A marzo scorso, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio per un nuovo giudizio ad altro collegio del Tribunale del Riesame di Roma l’ordinanza dello stesso Riesame che aveva confermato il provvedimento del Tribunale di Latina che, da ottobre 2025, ha posto agli arresti domiciliari il consigliere regionale sospeso di Fratelli d’Italia, Enrico Tiero, difeso dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Angelo Fiore. La pronuncia è arrivata lo scorso 4 marzo.
In sostanza, significa che Tiero, accusato di corruzione, rimane ai domiciliari ma dovrà essere un nuovo Riesame a giudicare il ricorso presentato dalla sua difesa contro l’ordinanza di custodia cautelare disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario.
Finalmente, sono stati depositati i motivi di questa decisione della Cassazione – Presidente Giorgio Fidelbo e relatore Andea Natale – che hanno passato in rassegna i sette motivi del ricorso presentati dalla difesa puntando, ad esempio, sul fatto che “nella procedura relativa all’aumento dei posti letto per lungo degenti e alla revisione del budget finanziario per determinate procedure diagnostiche, Tiero non ha alcuna competenza pubblicistica”. Secondo la difesa, inoltre, “difetta altresì l’accordo corruttivo, considerato che le interlocuzioni avute da Tiero sono intercorse con una persona priva di poteri decisionali all’interno di ICOT”.
Proprio in riferimento all’Icot, la Cassazione scrive che “l’ordinanza impugnata ricostruisce in modo non manifestamente illogico la vicenda, nella quale si contesta al consigliere regionale Tiero di avere accettato utilità (nda: come l’assunzione della figlia a tempo indeterminato) dal direttore generale di una società che gestiva una struttura sanitaria, in cambio del suo impegno a parlare con il Direttore regionale Salute e Integrazione socio-sanitaria, e con il Presidente della Giunta regionale per discutere del possibile ampliamento dei posti letto del reparto di lungo-degenza e di medicina generale e in cambio del suo interessamento a parlare con un direttore generale dell’ASL in merito alla revisione del budget finanziario per l’espletamento di alcuni esami di diagnostica per immagini in regime convenzionato”.
Per quanto riguarda la questione rifiuti, “l’ordinanza impugnata ricostruisce congruamente la vicenda, individuando le utilità promesse a Tiero, in cambio dell’impegno di quest’ultimo ad attivarsi per ottenere la calendarizzazione di un incontro tra il privato con un consulente del Comune di Latina e con un assessore regionale”. Così come è accurata la ricostruzione per il centro odontoiatrico sponosorizzato dall’imprenditore Leonardo Valle.
Anche per il caso della mazzetta da 6mila euro, “l’ordinanza impugnata ricostruisce congruamente i fatti. Il Tribunale – con motivazione non illogica – individua le utilità promesse a Tiero e le pone in collegamento con l’interessamento di quest’ultimo presso gli organi regionali per assicurare che l’azione amministrativa sia conforme agli interessi del privato”.
Un quadro accusatorio che appare quindi solido: “Tiero – strumentalizzando il pubblico ufficio da lui ricoperto – ha accettato utilità, in cambio del suo interessamento in relazione ad alcune procedure amministrative di interesse dei privati coinvolti nelle varie vicende”.
Tuttavia, la Cassazione specifica che “nessuno dei procedimenti amministrativi indicati negli addebiti cautelari ha comportato l’esercizio di una delle competenze tipiche del consigliere regionale o di componente di una delle commissioni di cui faceva parte il ricorrente”.
Secondo la Corte Suprema, “laddove l’atto che si ritiene condizionato dal mercimonio non rientri tra le competenze “tipiche” dell’ufficio ricoperto dal pubblico ufficiale, è allora necessario chiarire in quale modo la posizione funzionale attribuisca al pubblico ufficiale una capacità di ingerenza nelle altrui competenze”. Ecco perché al nuovo Riesame è demandato il compito di “verificare se” Tiero “abbia strumentalizzato la propria funzione, esercitando così un’ingerenza “di fatto” sulle altrui competenze tipiche e se il tema sia stato oggetto di adeguata motivazione da parte dei giudici di merito”.
