OMICIDIO STRADALE, IL CONSULENTE: “MUZIO POTEVA E DOVEVA ARRESTARE LA SUA MARCIA”

Annalisa Muzio
Annalisa Muzio

Morì investito nei pressi della Monti Lepini a Latina. L’auto era guidata dall’attuale assessore della Giunta Celentano, Annalisa Muzio

Prosegue il processo per omicidio stradale che vede sul banco degli imputati l’assessora all’urbanistica del Comune di Latina, Annalisa Muzio. Ad aprile 2025, il giudice monocratico del Tribunale di Latina ha ammesso come testimoni il consulente della Procura di Latina e ben due consulenti della difesa, rappresentata dagli avvocati Renato Archidiacono e Anna Toneatto. Si tratta di tre ingegneri chiamati a spiegare la dinamica dell’incidente che vide la morte di Giorgio Pedaci.

A distanza di quasi un anno è ripreso il processo con un nuovo giudice monocratico, Gabriella Naldi, che ha registrato la revoca di alcune parti civili, famigliari della vittima, assistiti dall’avvocato Abate. Le altre parti civili sono difese dagli avvocati Morazzano e Conte.

A luglio 2024, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, aveva rinviato a giudizio per omicidio stradale l’assessora all’urbanistica della Giunta di centrodestra, Annalisa Muzio.

All’esponente politica di Fare Latina/Forza Italia è contestato il reato di omicidio stradale per i commi 1 e 7. Il reato punisce l’eventuale responsabile con la reclusione da 2 a 7 anni, in quanto l’evento letale deriva da “chiunque” violi le norme sulla disciplina della circolazione stradale poste dal codice della strada e dalle relative disposizioni complementari. Il comma 7, però stabilisce un’attenuante a effetto speciale con diminuzione di pena fino alla metà, qualora l’evento letale non sia “esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole”, ma anche di altre circostanze.

Nel caso dell’assessora, il pubblico ministero Marina Marra ha contestato il concorso di colpa al pedone deceduto, l’allora ex insegnante di musica, originario di Latina, Giorgio Pedaci. Anche secondo il Gip, che ha mandato a processo Muzio, il pedone avrebbe violato l’articolo 190 del codice della strada in quanto non avrebbe utilizzato l’attraversamenti pedonale che si trovava a meno di 100 metri da lui. Per tale ragione, si contesta il concorso di colpa.

Accolte le parti civili: si tratta della convivente del 75enne, di un cugino e di un’altra decina di parenti. Come detto, a rinunciare come parti civili i parenti che sono stati risarciti dall’assicurazione.

L’esponente politica di Fare Latina e Forza Italia è sotto processo in ragione dell’incidente stradale avvenuto cinque anni fa quando, in piena corsa come Sindaco alle elezioni amministrative del capoluogo, fu coinvolta nel sinistro mentre era alla guida della sua auto.

A morire, come accennato, il 75enne Giorgio Pedacicolpito dal mezzo. Era la serata del 14 settembre, intorno alle ore 21su strada Monti Lepini, all’altezza del Park Hotel. Per l’esattezza in Via Capograssa. Il 75enne, ricoverato all’Ospedale Santa Maria Goretti, morì il 21 ottobre. Da subito le condizioni erano risultate gravi, tanto che l’uomo era finito in coma.

L’uomo, dopo l’impatto, era stato ricoverato all’Ospedale Santa Maria Goretti in seguito all’intervento dei sanitari del 118 poiché, nella caduta, aveva sbattuto la testa. Da subito le condizioni erano risultate gravi, tanto che l’uomo era finito in coma.

Pedaci fu investito dalla Range Rover Evoque guidata da Muzio mentre si trovava in attesa, insieme al suo cane, sul marciapiede, a due passi da casa sua. Il 75enne stava per attraversare la strada quando l’auto girò per immettersi su strada Monti Lepini (in direzione Borgo San Michele) e lo urtò facendolo sbattere con la testa a terra. Una caduta che fu fatale per Pedaci.

Lo scorso febbraio ha il consulente medico-legale della Procura, Alessandro Mariani, professore presso il Polo Pontino de La Sapienza, al quale è stato chiesto di spiegare come Pedaci abbia percepito il dolore. A seguire hanno testimoniato un Carabiniere e un metronotte, presenti sul luogo dell’incidente.

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Oggi, 2 aprile, ha testimoniato l’ingegnere Emanuele Augusto Nicolai chiamato a spiegare la dinamica dell’incidente, in qualità di consulente della Procura. Secondo lo specialista, la guida di Muzio non è stata sufficientemente attenta a rilevare la presenza del pedone. La velocità dell’auto sarebbe stata nell’ordine dei 50 chilometri orari, ossia nel limite consentito in quel tratto di strada, sebbene non si possa stabilire con esattezza la velocità percorsa.

La conducente – lo specifica il consulente – avrebbe potuto e dovuto avvedersi della presenza del pedone e avrebbe potuto e dovuto arrestare la corsa, tanto che il mancato funzionamento di un lampione non si considera un evento eccezionale. Per contro, nonostante abbia avuto un tempo non inferiore ai due secondi e sei millesimi, la conducente non è riuscita a porre in essere manovre efficaci. Vi sarebbe anche la responsabilità parziale del pedone che non è stato attento nell’attraversare in una zona trafficata e lontano dalle strisce pedonali che si trovavano a meno di cento metri da dove l’uomo ha attraversato. Secondo il consulente, la conducente avrebbe attuato una manovra nella corsa, che consente di dire che è stata finalizzata a evitare un ostacolo. Ad ogni modo, il punto di impatto non può essere stimato, come i segni sull’auto non possono essere certa prova di essere riconducibili all’investimento di Pedaci. Potrebbero essere stati causati dall’usura della vettura. La strada, secondo il consulente, aveva una illuminazione adeguata.

Il processo, rinviato al prossimo 1 ottobre, vedrà l’escussione dei due consulenti tecnici della difesa.

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