Coinvolto anche Massimiliano Del Vecchio tra i 18 arrestati (lui in carcere) dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma che, coordinati dalla DDA capitolina, hanno smantellato un’associazione criminale ritenuta tra le più pericolose della Capitale, con i vertici vicini ai referenti del clan Senese. L’operazione si è conclusa oggi, 6 maggio.
Tra i reati contestati il traffico e lo spaccio di droga, porto e detenzione di armi, sequestro di persona, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, per alcuni dei quali è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Oltre a Del Vecchio tra gli arretati in carcere Giuliano Cappoli, Manuel Grillà Andrea Contu, Alessandro Damiani, Valerio Troscia detto Bombolone, Daniele Marascio detto Chapino, Sacha Fonzo, Massimiliano Rasori, Davide Magozzi, Lorenzo Tallone, Gabriele Galoni, Andrea e Gabriele Carpisassi, Mario Silenti e Niccolò Lucino. Ai domiciliari invece Samiro Jebari e Alessio Immordino. Tra gli episodi contestati, il sequestro di persona dell’anziano padre i un intermediario, costretto con una pistola puntata alla testa a inviare messaggi al figlio per la restituzione di 200 mila euro trafugati all’organizzazione.
L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina. Ed è stato necessario anche il supporto del Gruppo d’Intervento Speciale dell’Arma, per l’irruzione in una villa di Morena. Il risultato: 16 persone in carcere e 2 ai domiciliari. Al vertice di uno dei gruppi Giuliano Cappoli detto Maverick e Manuel Grillà detto Neymar.
Entrambi sarebbero in contatto con pezzi da novante del narcotraffico romano come Leandro Bennato, Giuseppe Molisso e l’albanese Elvis Demce. Le accuse contestate a vario titolo sono pesanti: traffico internazionale di droga, spaccio, armi, sequestri, estorsioni, riciclaggio e tentati omicidi, con l’aggravante del metodo mafioso. L’inchiesta, avviata nel maggio 2025 dai carabinieri del Nucleo investigativo, ha ricostruito un’organizzazione strutturata e violenta, capace di importare hashish e altre sostanze dall’estero e di rifornire all’ingrosso le piazze di spaccio romane, imponendo il proprio controllo con intimidazioni e armi.
Ai fini dell’indagine sono risultate decisive anche le rivelazioni del collaboratore di giustizia Fabrizio Capogna. L’ex narcos aveva deciso di collaborare con la giustizia nel 2023 dopo un agguato di Manuel Grillà, che pretendeva 440mila euro per una fornitura di cocaina rubata mentre Capogna era in carcere.
A risaltare agli occhi della provincia pontina è sicuramente il nome del narcos di Fondi, Massimiliano Del Vecchio, personaggio coinvolto nella maxi indagine anti-droga di DDA, Polizia e Carabinieri denominata “Risiko”. Il suo sodalizio, vincente a Fondi sul gruppo Ferri-Pannone, si era allargato fino al capoluogo di provincia, tanto da avere sotto di sé personaggi come Alessandro Artusa e Roberto Ciarelli. Dopo gli arresti derivanti dall’operazione “Risiko”, un fedelissimo di Del Vecchio, Johnny Lauretti, ha deciso di collaborare con lo Stato.
Emerge nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Ilaria Tarantino, di come Del Vecchio, chiamato anche “Pupone” (proprio come l’ex Capitano della As Roma, Francesco Totti), sia stato da sempre molto attivo nel narcotraffico anche dopo l’arresto eseguito in Spagna da Guardia Civil e Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina.
L’arresto con conseguente estradizione avviene ad agosto 2025. Ma il 25 ottobre 2025, Del Vecchio, avrebbe indicato a Giuliano Cappoli, uno dei leader del sodalizio, di vendere 5 pacchi da mezzo chilo di cocaina l’uno ad un certo “Lamentino”. Droga ceduta complessivamente per 90mila euro. Sempre i due, Cappoli e Del Vecchio hanno ceduto cocaina a un personaggio detto “Americano per 35mila euro e ad un altro soggetto di Cisterna: 5 pacchi da mezzo chilo di cocaina ciascuno.
Cappoli e Mario Trano, inoltre, si sarebbero posti come intermediari per conto di Del Vecchio nell’acquisto di cinque chilo d’oro venduti da Daniele Poncetta e Gabriele Coppola al prezzo di 500mila euro. Una operazione che gli inquirenti considerano finalizzata a sostituire ossia riciclare il denaro proveniente dalla organizzazione di Fondi capeggiata da Del Vecchio.
Cappoli riesce a parlare con diversi detenuti che si trovano in carcere tra cui Bennato, Demce, Alessandro Capriotti e lo stesso Massimiliano Del Vecchio, fornendo aiuto a lui e al suo sodalizio nella distribuzione della droga. Gli affari per Del Vecchio sono continuati sempre. Il gruppo di Cappoli e Daniele Marascio, peraltro, riesce a inondare di droga le piazze di spaccio soprattutto di Latina e Fondi. In particolare, tra gli interlocutori su Latina spunta un soggetto soprannominato “Baggio”.
Il 23 ottobre, Cappoli riceve un messaggio vocale dal carcere di Sulmona. È Del Vecchio che chiede di ricevere in carcere cellulari, carica batterie, cuffiette e schede telefoniche. Del Vecchio parlava dal carcere anche dopo l’arresto spagnolo e l’estradizione. Ecco perché, a febbraio 2026, arriva il 41 bis: il primo soggetto pontino a ricevere la misura del carcere duro. Una misura che si rende necessaria visto che gli affari per lui non hanno mai cessato di andare avanti anche grazie ad un suo uomo di fiducia, Mario Trano.
Il potere di “Pupone” Del Vecchio è enorme. Lo spiega Cappoli al telefono con Marascio: “Gli stiamo facendo un favore esagerato. Questo è arrivato da sei ore in sezione (nda: in carcere), non conosce nessuno, conosce 3-4 amici miei…se so messi a disposizione, gli sta fa arriva i telefoni a tutti”.
Secondo gli inquirenti, Cappoli, una volta che Del Vecchio viene estradato ad ottobre scorso e incarcerato a Sulmona, si mette subito a disposizione, fornendo supporto all’associazione. Appena in carcere, Del Vecchio riesce ad avere sei telefoni criptati fatti recapitare proprio da Cappoli che cede in più occasioni la droga del gruppo del narcos di Fondi. Lo stesso Cappoli aggiorna Del Vecchio sulla contabilità derivante dal narcotraffico. Il fondano, pur incarcerato, continua a organizzare le attività di narcotraffico arrivando a contattare quattro personaggi. Tra i personaggi raggiunti c’è un tale “Sicilia” o un altro denominato “Dottore”. Peraltro, Cappoli viene contattato anche da un certo Giulio Saltalippi interessato alla piazza di spaccio pontina e quindi a fare concorrenza a Del Vecchio, il quale viene avvertito dal medesimo Cappoli.
È lo stesso Cappoli a mettere a farsi intermediario della compravendita di cinque chili d’oro per conto di Del Vecchio da un certo Daniele Poncetta, titolare del negozio Re Mida. Un modo per riciclare i soldi dei narcos di Fondi. Un’operazione fermata dai Carabinieri di Montesacro che sono intervenuti sequestrando a Mario Trano la somma per comprare l’oro: oltre 200mila euro. A quel punto Del Vecchio capisce che ci sono indagini in corso: “Tocca aprire gli occhi – spiega intercettato dal carcere mentre parla al telefono – Se so’ arrivati pure al “Contadino” (nda: Mario Trano) è un macello”.
