Mafia apriliana, prosegue il processo presso il Tribunale di Latina riguardante il sodalizio criminale di Forniti e le infiltrazioni mafiose nel Comune
È ripreso il processo, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dalla terna di giudici Nadile-Zani-Trapuzzano Molinaro, derivante dall’imponente operazione di DDA, DIA, Carabinieri e Polizia di Stato denominata “Assedio” che ha portato al commissariamento per infiltrazione mafiosa del Comune di Aprilia. Parti civili, oltreché all’ente comunale, difeso dall’avvocato Massimo Sesselego, l’associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, difesa dall’avvocato Benedetta Manasseri, l’associazione “Rete di Giustizia. Il Sociale contro le mafie”, assistita dall’avvocato Fabio Federici e, infine, Libera, difesa dagli avvocati Vincenza Rando e Demetrio Villani.
A rappresentare l’accusa il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alessandro Picchi. Oggi, 27 febbraio, l’udienza ha visto la ripresa dell’esame del colonnello dei Carabinieri, Riccardo Barbera, oggi in forza al Ros di Roma, ma all’epoca dei fatti Comandante della Stazione di Aprilia. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Cincioni, Massimo Biffa, Francesco Mercadante, Oreste Palmieri, Donato Felline, Pietro Pomanti, Gianluca La Penna, Fabrizio D’Amico, Gianluca Tognozzi, Andrea Barbesin, Emilio Siviero, Gianluca Agostini, Pierpaolo Dell’Anno e Francesco Vasaturo.
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Come noto, sono 19 gli imputati, mancando Patrizio Forniti e la moglie Monica Montenero arrestati lo scorso 14 novembre in Marocco dopo una latitanza che durava dal luglio 2024 quando scattarono gli arresti derivanti dall’operazione “Assedio”. Tra gli imputati che devono affrontare il processo, l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi. Tra di loro anche Luca De Luca, considerato dalla DDA figura di riferimento di Patrizio Forniti e Luigi Morra.
Tra gli imputati anche Sergio Gangemi, l’uomo vicino alla ‘ndrangheta di Reggio Calabria e molto attivo, da anni, in diversi campi di interesse, tra Aprilia, Latina e Roma. Quest’ultimo, però, insieme ai co-imputati Gianluca Vinci, Gianluca Mangiapelo e Singh Jasmail, è stato giudicato col rito abbreviato e ha rimediato una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
A giudizio anche l’imprenditore apriliano Marco Antolini, Ivan Casentini (nipote del boss Forniti), Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo detto Roberto Venditti (del bar la Primula), Sergio Gangemi, Simone Amarilli, Sergio Caddeo, Massimo Picone, Matteo Aitoro, Gianluca Micheli, Gianluca Ambrosini e Giulia De Rosa. Accusati di associazione mafiosa Luca De Luca, Marco Antolini, Invan Casentini, Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo Venditti, oltreché a Patrizio Forniti, Monica Montenero e Maurizio Dei Giudici. Deve rispondere del reato del 416bis, anche l’ex primo cittadino Lanfranco Principi. Tra i reati contestati, a vario titolo, oltreché al concorso esterno in associazione mafiosa all’ex sindaco Lanfranco Principi, traffico di sostanza stupefacente (cocaina, hashish e marijuana), estorsione aggravata, rapina, lesioni e minaccia, usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria e detenzione e porto d’armi.
Barbera, interrogato dal pm Picchi, ha continuato a ripercorrere i rapporti tra il sodalizio criminale e la pubblica amministrazione apriliana, in particolare la vicenda dei dispenser dell’acqua da installare nelle scuole e i “video wall” che ha interessato Antonino Ziino e i nipoti Gianluca (imputato in questo processo) e Massimo Ambrosini, quest’ultimo titolare della Mamo Advertising. Nel 2020, Massimiliano Ambrosini, imprenditore della nota società apriliana Mamo Advertising, fu arrestato dai Carabinieri perché nel suo garage in Via Caligola, ad Aprilia, furono trovati 20 chili di cocaina. Circa un anno dopo, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, assolse Ambrosini il quale diceva che lui, di quella roba, non sapeva l’esistenza. L’assoluzione arrivò perché le chiavi del magazzino erano della disponibilità anche di altre persone e non poteva essere dimostrato che Ambrosini sapesse tutto ciò che veniva stoccato all’interno del deposito.
