RACKET DEGLI AUTOLAVAGGI A LATINA: IL MANDANTE NEGA LE ACCUSE

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Ascoltati nell’interrogatorio di garanzia i due cittadini egiziani accusati di aver messo in piedi il racket degli autolavaggi a Latina tra pizzo e ritorsioni incendiarie

Si sono presentati davanti al giudice dell’indagine preliminare del Tribunale di Latina Giuseppe Cario i due egiziani che, ieri, sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Latina per via dell’ordinanza firmato dal medesimo giudice. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Giammaria, ha portato, nella giornata di ieri 8 marzo, agli arresti eseguiti dalla Squadra Mobile di Latina. In carcere sono finiti il 43enne Elsayed Wagih Mostafa, considerato il mandante degli atti intimidatori e colui che aveva ambizioni di imporre il suo racket a diversi autolavaggi del capoluogo, e il 22enne, connazionale di Mostafa, Ahmed Ibrahim Elabid, giovane peraltro già noto alle Forze dell’Ordine per vicende legate a spaccio e rapine nella zona Autolinee.

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Quest’ultimo ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere dinanzi al gip Cario mentre Mostafa, considerato la mente, ha negato ogni accusa. Entrambi, tramite i loro avvocati, hanno chiesto la scarcerazione.

Le indagini – come spiegato ieri da una nota della Questura di Latina – sono state svolte dalla Squadra Mobile e hanno avuto origine dall’episodio incendiario, avvenuto la sera del 20 maggio 2019, presso un autolavaggio in centro a Latina, in Via Cavata.

Le risultanze investigative hanno poi consentito di stabilire sin da subito che l’incendio era il seguito di un analogo episodio avvenuto a settembre del 2017 ai danni dello stesso impianto il quale – anche a giugno del 2019 – sarebbe andato a fuoco in maniera dolosa.

Secondo investigatori e inquirenti, i due egiziani volevano imporre un pizzo da 300 euro a settimana nei confronti del gestore dell’autolavaggio in Via Cavata: “Se non paghi 300 euro a settimana …ti incendiamo il lavaggio un’altra volta e ti tagliamo la testa… non ti facciamo più lavorare… – questa una delle minacce captate dalla indagini di natura tecnica compiute dalla Mobile.

I due egiziani sono accusati di incendiotentata estorsione aggravata e turbata libertà dell’industria.

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