Incidente mortale nel 2011: a distanza di 15 anni dai fatti, arriva la sentenza definitiva per omicidio colposo
A distanza di 15 anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha sancito la pena finale per omissione di soccorso a carico del 71enne Pietro L.R.: 4 mesi di reclusione. L’uomo è ritenuto responsabile di omicidio colposo a causa di un incidente mortale avvenuto nel 2011 a Cisterna in cui perse la vita Mario Coluzzi, 51 anni, dirigente dell’Abbott di Aprilia.
Lo scorso aprile 2025, la Corte di Cassazione aveva, infatti, deciso di annullare la sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la pena a 1 anno e 6 mesi dell’uomo decisa dal giudice del Tribunale di Latina nel 2022. Dopodiché l’altra sezione di Corte d’Appello, a settembre scorso, aveva ridotto la pena a sei mesi. Depositate le motivazioni, l’avvocato difensore Fabiana Pica aveva proposto un nuovo ricorso alla Corte Suprema e, ora, ai primi del mese di aprile, è arrivata la decisione della terza sezione del Palazzaccio: 4 mesi.
L’incidente mortale risale alla serata del 31 maggio 2011, quando Mario Coluzzi, alla guida della sua Audi A4, tamponò violentemente il trattore con rimorchio carico di balle di fieno, fermo in via Conca, tra Latina e Prato Cesarino, in procinto di girare a sinistra su una strada priva di illuminazione.
Il trattore, condotto dall’imputato Pietro L.R., era “privo di luci di segnalazione e due uomini stavano cercando di segnalare la presenza del mezzo con delle torce elettriche”, viene scritto in sentenza. Coluzzi si ritrovò sotto il rimorchio con l’auto e, a causa delle gravi lesioni, morì poco dopo l’incidente all’ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina. L’uomo era sposato e aveva due figli. Viveva a Norma dove quella sera stava tornando.
Il Tribunale di Latina, nel novembre 2022, aveva condannato il conducente del trattore per omicidio colposo, ritenendo che la sua condotta fu imprudente non avendo dotato il mezzo di adeguata segnalazione luminosa. La mancanza delle luci di posizione, infatti, avrebbe impedito a Coluzzi di
notare l’ostacolo.
Secondo quanto emerso, l’auto stava viaggiando a una velocità di circa 80 km/h in una zona con limite di 50 km/h. Secondo la difesa dell’agricoltore, la vittima non aveva acceso le luci abbaglianti e le torce
dei testimoni erano sufficientemente visibili.
I giudici di merito hanno ritenuto che l’imprudenza di Pietro L.R. nel non adottare le misure di sicurezza necessarie, come le luci di posizione sul rimorchio, avesse contribuito in modo decisivo alla morte di Coluzzi.
