“DIRTY GLASS”, DALLA FALSA ESTORSIONE INIZIÒ LA MAXI-INDAGINE: “LA DENUNCIA CI APRÌ AL MONDO DI IANNOTTA”

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Luciano Iannotta
Luciano Iannotta

Operazione Dirty Glass, il processo che vede imputato l’imprenditore di Sonnino Luciano Iannotta prosegue

È ripreso il processo – dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone -, denominato “Dirty Glass” con l’ennesima istanza presentata dalla difesa di Iannotta che chiede la non utilizzabilità della escussione del rappresentante della Ferrocem Prefabbricati di Latina (una società riconducibile alla galassia imprenditoriale dell’imprenditore di Sonnino, Iannotta), Vincenzo Cosentino, per l’accusa vittima di estorsione degli attuali collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino che gli chiesero di pagare 84mila euro. Il mandate di quell’estorsione, secondo la DDA, è Luciano Iannotta, il principale imputato del processo.

Secondo la difesa Iannotta, le dichiarazioni di Cosentino – che ha chiesto di patteggiare per la bancarotta Ferrocem e ha un nuovo procedimento penale affine dinanzi al Gip il prossimo ottobre – non possono essere comprese nel processo, pur avendo occupato il tempo delle ultime due udienze. Il Tribunale di Latina si è riservato, spiegando che verrà chiesto all’ufficio Gip per quale capo Cosentino abbia patteggiato.

Nella scorsa turbolenta udienza, nel quale il Tribunale ha inviato gli atti in Procura per oltraggio alla corte che sarebbe stato commesso da Iannotta con con le ormai consuete dichiarazioni spontanee che l’imputato fa in ogni udienza, l’avvocato difensore di Iannotta, Mario Antinucci ha fatto rilevare di come, per fatti inerenti al Ferrocem e in particolare modo la somma in questione di 84mila euro, il testimone ha patteggiato una pena per bancarotta e sconta una ulteriore condanna non ancora definitiva, entrambe disposte dal Tribunale di Latina.

Il testimone sarebbe anche indagato per procedimento connesso. Eccezioni che il pubblico ministero della DDA di Roma, Francesco Gualtieri, ha chiesto di rigettare, anche in ragione del fatto che l’esame del testimone era già ampiamente iniziato nella precedente udienza.

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Ad ogni modo, l’udienza è iniziata con l’escussione dell’ispettore di Polizia, Renzo Battista, firmatario dell’informativa finale sull’inchiesta “Dirty Glass” e all’epoca in servizio alla Squadra Mobile di Latina. Il poliziotto è stata chiamato, con l’escussione del Pm Gualtieri, a relazionare sulle fasi della maxi indagine che ha messo in rilievo un quadro composito di rapporti opachi dell’imprenditore di Sonnino.

“Dirty Glass”, infatti, è un processo di rilievo, scaturito da una indagine imponente della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della Squadra Mobile di Latina, che, come scritto in questi anni più volte, si è più volte arenato per questioni di “burocrazia” giudiziaria, tanto che in una delle precedenti udienze lo stesso presidente del terzo collegio del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, aveva esclamato la frase inequivocabile: “Dire che è bloccato è poco”.

Ad essere imputati, oltreché all’imprenditore, Luciano Iannotta, ci sono quelli che sono ritenuti essere i suoi sodali di un tempo, tra affari, malavita, criminalità organizzata e persino servizi segreti: Luigi De Gregoris, Antonio e Gennaro Festa, i carabinieri Alessandro Sessa e Michele Carfora Lettieri, Pio Taiani e Natan Altomare. Parti civili l’associazione antimafia “Antonino Caponnetto” e, per l’appunto, la curatela fallimentare della società “Global Distribution”.

I reati contestati, a vario titolo, sono molteplici: in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco. Senza contare che uno dei reati più gravi contestati – il sequestro di persona – è già saltato per via della Legge Cartabia. Una legge che prevede la non procedibilità nel caso in cui non vi sia una querela della vittima, in questo caso delle due vittime.

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Il poliziotto è stato subito chiamato a riferire sulle indagini che hanno riguardato l’estorsione Cosentino, rispetto alla conoscenza di intercettazioni (senza però poter citare i contenuti delle stesse) e alle attività di riscontro rese dalle dichiarazioni di Agostino Riccardo, divenuto già nel 2019 (anno dell’annotazione redatta da Battista), collaboratore di giustizia. Il mandante dell’estorsione – spiega Battista – è Iannotta, a fronte di un versamento di 3mila e 100 euro effettuato a Renato Pugliese e Agostino Riccardo. Versamento datto da Italy Glass ad un conto corrente intestato al co-indagato in “Dirty Glass”, Franco Cifra, gestore dell’omonimo e noto bar di Latina nella, nella data del 7 luglio 2016. Lo stesso giorno Cifra effettuava un prelievo di 2400 euro. A corroborare gli approfondimenti di questa spaccato d’indagine diverse intercettazioni in cui sono protagonisti Iannotta, il commercialista Paolo Fontenova.

