Il Comune di Sperlonga ha pubblicato un avviso pubblico (Prot. n. 7932 del 08.05.2026) con il quale rende noto che intende acquisire manifestazioni di interesse da parte di Imprese o associazioni interessate alla gestione “in comodato gratuito e non esclusivo” dell’Ufficio Informazioni ubicato al piano terra del Palazzo comunale, sito in piazza Europa, ai fini del Servizio di Informazioni turistiche nel comune di Sperlonga.
“Senonché – spiega il Partito Democratico di Sperlonga – leggendo le clausole dell’Avviso, sorprendentemente, si apprende che l’eventuale affidatario non si dovrà limitare al servizio di informazioni turistiche come prima indicato ma dovrà occuparsi di ben altre più qualificate e sensibili attività quali la promozione turistica, la promozione sociale e la tutela dell’ambiente, l’organizzazione di manifestazioni ed eventi turistici e infine dello sviluppo economico locale: altro che Ufficio informazioni!
Ad ogni buon conto, ad una prima lettura, il bando, seppur confusamente, sembrerebbe un ordinario atto di promozione, ma analizzando i passaggi testuali emergono anomalie e criteri che rischiano di trasformare un servizio pubblico in una gestione privata e poco trasparente. Fin dalle prime righe il bando appare come un vestito cucito su misura. Infatti l’Art.2.1 stabilisce che possono partecipare solo le associazioni che abbiano una base associativa dove “almeno il 50% dei soci deve essere costituito da imprenditori locali”. Questa clausola, estremamente specifica ed escludente, appare del tutto ingiustificata e ingiustificabile, perché non è possibile individuare una sola ragione per la quale un’associazione del Terzo Settore debba essere composta per metà da imprenditori locali.
Pertanto si profila subito il sospetto di un bando “sartoriale”, costruito per premiare un gruppo specifico di interessi economici locali, impedendo la partecipazione di associazioni che non abbiano legami con l’imprenditoria locale. Ma il bando riserva ulteriori stravaganti sorprese.
L’Art. 3.1 parla di “gestione in comodato gratuito, ad uso non esclusivo” dei locali comunali e, guarda caso, all’Art. 3.6 si richiede al gestore la “disponibilità a gestire ulteriori servizi pubblici essenziali tramite atti separati”. Questo significa che si assegna un ufficio per il turismo, ma si mette una “ipoteca” su futuri servizi pubblici essenziali non meglio specificati. In sostanza si tratta di una vera e propria delega in bianco che permette all’amministrazione di affidare, in futuro e senza nuove gare, compiti delicati e magari remunerativi allo stesso soggetto, aggirando il principio di concorrenza con la scusa della “convenzione già in essere”. Tutto questo per un tempo di dieci anni di gestione senza controllo. Infatti l’Art. 3 stabilisce una durata di cinque anni, con tacito rinnovo per ulteriori cinque anni.
A tale riguardo è forse il caso di ricordare che, nel diritto amministrativo, il “tacito rinnovo” è una pratica guardata con estremo sospetto dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), poiché impedisce il ricambio e la trasparenza. Blindare un locale del Palazzo Comunale e un’attività strategica per il territorio per 10 anni nelle mani dello stesso soggetto (magari l’unico che rispondeva al requisito del 50% di imprenditori locali) significa sottrarre un bene pubblico al controllo democratico per due intere consiliature.
Ma l’apoteosi del potere assoluto che da tre decenni trasuda dal Palazzo comunale di Sperlonga, arriva con l’Art. 2.4 e l’Art. 3.2: nel primo si dichiara che il Comune può interrompere il procedimento “per motivi di sua esclusiva competenza, senza che i soggetti
istanti possano vantare alcuna pretesa”; nel secondo si parla di rinnovo ad “insindacabile giudizio dell’Amministrazione”. L’uso del termine “insindacabile” in un atto pubblico, secondo la giurisprudenza, deve essere usato entro limiti ben precisi e definiti. Il potere pubblico non può essere mai arbitrario e deve rispettare i principi di buona fede, correttezza e pubblico interesse. Nel caso in questione la clausola potrebbe tradursi in un potere di revoca immotivato per cui se l’Associazione è “gradita”, il rinnovo è automatico; se non lo è, l’amministrazione decide in modo “insindacabile”. È la negazione della certezza del diritto per i partecipanti, con la conseguenza di trasformare un servizio pubblico in un avamposto clientelare in un Comune dove la legalità, da decenni, viene sistematicamente violata.
Proprio tale “inquinamento ambientale” della legalità rende clamoroso e sospetto l’improvvisa inversione di rotta nella gestione della programmazione e promozione turistica del territorio, da parte di chi, in altri tempi e con altri compagni di cordata, favorì la chiusura della locale Pro Loco, privando gli operatori turistici e il paese di un punto valido di riferimento che da decenni si occupava egregiamente della promozione turistica del territorio”.
