EX PRO INFANTIA, L’ARCHITETTO DELLA ONLUS: “L’AREA ERA VINCOLATA DAL PUNTO DI VISTA PAESAGGISTICO”

Ex Pro Infantia
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Lottizzazione abusiva all’Ex Pro-Infantia di Terracina: prosegue il processo che vede tra gli imputati l’ex vice sindaco

È ripreso il processo che contesta agli imputati il reato di lottizzazione abusiva nel complesso dell’ex Pro Infantia di Terracina. Tra gli imputati anche l’ex vice sindaco di Terracina, Pierpaolo Marcuzzi, esponente di Fratelli d’Italia (molto vicino all’europarlamentare Nicola Procaccini), accusato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Il processo si svolge davanti al giudice monocratico, Elena Sofia Ciccone. Oggi, è stato ascoltato l’ultimo testimone esaminato dal pubblico ministero Giuseppe Miliano e contro-esaminato dagli avvocati difensori: si tratta dell’architetto Antonio Crobe che lavorò al progetto della Pro Infantia a Terracina. Il progetto fu presentato nel 2018 e fu un’istanza di manutenzione straordinaria e cambio di destinazione d’uso: sarebbe dovuto sorgere nell’immobile una struttura alberghiera. Precedentemente la ex Pro Infantia ricadeva nella categoria “scuola”. L’incarico gli fu dato dal presidente della Fondazione Pro Infantia

L’architetto presentò al Comune l’istanza per ottenere il permesso di realizzazione della struttura alberghiera. Secondo quanto spiegato dal testimone, il progetto fu presentato secondo la legge della rigenerazione urbana. Delle modifiche fatte al progetto, l’architetto non ha saputo più nulla, in quanto dalla Pro Infantia gli dissero che non si faceva più niente: “L’area entrava nell’area da vincolo paesaggistico e si doveva chiedere alla Regione il nulla osta per operare. Rientrava nella legge regionale sui beni paesaggistici”.

L’architetto ha confermato che la contessa, nonché legale rappresentante della onlus Pro Infantia lo mise a conoscenza che la struttura sarebbe stata venduta ad una società. All’interno della struttura c’erano anche delle opere abusive per cui furono presentate istanze di sanatoria al Comune di Terracina. Ad ogni modo, l’architetto lavorò sul nuovo Ptpr approvato dalla Regione, successivamente dichiarato incostituzionale dalla Consulta.

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La Procura di Latina contesta, a vario titolo, la lottizzazione abusiva in concorso, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblicil’esercizio abusivo della professione e la rivelazione di segreto d’ufficio nei confronti di sei imputati per i quali è stato chiesto il giudizio immediato.

Cinque gli imputati per la lottizzazione abusiva: l’ex Dirigente del Comune di Terracina “Riassetto e Governance del Territorio e delle Attività Produttive”, architetto Claudia Romagna, l’allora Capo Settore “Urbanistica, S.U.E. e Area Tecnica SUAP”, ingegnere Roberto Biasini, il progettista nonché direttore dei lavori del cantiere, il geometra Giuseppe Zappone, l’ex amministratore unico della società Residenze Circe Srl Andrea Ruggeri e l’amministratore e committente di fatto della Srl Daniele D’Orazio. Al geometra Zappone, inoltre, è contestato anche l’esercizio abusivo della professione per aver presentato il progetto architettonico per l’immobile della Pro Infantia e assunto la direzione dei lavori, mansioni per le quali è richiesta una speciale abilitazione dello Stato.

Estraneo alle ipotesi di lottizzazione abusivo ma imputato nel processo, l’ex vice Sindaco di Terracina Pierpaolo Marcuzzi che deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa, infatti, l’esponente di Fratelli d’Italia, coinvolto peraltro in ulteriori due inchieste tra le quali quella denominata “Free Beach”, quale persona informata sui fatti in ordine al quali si svolgevano le indagini sulla ex Pro Infantia, dopo essere stato escusso dalla polizia giudiziaria che gli aveva dato formale avviso dell’obbligo del segreto nel verbale da esso sottoscritto, ha riferito all’indagata Claudia Romagna l’esito del suo interrogatorio.

Le parti civili nel processo sono una privata cittadina che ha comperato un immobile nei pressi della ex Pro Infantia e Legambiente Terracina Circolo Pisco Montano. Il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocato Giulio Mastrobattista, Adelindo Maragoni, Renato Archidiacono, Micol Paglia, Leo Mercurio, Maria Luisa Bartimmo, Toni De Simone e Giacomo Mignano.

Nelle scorse udienza, uno degli investigatori della Guardia Costiera aveva ripercorso la genesi dell’inchiesta, spiegando che in quel momento – si era nel 2020 – come capitaneria di porto e polizia giudiziaria erano in atto tutta una serie di accertamenti sul litorale di Terracina e che, nel dicembre 2020, vennero a conoscenza della prossima demolizione dell’edificio storico denominata ex Pro Infantia, finalizzata alla ricostruzione di un complesso residenziale.