L’escussione di Battista viene però fermata dall’opposizione della difesa che ritiene non possa riferire sulle intercettazioni riguardanti l’estorsione Cosentino. L’ennesima istanza a cui il pubblico ministero si oppone a sua volta, avendo lo stesso Iannotta, nelle sue dichiarazioni spontanee, fatto riferimento alle circostanze che hanno riguardato Cosentino. Il Tribunale ha disposto di procedersi oltre, facendo continuare l’escussione di Battista.

L’ispettore di Polizia fa riferimento ad una intercettazione in cui Iannotta parla di 65mila euro che avrebbe voluto trattenere da Cosentino. In altra conversazione con un avvocato, Iannotta cerca di avere un incontro con il legale che perorava la causa di Cosentino: l’imprenditore di Sonnino si lamenta e dice all’avvocato che Cosentino stava dicendo in giro che gli aveva mandato gli zingari.

Successivamente, l’ispettore viene escusso sull’informativa vera e propria, così da ricostruire la genesi dell’indagine. Tutto ha inizio con la denuncia presentata da Luciano De Gregoris il 2 dicembre 2017 in cui sarebbe stato vittima di estorsione: “La denuncia ci ha aperto il mondo delle attività di Luciano Iannotta”. Le intercettazioni furono dirimenti perché Iannotta parlava chiaramente di tali attività.

De Gregoris denunciava di aver ricevuto alcuni messaggi da cui era chiaro che vi fosse attività estorsiva. In un messaggio c’era scritto: “Merda, m’ mi diverto”. E ancora: “Pezzo di merda, devi pagare. Bastardo, sappiamo dove vanno a scuola le tue figlie”. Il 4 dicembre 2017, i poliziotti iniziano le intercettazioni sul telefono da cui De Gregoris aveva ricevuto questi messaggi di minacce e sull’utenza del medesimo De Gregoris. “Ti è piaciuto il regalo, bastardo. Sei andato a denunciare”, scrivono ancora a De Gregoris dopo le intercettazioni. Il “regalo” sarebbero i due bossoli trovati nel suo ufficio.

L’utenza da cui arrivavano le minacce è riferibile a una donna indiana ed è stata attivata in un punto vendita di schede telefoniche a San Felice Circeo. Ascoltata la ragazza indiana, i poliziotti desumono che lei non aveva in uso la scheda telefonica. Dopo diversi approfondimenti, emerge che dopo che i poliziotti si erano recati nel punto vendita, il gestore chiama un poliziotto in servizio a Terracina. Una circostanza che si ripete anche quando il gestore viene ascoltato a sommarie informazioni.

Alla fine si scopre che le minacce sarebbero simulate per porle a carico di Rocco e Biagio Ippoliti e del clan rom dei Di Silvio. A dover rispondere di queste accuse di calunnia sono Luciano Iannotta e Luigi De Gregoris i quali avrebbero architettato tutto per vendicarsi degli Ippoliti con i quali vi erano stati screzi in passato. Una falsa estorsione nell’ipotesi accusatoria.

L’esame del poliziotto è continuato fino al primo pomeriggio di oggi, nel ricostruire, capo di imputazione per capo di imputazione, tutte le fasi delle indagini, arrivando a introdurre anche la figura di Pasquale Pirolo, personaggio co-indagato e stralciato nel secondo troncone del procedimento penale. Una figura citata in guerre di camorra per togliere di mezzo Raffaele Cutolo e per far fruttare i soldi dei clan vincenti, con addentellati nel mondo della P2 di Licio Gelli.

Come in tutte le udienze di questo difficile processo, è successo anche oggi l’imprevisto. Nel corso dell’escussione dell’ispettore di polizia, la difesa di Iannotta si è accorta che l’informativa di Battista diferriva da quella delle difese e non combaciava per due pagine, motivo per cui l’udienza è stata interrotta. Il processo riprenderà il prossimo 11 settembre con Battista. Calendarizzate anche le date del 16 ottobre e del 12 novembre quando dovrebbe cominciare il contro-esame del poliziotto da parte delle difese.

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