L’ordinanza del Riesame impugnata “non approfondisce” l’aspetto del dare e avere tra Tiero e gli imprenditori privati: “si limita ellitticamente ad evocare solo gli “interessamenti” e le “attivazioni” del ricorrente presso altri pubblici ufficiali (che – stando alla congrua motivazione del Tribunale – vi sono stati, ma che potrebbero ben essere interpretati anche come “utilizzo di relazioni esistenti”)”.
Un punto che la Cassazione ribadisce: “l’ordinanza impugnata risulta viziata: essa non chiarisce in che cosa sia consistita l’influenza che Enrico Tiero – in quanto pubblico ufficiale e utilizzando i propri poteri o le proprie funzioni e non facendo valere solo il proprio ruolo di “esponente politico” – ha “di fatto” esercitato o tentato di esercitare sui singoli procedimenti amministrativi rispetto ai quali egli non aveva competenze dirette”. Inoltre, in riferimento ai rifiuti da gestire al Comune di Latia, non “è chiarito come il ruolo rivestito in Regione Lazio da Tiero abbia avuto o potesse avere un’influenza “di fatto” sul procedimento amministrativo di competenza di un’amministrazione comunale”. Quindi “è dunque necessario chiarire il “come” la pubblica funzione abbia consentito al pubblico ufficiale Tiero di ingerirsi “di fatto” nell’esercizio degli altrui poteri o delle altrui funzioni. Si tratta di operazione delicata, quanto necessaria”.
La Cassazione chiede al nuovo Riesame di chiarire se “i fatti eventualmente accertati possano essere inquadrati nella fattispecie prevista dall’art. 318 cod. pen. o in quella prevista dall’art. 346- bis cod. pen”. Tradotto: si è trattato di corruzione (318 codice penale) o traffico di influenze illecite (346 bis codice penale)?
Per quanto riguarda l’esigenza cautelare, ossia i domiciliari a cui è ristretto Tiero che hanno comportato la sospensione dalla scranno in Regione Lazio (con la decurtazione dello 40% dello “stipendio”), la Cassazione fa un cenno al fatto che “Fratone”, saputo dell’inchiesta a suo carico, si adoperò per scovare le microspie nel suo ufficio: “il Tribunale ricorda come il 30 gennaio 2024, egli – avuta forse notizia delle indagini a suo carico – abbia, dapprima perquisito il proprio ufficio alla ricerca di microspie, poi si sia dedicato alla ricerca e distruzione di post- it e biglietti”.
Tuttavia, per la Cassazione, la motivazione del Riesame “risulta viziata, con riferimento alla attualità delle esigenze di cautela”, poiché “nel periodo di tempo successivamente trascorso” al caso microspie, “il ricorrente non risulta implicato in ulteriori vicende di rilievo penale, né in altre vicende connotate da opacità amministrativa; né, l’ordinanza impugnata evidenzia ulteriori atti di inquinamento probatorio ascrivibili al ricorrente”.
Secondo gli ermellini, “i giudici di merito avrebbero dovuto offrire una motivazione rafforzata, utile a spiegare perché – a distanza di due anni, nel corso dei quali non risulta che il ricorrente abbia commesso ulteriori episodi illeciti, benché inserito nel medesimo contesto in cui avrebbe violato la legge penale – sia indispensabile applicare una misura cautelare di natura custodiale per «recidere la fitta rete relazionale tessuta» dal ricorrente e, quindi, «ogni rapporto del medesimo con altri soggetti istituzionali ed imprenditori del territorio. Il riferimento all’inquinamento probatorio è poi caratterizzato da una motivazione eccessivamente assertiva e non corroborata da elementi di fatto; la stessa motivazione del provvedimento impugnato tradisce un incedere quasi congetturale, «non potendosi affatto escludere» che il ricorrente possa effettuare «manovre di avvicinamento ai soggetti coinvolti nel procedimento per pianificare ricostruzioni alternative di comodo sulle singole vicende contestate”.
La parola, ora, passa al nuovo collegio del Riesame la cui data d’udienza non risulta ancora fissata. Il prossimo 3 giugno inizierà il processo vero e proprio presso il Tribunale di Latina.
L’ARRESTO – Sono stati il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, guidato dal tenente colonnello Antonio De Lise, e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina – Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, guidato dal tenente colonnello Nicola Davide Lorenzo, a dare esecuzione alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di Enrico Tiero.
