CISTERNA-VALMONTONE, LE ASSOCIAZIONI DI APRILIA: “UN CONSUMO DI SUOLO DA OLTRE UN MILIONE DI METRI QUADRATI”

“Cittadini e speculazioni insostenibili”, l’intervento delle associazioni ambientaliste di Aprilia, “La Città degli alberi” e “Aprilia Libera”

“Vorremmo aprire una riflessione profonda su cosa sta succedendo intorno a noi, a seguito dell’ennesimo impattante progetto calato dall’alto, senza rispetto di vite, territorio, ambiente, salute e generazioni future.

Continuano ad autorizzare sul nostro territorio altri impianti di trasferenza rifiuti, consumando altro suolo, inquinando e appestando l’ambiente, quando già paghiamo lo scotto dei milioni di tonnellate che si riversano da 10 anni sulle nostre teste, senza nemmeno la consolazione che tali rifiuti possano essere reimpiegati efficientemente, se non incenerendoli e seppellendoli, consumando altro suolo e contribuendo ad altre emissioni. È questa la transizione ecologica?

Stanno autorizzando decine di ettari di fotovoltaico su terreni agricoli, trasformando brutalmente il paesaggio rurale, privandolo dei pascoli, delle colture, degli alberi, consumando suolo che potrebbe dare cibo, ossigeno e bellezza, mentre sarebbe sostenibile utilizzare tutta la superficie già consumata dall’urbanizzato, commerciale e industriale, per produrre energia rinnovabile! Perché nessuno legifera in tal senso? È questa la transizione ecologica?

Tutti i finanziamenti al Trasporto pubblico regionale spariscono quasi sempre in un nulla di fatto (raddoppio Roma-Nettuno promesso nel 2014 e prima ancora nel 1980): questo servizio universale strategico, ancorché pubblico, sta da anni subendo un progressivo smantellamento ad opera del privato che lo gestisce (chiusura di stazioni, eliminazione del personale di terra e di bordo, smantellamento linee, soppressione fermate dei treni, eliminazione dei depositi di manutenzione, perdita delle competenze, manutenzione non programmata…), senza che, né le regioni deputate a risponderne, né lo stato schizofrenico, fissino regole e veti; il governo italiano da anni va stipulando accordi, impegni, protocolli internazionali sulla riduzione delle emissioni, salvo poi disattenderli puntualmente, incorrendo in procedure d’infrazione che ricadono sulle spalle della popolazione e aumentando ogni giorno il debito pubblico, da una parte, e dall’altra spendendo (in armamenti in primis) e spandendo in ridondanti strade, bretelle e autostrade, col risultato di incentivare solo il trasporto privato su gomma, di lasciare distruggere, oltre che l’ambiente, anche il patrimonio storico- culturale, il patrimonio pubblico della rete ferroviaria regionale, permettendo la chiusura di linee e stazioni, l’isolamento di intere comunità, l’eliminazione di binari e scambi, la riduzione delle corse giornaliere, l’abolizione dei treni più economici sostituiti da TAV, …a fronte di una domanda sempre più consapevole e in crescita dei cittadini.

Da oltre venti anni, con gli irriducibili amici del Comitato No Corridoio, stiamo cercando di far comprendere alle varie amministrazioni regionali/provinciali/comunali che un’autostrada, oltre la Pontina, devasterebbe il territorio irreversibilmente, consumando altro suolo. Ma è ormai chiaro che non è questione di comprensione, poiché l’elenco degli impatti è talmente lungo ed eclatante, che i pochi e soli vantaggi che ne deriverebbero gridano la sola ragione che spinge ancora avanti questo assurdo progetto: il selvaggio profitto privato, a svantaggio del bene comune. “Ne guadagnano le imprese private”, ribattono? Quindi tutto il resto non conta niente?!?

Chi sceglie di utilizzare la mobilità sostenibile anziché l’auto privata, chi studia e lavora lontano da casa, chi sceglie di recarsi in località balneari o turistiche o chi deve curarsi lontano e usa i treni, con tutti i disagi annessi, trova ostacoli insormontabili e subisce danni ogni giorno: nessuno di chi governa si fa sfiorare dall’idea che forse gli investimenti non andrebbero sprecati per l’inquinante trasporto su gomma, ma sul potenziamento della rete ferroviaria, ANCHE per il traffico commerciale?!

Abbiamo proposto una “Ferrovia delle Città di Fondazione e del Litorale Pontino”, anziché quest’ennesimo ecomostro e nessuno ha raccolto l’idea! Se ne può parlare?
Davvero chi governa trova sostenibile agevolare la mobilità di milioni di persone su gomma? Questa è definibile “transizione ecologica” o non sarebbe più onesto chiamarla “regressione suicida”?

Il progetto integrato denominato “Corridoio intermodale Roma-Latina e collegamento autostradale Cisterna- Valmontone” è costituito da un sistema autostradale, per una lunghezza di circa 100 km, e dalle relative opere connesse per ulteriori 56 km, ed è suddiviso nelle seguenti opere principali: il collegamento autostradale Roma (Tor de’ Cenci) – Latina nord (Borgo Piave) e il collegamento autostradale Cisterna – Valmontone. Recentemente, il progetto è stato declassato a superstrada.

Il Comitato No Corridoio, che sta organizzando assemblee pubbliche sui territori impattati coinvolgendo le amministrazioni, ci ha fornito il 1° Decreto Espropri con l’elenco delle particelle catastali del comune di Aprilia, da cui emergono i seguenti sconfortanti dati:

  • 412.926 mq di vigneti, frutteti, seminativi, kiweti espropriati;
  • 5.906 mq di incolto/pascolo espropriato;
  • 418.832 mq suolo agricolo totale espropriato.

Senza contare i terreni del Demanio dello Stato (boschi, fiumi, aree verdi) e del Comune di Aprilia. Si può informare la popolazione che, senza calcolare le aree di cantiere espropriate temporaneamente, stanno piovendo, addosso ai cittadini, espropri di terreni agricoli per un ammontare totale di consumo di suolo pari a circa 1.160.000 mq? E che tutta questa superficie sarà deputata a produrre emissioni inquinanti al posto dell’ossigeno che oggi produce? Si può informare la cittadinanza che le famiglie colpite da questa devastante opera sono oltre 5000, di cui circa 60 famiglie nel Comune di Aprilia? Si può informare che le particelle catastali oggetto di esproprio, solo nel comune di Aprilia, ammontano a circa 90? Si può dire che il costo dell’opera commissariata è, secondo la previsione al 30 aprile 2023, di 2.311,3 milioni di euro (Fonte: MIT – Osserva Cantieri), di cui disponibili 1.018 milioni (Fonte: Camera dei Deputati)? Siamo disposti a sacrificare tanto territorio, paesaggio, salute, agricoltura, ossigeno, sull’altare del profitto?”.

Lo scrivono, in una nota, “Aprilia Libera” e “La Città degli Alberi”.

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