RAPINA IN GELATERIA A LATINA: CASSAZIONE CONFERMA LE ACCUSE A CARICO DI COPPOLA

Rapina a mano armata presso la nota gelateria di Latina “Treccioni”: confermata la misura cautelare per uno dei due arrestati

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile, presentato dal 49enne di Latina Paolo Coppola, assistito dall’avvocato Moreno Gullì, contro la pronuncia del Tribunale del Riesame arrivata nello scorso ottobre che aveva a sua volta rigettato il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il furto commesso presso la gelateria “Treccioni”. Il quadro accusatorio rimane confermato.

Sempre a ottobre, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, Paolo Coppola Carlo Peluso (43 anni), assistiti dagli avvocati Moreno Gullì, Sandro Marcheselli e Valentina Sartori, e accusati della rapina a mano armata consumata lo scorso 3 settembre ai danni della gelateria Treccioni, avevano deciso di rispondere negando tutti gli addebiti. Peluso aveva ammesso di aver rubato lo scooter con cui è stata consumata la rapina e che poi è stato ritrovato in Viale Nervi, nel complesso dei Palazzoni.

I due uomini sono stati arrestati dalla Polizia di Stato che li teneva d’occhio da quando è stato commessa l’azione criminale. Entrambi hanno precedenti penali e sono volti noti delle rapine e dei furti aggravati.

A inizio settembre, come evidenziavano le immagini della video-sorveglianza, due banditi erano entrati nella tarda serata dentro il locale e, tramite la minaccia delle pistole che impugnavano, avevano costretto le due dipendenti della gelateria a svuotare il registratore di cassa e consegnare loro l’incasso di giornata.

Al momento della rapina, erano presenti nel locale le due donne, rimaste evidentemente scioccate da ciò che è capitato. L’irruzione dei due banditi, i cui volti erano nascosti dietro i caschi, fu veloce e violenta: arrivati con uno scooter mentre il locale stava per chiudere e minacciate le due donne, fuggirono immediatamente una volta ricevuti i soldi, circa 3mila euro. Il locale, come noto, si trova in Via Pierluigi Nervi, nel complesso del cosiddetto Palazzo di Vetro, più volte finito al centro della cronaca per violenza, prostituzione e anche rapine.

Il caso della rapina era stato preso in carico dalla Polizia di Stato che ha acquisito le immagini della videosorveglianza che, almeno a giudicare dagli arresti eseguiti a carico dei due sospettati, sono state in grado di rappresentare la fisionomia dei due rapinatori, benché il viso fosse coperto dai caschi.

Il mezzo utilizzato dai due banditi per rapinare la gelateria è stato successivamente ritrovato ai Palazzoni, in Q4. Lo scooter, un Honda Sh, rubato, apparteneva a un ragazzo che vive proprio al Palazzo di Vetro, dove si trova la gelateria, che ovviamente nulla a che fare con la rapina.

Come ricostruisce la Cassazione, il Tribunale del Riesame Roma ha motivato la gravità indiziaria a carico di Coppola sulla base di diversi elementi indiziari: il rinvenimento, poche ore dopo la rapina (si tratta, effettivamente, di poco più di dieci ore della notte e del primo mattino del 4 settembre 2023), nella sua abitazione, dove si trovava anchePeluso, di due caschi (uno grigio tipo “Jet” con parasole nero e uno di colore scuro con visiera trasparente e la scritta “Scooter”) e di indumenti (un paio di scarpe da ginnastica marca “Nike-Air” taglia 45 e un paio di calzini di spugna bianchi e neri con il logo “Robe di Kappa”) compatibili con quelli che, dalla visione del filmato della telecamera di videosorveglianza, erano stati indossati da ciascuno dei due rapinatori; il rinvenimento, sempre a poche ore dal fatto, nel cortile condominiale sotto il palazzo dove abita Coppola, dì un cappellino da baseball anch’esso compatibile con quello che era stato indossato, sotto il casco, da uno dei due rapinatori; il rinvenimento, nelle vicinanze dell’abitazione di Coppola (a circa 30 metri di distanza dalla stessa), di un ciclomotore di marca Honda modello SH 150 di colore grigio argento, provento di furto, che, anche in quanto privo della mascherina anteriore, era pure esso compatibile con quello, anch’esso privo di mascherina anteriore, che, come risultava dal più volte menzionato filmato, era stato utilizzato dai rapinatori per commettere la rapina.

Tale valutazione degli elementi indizianti a carico del ricorrente appare, ad avviso della Cassazione, congruente rispetto sia ai canoni della logica, sia ai principi di diritto che governano l’apprezzamento dei gravi indizi di colpevolezza.

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