ASL LATINA: DOPO CONCORSOPOLI, ALTRI VELENI SOTTO LA LENTE

Dopo i concorsi, i veleni. Alla Asl di Latina non c’è pace e spuntano altri “altarini” già all’attenzione di dirigenza e organi competenti

Come se non bastassero quelli delle domande suggerite per far superare un esame, delle raccomandazioni politiche, di concorrenti che non hanno mai visto un’azienda e superano i test indovinando tutte le domande, all’Asl di Latina c’è dell’altro.

Sul fronte concorsi truccati, il processo inizierà il prossimo 21 ottobre. Ad oggi, ancora agli arresti domiciliari, dopo l’ordinanza di custodia cautelare eseguita il primo luglio, c’è l’ex segretario provinciale del Pd, Claudio Moscardelli, insieme all’ex dirigente del reclutamento Asl, Claudio Rainone, e al funzionario Mario Esposito.

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Tuttavia a Latina, e forse anche altrove, in questi carrozzoni spesso più attenti alle sirene politiche che alle esigenze di salute dei cittadini, si sarebbe manifestato anche un altro tipo di “andazzo”. Questo almeno a quanto viene riportato in una nota, pervenuta con lo strumento del “whisteblowing”, cioè la denuncia interna anonima, e inviata anche a Procura, Anac, Corte dei Conti, Finanza e Nas.

Cosa viene segnalato? Gli screening, importantissimi per la prevenzione, sarebbero stati eseguiti a Latina praticamente senza controllo, premiando sempre gli stessi, liquidando i compensi senza preoccuparsi troppo. Sarà vero? Lo accerteranno già alla Asl, dove la direttrice generale Silvia Cavalli e la responsabile dell’anticorruzione, Assunta Lombardi, hanno avviato le dovute verifiche e richiesto controdeduzioni per ogni singolo punto di denuncia agli stessi organi del Dipartimento di Prevenzione che avrebbero perpetrato gli atti illeciti.

“L’attività in questione – è scritto nell’esposto, con tanto di delibere allegate – svolta come incentivante, doveva essere al di fuori dell’orario istituzionale, attestato mediante il cartellino marcatempo, utilizzando un apposito codice”. Cosa che non sarebbe mai avvenuta: “le ore complessive liquidate con quel codice risultano di gran lunga inferiori alla somma di ore assegnate e poi liquidate per la partecipazione a ciascun singolo progetto”.

Inoltre “il costo orario lordo è corrisposto al netto di voci come Irap e oneri sociali, determinando un costo maggiore per l’azienda”. Il risultato? “Sono state pagate ore lavorative progettuali mai svolte e persino ad alcuni partecipanti in assenza delle previste timbrature”.

Non solo, si sarebbero concretizzati pagamenti “anche a persone che non risultava nemmeno in servizio perché in malattia”. Il tutto senza controlli rispetto alla presenza o meno e allo svolgimento in attività progettuali che – quando andava bene – coincidevano con quelle ordinarie. Segnalato, infine, anche il fatto che tecnici del dipartimento di prevenzione siano stati chiamati a collaborare con la Procura “in assenza di qualunque atto formale”.

E dopo questo esposto, ne sono seguiti altri – sempre utilizzando lo stesso sistema – su altre attività di screening. In pratica il dipartimento di prevenzione sembra essere una “azienda nell’azienda”, senza che le direzioni aziendali che si sono succedute nel tempo, si siano mai preoccupate dell’utilizzo di fondi pubblici praticamente “a pioggia”. Tra gli allegati all’esposto anche liquidazioni di decine di ore mai fatte.

La neo direttrice Cavalli si è trovata la pratica sulla scrivania e ha chiesto chiarimenti, ma possibile che prima nessuno se ne accorgesse? L’ex direttore Giorgio Casati, uscito indenne dalla “concorsopoli” ma che alle prime avvisaglie uscite sui media, da Direttore Generale, non ha sentito il bisogno di intervenire, è colui che, del resto, ha ottenuto il pagamento per una sanzione comminata quale datore di lavoro, salvo restituirla dopo la presentazione di una interrogazione regionale. E parrebbe che alcuni dirigenti avrebbero chiesto e ottenuto di riavere le somme per sanzioni ricevute nel tempo. Sicuramente tutto lecito, ma adesso? C’è lo scandalo dei concorsi e tutto passa in secondo piano.

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