CONTI AL COMUNE DI APRILIA, M5S: “QUADRO DECISAMENTE DELICATO”

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“Il quadro delle finanze del Comune di Aprilia è decisamente delicato e a metterlo nero su bianco è stata la Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per il Lazio con la delibera numero 45 del 23 aprile 2026”, a dirlo è Andrea Ragusa, attivista del Movimento Cinque Stelle di Aprilia. 

“I magistrati contabili hanno passato al setaccio i bilanci dell’Ente compresi tra il 2021 e il 2024, evidenziando criticità strutturali che hanno spinto la Commissione Straordinaria alla guida della città ad approvare immediatamente una direttiva d’urgenza, la numero 44 del 14 maggio 2026, per correre ai ripari ed evitare il rischio di un vero e proprio dissesto finanziario. 

I problemi principali emersi dalla radiografia della magistratura contabile sono essenzialmente tre, a partire da un’enorme montagna di crediti vecchi mai incassati, passando per troppi debiti spuntati all’improvviso fuori dal bilancio ordinario, fino a una cronica e preoccupante difficoltà nel far pagare le tasse locali. Il dato più impressionante è senza dubbio quello dei cosiddetti residui attivi, ovvero i soldi che il Comune ha iscritto formalmente a bilancio perché vanta il diritto di riscuoterli da cittadini, imprese o altri enti, ma che al 31 dicembre 2024 non erano mai materialmente entrati in cassa. 

Questa cifra ad Aprilia ha raggiunto la quota monstre di 128.184.878,48 euro. Il vero problema non è solo l’entità della somma, ma la sua anzianità, dato che ben 100.243.400,29 euro si riferiscono ad anni passati, nello specifico al 2020 e a esercizi precedenti. Le varie amministrazioni succedutesi negli anni hanno alimentato questa parabola “dell’inganno contabile”: al 31 dicembre 2019 il magazzino dei residui attivi totali aveva già toccato i 71.965.593,34 euro, trascinato da ben 48.278.185,00 euro di sole tasse non riscosse iscritte al Titolo primo, mentre il successivo Rendiconto 2020 ha cristallizzato la paralisi registrando 69.516.214,58 euro di residui totali, di cui 44.967.007,88 euro legati alla componente tributaria. Più il tempo passa e più questi crediti rischiano di trasformarsi in veri e propri miraggi, costringendo l’Ente a congelare in un fondo prudenziale di dubbia esigibilità la bellezza di 75.027.235,20 euro, cioè risorse reali che rimangono bloccate e non possono essere utilizzate per i servizi ai cittadini.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo sempre denunciato questa gestione superficiale, che ha preferito per anni gonfiare i bilanci con entrate virtuali piuttosto che efficientare la macchina amministrativa e procedere a una reale riscossione. Questo screening contabile operato dalla Corte dimostra come le passate amministrazioni abbiano accumulato un fardello intollerabile, lasciando oggi la città in una situazione di estrema vulnerabilità a causa di scelte politiche miopi e clientelari. Il castello di carte ha mostrato il suo vero volto quando la legge ha imposto il calcolo ordinario del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, costringendo l’amministrazione Terra a congelare nel fondo prima 31.002.519,33 euro nel 2019 e poi ben 38.163.734,09 euro nel 2020, certificando un disavanzo effettivo e strutturale spaventoso, con una parte disponibile del risultato di amministrazione costantemente e pesantemente negativa, passata dai meno 48.673.147,83 euro del 2019 ai meno 45.300.011,41 euro del 2020.

Questo immenso serbatoio di crediti si è accumulato a causa di quello che i magistrati definiscono un flop della capacità di riscossione. I dati statistici reali dicono che la percentuale di riscossione dei vecchi debiti sulle tasse principali come IMU e TARI era crollata al minimo storico del 5,60% nel 2023, per poi risalire leggermente al 13,69% nel corso del 2024. Anche sul fronte della lotta all’evasione l’attività degli uffici produce molti avvisi di accertamento ma pochissimo denaro contante, segno che il meccanismo di recupero coattivo non sta dando i risultati sperati. A gravare sui conti c’è poi lo spettro dei debiti fuori bilancio, ovvero quelle spese non previste che il Comune si trova a dover liquidare all’improvviso, quasi sempre a causa di cause perse o vecchi espropri. Nel quadriennio analizzato Aprilia ha dovuto riconoscere ben 14.088.515,63 euro di debiti di questo tipo. La fetta più grande è rappresentata da una maxi-causa legata a un’indennità di esproprio da oltre 9,1 milioni di euro riconosciuta nel 2024, che ha costretto l’Ente ad accendere un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, indebitando la città per il futuro.

Su questo punto specifico avevo già sollevato in passato forti perplessità e dubbi riguardo alla rinegoziazione dei mutui e all’accensione di nuovi prestiti, denunciando come questa pratica servisse solo a dare un sollievo momentaneo ai bilanci correnti, scaricando però sulle generazioni future un debito pesantissimo. A questi si aggiungono altri contenziosi pesanti ereditati dal passato, come i 3.698.605,61 euro emersi nei confronti della Regione Lazio per forniture idriche arretrate e dilazionati fino al 2027. In questo scenario d’emergenza, si inserisce la proposta della coalizione progressista, volta a proporre soluzioni alternative per alleggerire la pressione sui cittadini e, al contempo, garantire entrate fresche al Comune, con la richiesta di adesione del Comune alla “Rottamazione Quinquies” per sanare i debiti abbattendo sanzioni e interessi nel tentativo di svuotare il magazzino dei 128 milioni di residui attivi.

I magistrati contabili hanno del resto messo nero su bianco la condanna di questo sistema richiamando la continuità politico-amministrativa tra le pregresse consiliature e inchiodando anche l’ultima giunta di CDX dell’ex Sindaco Lanfranco Principi, eletto sindaco nel 2023, evidenziando come l’ex primo cittadino fosse in assoluta continuità gestionale con la precedente giunta di cui aveva guidato proprio l’assessorato al bilancio. La reazione delle tre commissarie Vincenza Filippi, Enza Caporale e Rita Guida è infatti culminata nell’atto numero 44 del 14 maggio 2026, con cui sono stati impartiti ordini tassativi a tutta la macchina amministrativa senza concessioni a sanatorie. D’ora in poi è fatto divieto assoluto ai dirigenti di creare nuove spese non coperte dal bilancio, l’Ufficio Tributi dovrà potenziare d’urgenza la riscossione coatta per svuotare il serbatoio dei 128 Milioni di euro di crediti arretrati, e ogni spesa dovrà essere strettamente legata ai soldi che entrano in cassa per davvero e non a quelli semplicemente previsti. 

La strada per il risanamento strutturale di Aprilia è ufficialmente iniziata, ma l’applicazione di questo forte rigore contabile e il monitoraggio del patrimonio richiesto dalle commissarie fanno temere il peggio ai cittadini: lo scenario più probabile si tradurrà presto nel blocco definitivo degli investimenti sul territorio e nel rincaro immediato delle tariffe per i servizi pubblici essenziali, dalle mense scolastiche agli asili nido fino allo scuolabus e alle strutture sportive date in concessione. Tutto ciò che emerso dalla Corte dei Conti imporrà, già da ora, alle Commissarie ma soprattutto alle future amministrazioni politiche, una gestione responsabile e reale del bilancio, partendo dalla gestione dei residui attivi con un’attività di recupero dei crediti vantati dal Comune più efficiente ed il ricorso ad eventuali e future rottamazioni, meglio prendere meno del credito vantato, ma prendere qualcosa, che stringere in mano solo cartelle di pagamento”.   

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