In uno degli episodi descritti dall’indagine, Patrizio Forniti e i due generi Aitoro e Salami avrebbero trasportato i 20 chili di cocaina nel magazzino della Mamo, ossia proprio quelli ritrovati dai Carabinieri nel 2020. Ambrosini sarebbe stato, al contrario, perfettamente consapevole di dover custodire i carichi di droga della cosca Forniti e si sarebbe accordato con Maurizio Dei Giudici (deceduto) del compenso che gli sarebbe spettato.
In una conversazione, fra la moglie del boss Forniti, Monica Montenero, la figlia Yesenia e il compagno di quest’ultima Salami, le due donne spiegano i meccanismi utilizzati per far uscire dal Lussemburgo il denaro del Forniti mediante l’aiuto di tale Calogero, presumibilmente Calogero Schifano, attraverso fittizie ordinazioni di materiale pubblicitario alla società Mamo Advertising, per l’appunto la società di Massimiliano Ambrosini.
Il pomeriggio del 15 gennaio 2019, ha ricordato il colonnello Barbera, l’allora vice-sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi si incontrava, all’interno di un locale pubblico, con Luigino Benvenuti. In questa conversazione, emerse che Marco Antolini si era presentato con la “lista della spesa” chiedendogli vari interventi finalizzati a “sistemare la cognata”, assegnare la gestione dei videowall al pregiudicato Antonino Ziino, indirizzare i lavori per la riqualificazione di piazza Marconi, la progettazione del parcheggio in centro ad Aprilia e l’ampliamento del cimitero.
Al termine della conversazione Antolini, evidentemente per sottolineare le attese che nutriva, ribadiva al suo interlocutore di aver sostenuto anche le spese economiche per la pubblicità effettuata dalla Mamo Advertising, cioè manifesti elettorali, vele ed inserzioni su schermi a led “…perché mi è arrivata una schicchera di 10.000 euro di fattura eh?…”. Dal canto suo, Principi, manifestando quindi di aver ben chiaro la natura illecita del loro accordo, lo tranquillizzava “poi recuperiamo a cì… recuperiamo … tranquillo!”.
L’esame del colonnello dei Carabinieri è proseguito fino al pomeriggio inoltrato per descrivere le decine di capi d’imputazione che contestano l’associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. Al vertice Patrizio Forniti e gli altri imputati Massimo Picone, Nabil Salami, Matteo Aitoro, Jasmail Singh, Gianluca Vinci, Gianluca Mangiapelo, Gionni Micheli, Gianluca Micheli, Gianluca Ambrosini e Giulia De Rosa detta Cipolla.
Il processo riprenderà il prossimo 27 marzo con la fine dell’esame del colonnello e l’inizio del contro-esame dell’agguerrito collegio difensivo.
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IL PROCESSO – A febbraio 2025, è stato stabilito il giudizio immediato per tutti colori i quali sono stati raggiunti, lo scorso luglio 2024, dalle misure restrittive più gravi: carcere e domiciliari. È stata questa la decisione del giudice per le indagini preliminari Francesco Patrone che ha accolto la richiesta presentata alla fine dello scorso anno dai sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Luigia Spinelli e Francesco Cascini. Come noto, si tratta del processo che scaturisce dall’operazione denominata “Assedio” che, nella provincia di Latina, ha terremotato l’amministrazione comunale di Aprilia, arrivando a contestare l’associazione mafiosa al gruppo autoctono retto dal boss Patrizio Forniti e interessando l’ex sindaco Principi, accusato di reati aggravati dal 416bis.
