SPARI A BARDELLINO, INDAGA L’ANTIMAFIA. EX PM DDA DI NAPOLI: “EPISODIO ROTTURA CON IL PASSATO”

Colpito da un proiettile al torace Gustavo Bardellino, l’uomo è fuori pericolo: a indagare sull’episodio violento la Direzione Distrettuale Antimafia

L’indagine partita dai Carabinieri di Formia, intervenuti ieri, dopo le 19, nella concessionaria di rivendita d’auto Buonerba in Via Ponteritto, a Gianola, è stata presa in mano dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma Corrado Fasanelli. Bardellino, dopo il ricovero al “Dono Svizzero”, ha firmato per essere dimesso dall’ospedale, è completamente fuori pericolo e si è recato sul posto di lavoro alla rivendita d’auto già da oggi.

Intanto, una persona sospettata dai Carabinieri di Formia di avere sparato i due colpi, di cui uno ha preso Bardellino e l’altro ha infranto la vetrata dell’autosalone, sarebbe stata già sottoposta all’esame Stub che serve a comprende se una persona abbia tracce di polvere da sparo rimanenti sul corpo. Al momento, sarebbe in piedi anche l’ipotesi investigativa che dietro l’attentato ci siano affari inerenti alla droga e all’usura.

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Il 42enne, come noto, è nipote di Antonio Bardellino, fondatore del Clan dei Casalesi, il cui cadavere mai fu trovato in Brasile dove era latitante: solo nel 2018 i famigliari chiesero alla giustizia di dichiararne la morte presunta, eppure il suo omicidio sarebbe datato nel 1988, l’anno in cui la storia giudiziaria ci dice essere stato ucciso da Mario Iovine, con l’appoggio degli eredi casalesi Francesco Schiavone e Vincenzo De Falco.

Gustavo, naturalmente, è nipote anche di Ernesto Bardellino, ex Sindaco di San Cipriano D’Aversa, trasferitosi con la famiglia da anni a Formia. Parte della famiglia, quindi, venne via dalla provincia di Caserta dopo la fine dell’impero di Antonio Bardellino, soppiantato dalle fazioni di Schiavone, Bidognetti e Zagaria.

Da anni i Bardellino sono menzionati come un gruppo che ha messo le sue radici a Formia e nel sud pontino: citati nelle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia e nei rapporti dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio alla voce “Nomi delle famiglie, dei clan e dei gruppi criminali presenti nel Lazio citati dall’attività investigativa-giudiziaria da almeno 4 anni”

Gli spari di ieri 15 febbraio e il quasi omicidio di Gustavo Bardellino raggiunto di spalle dal proiettile, non potevano rimanere un episodio circoscritto a un litigio finito male. Ormai, pur vigendo uno stretto riserbo da parte degli organi investigativi, come si dice in questi casi, l’ipotesi dell’attentato, persino tramite un vero e proprio gruppo di persone, si sta facendo largo. Un gruppo, già definito un commando, che avrebbe preso di mira proprio il 42enne per non ancora precisati obiettivi.

Tuttavia, il nome di peso, l’apparente calma piatta di Formia e del Golfo, e la sempre latente guerra di potere tra sodalizi che si giocano le fette di mercato illegale, ha fatto drizzare le antenne a tutti i maggiori detective della provincia, e non solo, che temono l’inizio di un escalation sempre più feroce la fine di una pax di cartapesta. E a scendere in campo, come accennato, è la DDA di Roma.

In molti titolano “guerra di camorra” tra sodalizi che da sud arrivano fino in città, rottura di equilibri, regolamento di conti in stile gangsteristico. Ipotesi inquietanti ma che, per più di qualcuno, a Formia, sono solo suggestioni: si dubita che questo possa essere un fatto di criminalità organizzata, dal momento che il 42enne colpito non era visto come un capo, fuori da dinamiche di malavita organizzata, semmai un ragazzo esuberante per utilizzare un eufemismo e coinvolto, peraltro, in una brutta storia di violenza ai danni della ex compagna che Latina Tu ha avuto il privilegio di raccontare.

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Ad ogni modo, non è un caso che l’ex Pm della DDA di Napoli Cesare Sirignano, che conosce bene la zona di Formia e del sud pontino, ha rilasciato importanti dichiarazioni all’Agi: “Troppo presto per fare ipotesi ed evocare conflitti, tuttavia l’episodio rappresenta di per sé un fatto oltre che grave per le modalità, anche sintomatico di una rottura con il passato, in cui solo in casi davvero eccezionali vengono colpiti parenti o congiunti di elementi di vertice di una organizzazione mafiosa o legati alla sua storia come nel caso dei Bardellino. Occorre attendere l’esito delle indagini – ha spiegato – per comprendere cosa sia realmente accaduto e se questo episodio costituisca o meno un sintomo di una malattia più grave che non tarderà a manifestarsi“.

Ad agosto 2019, chi scrive pubblicò una lettera anonima pervenutaci da Formia, molto circostanziata, che parlava proprio di Gustavo Bardellino. L’anonimo lo descriveva come un uomo incurante di leggi e regole. Per quella pubblicazione, sempre chi scrive fu querelato da Gustavo. La Procura di Cassino archiviò.

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