gangemi Sergio e Giampiero nonché Forniti Patrizio, contribuiva al rafforzamento dell’associazione di stampo mafioso capeggiata da Patrizio Forniti inducendo il Sindaco Antonio Terra a rinunciare alla richiesta di costituzione di parte civile con le frasi “noi non ci costituiamo per un cazzo, questa è una vicenda privata che a noi non ci riguarda”; “ehi, fermati…”, gli ho detto “stai buono, non ti inventare un cazzo”, ho detto “è ii Capo dei Capi gli ho detto io” ed altresì intervenendo presso Omar Ruberti, consigliere comunale di Aprilia e presidente della Commissione Bilancio, Tributi e Affari Generali, che doveva pronunciarsi sull’istanza, con le seguenti frasi “l’ultimo che ti ho delta è il “Capo dei Capi”, ma è cattivo, cattivo per dire cattivo, e facendo riferimento a possibili vendette o rappresaglie da parte loro: “Ma questi personaggi già sanno che questi hanno fatto queste cose che è…no? E stanno aspettando che facciamo qualche mossa, allora dico”. E infine con argomenti di analogo tenore nei confronti di singoli consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione così che la predetta commissione comunale respingeva la richiesta avanzata dalle associazioni di costituzione di parte civile. Contributo al sodalizio del quale informava, in corso d’opera, il capo clan Patrizio Forniti ed i sodali Luca De Luca, Luigi Morra, Ivan Casentini e Maurizio Dei Giudici, direttamente o per il tramite di Luigino Benvenuti”.

Principi, inoltre, “contribuiva al rafforzamento e al consolidamento dell’associazione di stampo mafioso, anche in adempimento del patto di scambio politico mafioso tramite: l’affidamento diretto il 13 novembre 2018 alla ditta SI.CO di Ivan Casentini, partecipe al sodalizio, del “servizio di pulizia caditoie stradali del comune di Aprilia” per l’importo di 48.678 euro; permettendo il tempestivo pagamento da parte del Comune di Aprilia delle fatture emesse dalla predetta società e dalla V&GA di Marco Antolini , partecipe al sodalizio, riguardo ai “lavori di manutenzione per interventi edili da eseguirsi su immobili comunali” per un importi a base d’asta part a 187.138,93 euro aggiudicato dalla precedente Amministrazione; assicurando il proprio sostegno per ogni bisogno e pretesa da parte dei membri della consorteria quali: l’assunzione del figlio di Marco Antolini, partecipe al sodalizio, l’autorizzazione alla installazione di video wall pubblicitari e di dispencer di acqua presso edifici pubblici da parte di ditta riconducibile a Antonino Ziino, partecipe al sodalizio, la sanatoria edilizia della casa abusiva di Luigi Morra, partecipe al sodalizio, la destinazione di un immobile in agro di Campoverde di Aprilia denominato ex farmaceutica acquisito da Antonio Fusco, Fabrizio e Marco Antolini, quest’ultimo partecipe al sodalizio, la partecipazione ai lavori per la costruzione dei parcheggi pubblici di Aprilia ed altri lavori edili appaltati dal comune di Aprilia alle ditte facenti capo a Marco Antolini, Ivan Casentini, tutti partecipi al sodalizio, sebbene accadimenti non verificatisi ad Aprilia dal mese di marzo 2018 e in data antecedente e prossima sino at mese di luglio 2024″.

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