Il problema è che quell’edificio a 300 metri dal lungomare di Terracina, e che aveva ospitato l’istituto scolastico Bianchini, nasce nel 1925 ed entra a far parte della onlus romana Pro Infantia. Dopo gli eventi bellici, la struttura fu danneggiata per poi essere ricostruita dallo Stato italiano tra il ’49 e il ’51. Una volta messo in sicurezza, l’edificio fu finalizzato a ospitare gli orfani di guerra, dopodiché diventò parzialmente, come detto, sede di una scuola. Insomma, nulla a che vedere con la realizzazione, su oltre 4mila metri quadrati, di due fabbricati, suddivisi in 5 piani per residenze private, una piscina scoperta, 98 posti auto, 46 posti per cicli e motocicli e 2 campi di Padel.

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Ecco perché, appreso di quell’intervento con tanto di cambio di destinazione d’uso autorizzato dal Comune di Terracina, la Guardia Costiera, su disposizione del sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, sequestrò l’edificio il 30 dicembre 2020. Un provvedimento confermato dallo stesso Tribunale del Riesame di Latina e dalla Cassazione a cui si erano rivolti Zappone e il rappresentante legale di Residenze Circe srl.

Non vi sarebbe stato rispetto del Ptpr (Piano territoriale paesaggistico regionale), né una regolare autorizzazione garantita invece dall’allora dirigente del Comune, Claudia Romagna. Il Ptpr, inoltre, non era soddisfatto perché, pochi giorni prima del sequestro, in data 17 dicembre 2020, la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la delibera del consiglio regionale che aveva approvato il suddetto Ptpr. Ecco perché, come ha spiegato l’investigatore, scattavano in quel momento le misure di salvaguardia, anche in ragione del fatto che su quell’area il piano regolatore cittadino prevedeva al massimo verde pubblico e parcheggio.

Inoltre, a dicembre 2020, una delibera della giunta Tintari aveva approvato la monetizzazione di aree e standard urbanistici. Al contempo, un parere dell’allora dirigente Romagna attestava la regolarità dell’intervento per una zona che, secondo gli inquirenti, non era idonea ad essere disponibile per un intervento edilizio del genere. Per l’accusa, sarebbe mancata la parte dell’istruttoria che desse il lasciapassare così da cedere le aree e monetizzare. Le aree da cedere, infatti, da legge regionale devono essere inferiori a 1000 mq, mentre nel caso specifico si tratta di aree da 2916 mq. Per tale ragione si attesterebbe il falso nella regolarità tecnica.

Altro punto oscuro dell’intera vicenda, rimarcato nell’escussione dell’investigatore, è che quando la Guardia Costiera arrivò sul luogo per sequestrare il bene, si presentò Daniele D’Orazio il quale, ufficialmente, non aveva nessun titolo. In realtà, si trattava del reale soggetto beneficiario dell’intervento edilizio, in quanto era amministratore della società Impreco srl, vale a dire la società che deteneva il 30% della Residenze Circe srl, il cui amministratore legale, Andrea Ruggieri, era in realtà “un mero dipendente, che eseguiva ciò che gli veniva detto di fare”.

Il restante 70% delle quote della Residenze Circe Srl era detenuto dalla Savile Row IV S.A’ RL, con sede in Lussemburgo Boulevard Royal. Tra le varie intercettazioni citate dall’investigatore Sasso ce ne è una che non può che risaltare: D’Orazio, il vero dominus del progetto, parla al telefono con un certo “Carlo” con il quale discute di modificare al determinato comma la legge di rigenerazione urbana. Il misterioso “Carlo” sarebbe dipendente o comunque in contatto con la Regione Lazio. Millanteria detta al telefono o solida realtà? Il dubbio non si è chiarito.

A margine della vicenda urbanistica, anche la Soprintendenza che cambiò idea sul progetto in poco tempo: il 28 giugno 2020 comunica al Comune il preavviso di diniego dell’autorizzazione; ad agosto arriva il conseguente parere negativo del vincolo monumentale e paesaggistico. Successivamente, a ottobre dello stesso anno, il Comune trasmette nuove tavole tecniche redatte da Zappone e la stessa Soprintendenza rilascia parere positivo. Un aspetto contestato dagli inquirenti che ritengono che non vi era stata nessuna modifica di fatto e che quindi l’autorizzazione avrebbe dovuto nuovamente essere negata.

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Si riprende il prossimo 15 giugno con l’inizio dell’esame della parte civile e dei testimoni della difesa. Il prossimo 21 settembre è l’altra data individuata per un’udienza in si proseguirà nell’esame di altri testimoni della difesa.

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