Il provvedimento cautelare scaturisce da un’attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina e co-delegata ai Finanzieri del Nucleo PEF e ai Carabinieri del Nucleo Investigativo, che ha consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine a presunte condotte corruttive.
In particolare, secondo l’ipotesi accusatoria, Tiero, avvalendosi delle proprie funzioni, avrebbe agevolato le attività e gli interessi di alcuni imprenditori operanti in vari settori (commercio alimentari, sanitario, raccolta rifiuti) nell’ambito della gestione di pratiche e iter amministrativi e procedurali, a fronte di utilità, quali assunzioni lavorative e, in un caso, una somma di denaro e la sottoscrizione di schede di tesseramento a un partito politico.
Sono in tutto sette gli indagati nell’inchiesta eseguita dal Nucleo Pef della Guarda di Finanza e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina, coordinata dai pubblici ministeri Martina Taglione e Antonio Sgarrella. Una inchiesta imponente composta da centinaia e centinaia di intercettazioni e una informativa degli investigatori. Tra gli indagati, infatti, c’è anche il direttore amministrativo dell’Icot del Gruppo Giomi, Roberto Ciceroni. Si tratta della struttura ospedaliera di Latina in cui lavora la figlia di Enrico Tiero.
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Secondo gli inquirenti, per fatti avvenuti nel 2023, Tiero avrebbe favorito, per l’appunto, una struttura sanitaria privata, l’Icot di Latina del gruppo Giomi, in cui lavora la figlia e fatto assumere conoscenti in un supermercato in cambio di favori. All’Icot, questa agevolazione avrebbe garantito ulteriori posti letto in convenzione. Un altro degli indagati è Maurizio Marasca, imprenditore e gestore del Conad a Latina dove vi sarebbe stata l’assunzione di una ragazza indicata da Tiero. Ad essere indagati, inoltre, ci sono gli imprenditori Leonardo Valle e Francesco Traversa del Gruppo Cosmari che si occupa di trattamento dei rifiuti, oltreché a Leonardo Morabito. Infine, ad essere indagato, anche l’assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, Fabrizio Ghera. Per quanto riguarda l’imprenditore Marasca, il Gip ha escluso il capo d’imputazione riguardante lui e Tiero, rigettando la misura cautelare solo per questa accusa.
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Le indagini di Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e Guardia di Finanza hanno fatto sì che a Tiero siano contestati dalla Procura pontina cinque capi d’imputazione, tanto da chiedere per lui la misura cautelare personale. L’inchiesta peraltro è partita da un approfondimento per un presunto caporalato che si sarebbe consumato nella catena Conad di Marasca. Intercettando l’imprenditore, sono venute fuori le conversazioni con il politico.
Tiero, secondo gli inquirenti, avrebbe asservito la sua funzione di consigliere regionale per ottenere utilità a suo vantaggio come, ad esempio, l’assunzione a tempo indeterminato della figlia all’Icot. In cambio, non solo posti letti in più presso due reparti, ma anche budget finanziari per gli esami diagnostici di pazienti oncologici.
Per quanto riguarda il gruppo Cosmari, che opera nel campo dei rifiuti, Tiero avrebbe agevolato un incontro tra Traversa e l’assessore regionale Ghera. Secondo le indagini, una delle società del gruppo – la Refecta – avrebbe ottenuto in affidamento, durante un periodo di emergenza dovuto alla chiusura dell’impianto Rida di Aprilia, il servizio di trattamento rifiuti. Il consigliere regionale avrebbe avuto in cambio l’assunzione di un suo segnalato e 40 tessere sottoscritte in Fratelli d’Italia.
E ancora: aiuti per far aprire una clinica dentistica con l’assunzione di una ragazza da lui segnalata; aiuti a una società – la Innova spa – che opera nel gruppo della ristorazione in campo sanitario, avendo in cambio l’assunzione di due giovani e 6mila euro tramite una terza persona.
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Il 16 ottobre, Enrico Tiero ha svolto l’interrogatorio preventivo. Il politico, così come dichiarato dai suoi legali, ha risposto alle domande e offerto la sua versione dei fatti. Tiero si era detto tranquillo al termine dell’interrogatorio. A poco più di 24 ore di distanza, il Gip ha emesso, però, l’ordinanza di arresti domiciliari che vieta all’esponente politico, conosciuto da tutto come “Fratone”, di comunicare con chiunque tramite mezzo telefonico e telematico.
