CHIOSCO BRUCIATO SUL LUNGOMARE A SABAUDIA: SENTENZA ANNULLATA PER LA MANDANTE

Lo stabilimento sul lungomare "Duna 31.5" mentre va a fuoco a gennaio 2022
Lo stabilimento sul lungomare "Duna 31.5" mentre va a fuoco a gennaio 2022

Stabilimento balneare in fiamme a Sabaudia: la Cassazione ha disposto un nuovo giudizio d’Appello per la donna considerata mandante del rogo

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la condanna di primo grado per Mirella D’Indio, la 69enne di Sabaudia, difesa dall’avvocato Giuseppe Siciliano, considerata dagli inquirenti come la mandante del rogo che distrusse lo stabilimento balneare “Duna 31.5” sul lungomare di Sabaudia.

Secondo gli ermellini, “la sentenza di condanna ha valorizzato le dichiarazioni rese dalla D’Indio in sede di interrogatorio di garanzia nel corso del quale non ha negato di avere rivolto una battuta a Valerio Toselli (condannato per aver eseguito materialmente il rogo) circa il proprio desiderio che lo stabilimento balneare Dune 31.5. sparisse, precisando anche che, tempo dopo, lo stesso Toselli le ha manifestato l’intenzione di bruciare lo stabilimento, suscitando la reazione contraria della donna presso la quale Toselli si è nuovamente presentato dopo avere compiuto il gesto delittuoso e chiedendo il pagamento di
una somma di denaro. A seguito delle pressioni subite, la donna ha corrisposto pagato a Toselli 1.000 euro”. Tuttavia, la “Corte di Appello ha svolto considerazioni, in termini perplessi, contraddittori e di tipo essenzialmente, probabilistico in relazione alla scarsa credibilità delle tesi difensive”.

Per la Cassazione “non è smentito ciò che l’imputata ha sostenuto in merito alla richiesta rivolta
all’esecutore di non procedere all’incendio, essendo rimasto inesplorato e, dunque, incerto, il
profilo della serietà del ripensamento della D’Indio e se e come lo stesso si è manifestato”. Ecco perché “rimane, pertanto, non sufficientemente chiarito un passaggio essenziale della ricostruzione accusatoria”. La Cassazione descrive come frettolosa la sentenza della Corte d’Appello. Un passaggio viene valorizzato dalla Corte Suprema, pescandolo proprio dalla sentenza dell’Appello: “a seguito delle pressanti domande della ragazza (nda: ossia la figlia di D’Indio, prima imputata e poi assolta), l’imputato inizialmente ribadiva più volte di avere dato fuoco al chiosco, perché incaricato da D’Indio Mirella, salvo
poi aggiungere che a fronte del manifestato ripensamento della donna, aveva comunque proceduto a portare a compimento l’azione criminale avendo ormai “adocchiato” lo stabilimento”.

Sarà quindi una nuova Corte d’Appello a stabilire se D’Indio sia colpevole o meno di aver dato mandato di bruciare il chiosco a Sabaudia.

Il caso giudiziario è piuttosto complesso. Diverso il destino giudiziario per Valerio Toselli e Simone Petrucci, i due trentenni condannati a novembre 2023 dal giudice monocratico del Tribunale di Latina, Paolo Romano, per aver bruciato il chiosco sul lungomare di Sabaudia a gennaio 2022. La Corte d’Appello, infatti, ha assolto Simone Petrucci, difeso dall’avvocato Pietro Serrecchia, per non aver commesso il fatto e confermato la condanna di primo grado per Valerio Toselli, assistito dall’avvocato Valentina Leonardi.

Valerio Toselli, 34 anni, era accusato di aver incendiato lo stabilimento sul lungomare di Sabaudia, “Duna 31.5”, insieme a Simone Petrucci, 36 anni, su mandato della 67enne Mariella D’Indio. Toselli ha trovato conferma nella sua condanna a 5 anni e 2 mesi, mentre Petrucci è stato scagionato dopo essere stato condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi di reclusione.

A giugno 2023, le due donne, Mariella D’Indio e la figlia 37enne, chiamate a rispondere, come mandanti dell’incendio doloso avvenuto il 6 gennaio 2022 presso lo stabilimento balneare, hanno avuto due destini diversi dal punto di vista giudiziario. Al termine di una lunga udienza, l’allora giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, tramite rito abbreviato, aveva assolto la 37enne con formula piena e condannato a 2 anni e 8 mesi la 69enne Mariella D’Indio per il reato di incendio doloso. Le due donne erano assistite entrambe dall’avvocato Guido Calisi.

Il giovane di Sabaudia, Valerio Toselli, aveva deciso, in sede di interrogatorio di garanzia, dopo essere stato arrestato dai Carabinieri, di non rispondere alle domande dell’allora Giudice per le indagini preliminari, Giorgia Castriota.

Petrucci, colui che era ritenuto il complice dell’esecutore nell’incendio al “Duna”, aveva invece negato il suo coinvolgimento, cercando di chiarire anche alcuni passaggi dell’inchiesta che lo vedono menzionato nell’attività intercettiva: secondo il 36enne, la sera del rogo, il 6 gennaio, lui non non si trovava neanche sul lungomare di Sabaudia. Una tesi che è stata evidentemente accolta dalla Corte d’Appello.

Dopo l’incendio del “Duna”, avvenuto il 6 gennaio 2022, i sospetti dei militari dell’Arma avevano permesso di appurare infatti come l’incendio fosse effettivamente stato commissionato dalla titolare di una concessione per noleggio di sdraio e ombrelloni, cessata a seguito di ripetute violazioni accertate dai Carabinieri Forestali del Parco di Fogliano e poi riaperta in altra località del lungomare, e che aveva già avuto diversi screzi con i titolari dello stabilimento incendiato.

Le ulteriori indagini dei Carabinieri avevano permesso inoltre di individuare in Toselli l’autore dell’incendio che, per una somma di denaro, ha materialmente dato fuoco allo stabilimento, per poi allontanarsi mentre lo stesso bruciava.

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