“Nella sua qualità di Vicesindaco del comune di Aprilia, con deleghe al Bilancio, Finanza e Tributi, Rapporti con le aziende e gli enti derivati, Affari Generali ed Amministrativi, Personale, Servizi demografici, inforrnato del pervenimento di una richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Aprilia presentata dalle associazioni “Reti di Giustizia” e “La frusta politica” – scrive il Gip Patrone – nel procedimento nr. 23829/’17 RGNR che vedeva imputati davanti al Tribunale di Velletri i fratelli Gangemi Sergio e Giampiero nonché Forniti Patrizio, contribuiva al rafforzamento dell’associazione di stampo mafioso capeggiata da Patrizio Forniti inducendo il Sindaco Antonio Terra a rinunciare alla richiesta di costituzione di parte civile con le frasi “noi non ci costituiamo per un cazzo, questa è una vicenda privata che a noi non ci riguarda”; “ehi, fermati…”, gli ho detto “stai buono, non ti inventare un cazzo”, ho detto “è ii Capo dei Capi gli ho detto io” ed altresì intervenendo presso Omar Ruberti, consigliere comunale di Aprilia e presidente della Commissione Bilancio, Tributi e Affari Generali, che doveva pronunciarsi sull’istanza, con le seguenti frasi “l’ultimo che ti ho delta è il “Capo dei Capi”, ma è cattivo, cattivo per dire cattivo, e facendo riferimento a possibili vendette o rappresaglie da parte loro: “Ma questi personaggi già sanno che questi hanno fatto queste cose che è…no? E stanno aspettando che facciamo qualche mossa, allora dico”. E infine con argomenti di analogo tenore nei confronti di singoli consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione così che la predetta commissione comunale respingeva la richiesta avanzata dalle associazioni di costituzione di parte civile. Contributo al sodalizio del quale informava, in corso d’opera, il capo clan Patrizio Forniti ed i sodali Luca De Luca, Luigi Morra, Ivan Casentini e Maurizio Dei Giudici, direttamente o per il tramite di Luigino Benvenuti”.
Principi, inoltre, “contribuiva al rafforzamento e al consolidamento dell’associazione di stampo mafioso, anche in adempimento del patto di scambio politico mafioso tramite: l’affidamento diretto il 13 novembre 2018 alla ditta SI.CO di Ivan Casentini, partecipe al sodalizio, del “servizio di pulizia caditoie stradali del comune di Aprilia” per l’importo di 48.678 euro; permettendo il tempestivo pagamento da parte del Comune di Aprilia delle fatture emesse dalla predetta società e dalla V&GA di Marco Antolini , partecipe al sodalizio, riguardo ai “lavori di manutenzione per interventi edili da eseguirsi su immobili comunali” per un importi a base d’asta part a 187.138,93 euro aggiudicato dalla precedente Amministrazione; assicurando il proprio sostegno per ogni bisogno e pretesa da parte dei membri della consorteria quali: l’assunzione del figlio di Marco Antolini, partecipe al sodalizio, l’autorizzazione alla installazione di video wall pubblicitari e di dispencer di acqua presso edifici pubblici da parte di ditta riconducibile a Antonino Ziino, partecipe al sodalizio, la sanatoria edilizia della casa abusiva di Luigi Morra, partecipe al sodalizio, la destinazione di un immobile in agro di Campoverde di Aprilia denominato ex farmaceutica acquisito da Antonio Fusco, Fabrizio e Marco Antolini, quest’ultimo partecipe al sodalizio, la partecipazione ai lavori per la costruzione dei parcheggi pubblici di Aprilia ed altri lavori edili appaltati dal comune di Aprilia alle ditte facenti capo a Marco Antolini, Ivan Casentini, tutti partecipi al sodalizio, sebbene accadimenti non verificatisi ad Aprilia dal mese di marzo 2018 e in data antecedente e prossima sino at mese di luglio 2024″.
