Minacce per ostacolare la pubblica vendita di un immobile: inizia il processo il cinquantasettenne arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Terracina
È iniziato il processo per il 57enne Claudio Rogato, difeso dall’avvocato Amleto Coronella, accusato di una tentato estorsione nell’ambito di un’asta giudiziaria.
Lo scorso dicembre, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina ha concesso una misura più lieve rispetto al carcere per il 57enne il quale ha ottenuto gli arresti domiciliari, misura alla quale è ancora ristretto.
Dopo l’arresto, Rogato aveva risposto alle domande nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. L’uomo aveva offerto la sua versione dei fatti respingendo le accuse a suo carico. A firmare le indagini a suo carico è il sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Aiello, oggi presente in aula.
L’arresto di Rogato risale alla serata del 21 novembre 2025, quando i Carabinieri dell’Aliquota Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Terracina avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Cortegiano. Rogato risulta gravemente indiziato di aver turbato la libertà di una gara pubblica per la vendita di un compendio immobiliare ubicato a Latina, di proprietà del padre, attraverso minacce, promesse ed altri mezzi fraudolenti, ai danni di una donna, residente in un piccolo paese dei Monti Lepini, che se ne era aggiudicata l’acquisto e che aveva dovuto rinunciare poiché intimorita dall’uomo. Per questo, l’indagato deve rispondere anche di tentata estorsione.
Le indagini hanno avuto origine dalla denuncia presentata dalla donna presso la Stazione Carabinieri del suo paese, riferendo che nel dicembre dello scorso anno, dopo aver partecipato alla gara, aggiudicandosela, aveva versato una caparra di ben 12.000 euro, con riserva di saldare il residuo di 130.000 euro entro la metà del successivo mese di aprile.
Qualche giorno prima, agli inizi di aprile, mentre era a casa con i suoi familiari, la vittima era stata raggiunta dall’indagato, che l’aveva invitata a rinunciare all’acquisto dell’immobile, con la promessa che avrebbe avuto indietro la caparra. Alle titubanze della donna, l’uomo le aveva prospettato che avrebbe dato fuoco all’immobile aggiudicato. Per timore, la donna aveva accettato la proposta dell’uomo sicché, il giorno prima del saldo del pagamento, aveva chiamato l’indagato per avere conferma che se avesse accettato avrebbe quantomeno ricevuto indietro i 12mila euro di caparra.
L’uomo l’aveva rassicurata ribadendo, però, che se fosse andata avanti con la procedura di aggiudicazione, l’immobile sarebbe stato dato alle fiamme, vantandosi del fatto che pregressi tentativi di vendita dell’immobile non erano andati a buon fine poiché, allo stesso modo, era intervenuto personalmente con i potenziali acquirenti. La donna non aveva quindi versato il saldo per l’aggiudicazione del bene, così perdendo ogni diritto.
Nei giorni successivi, sebbene più volte contattato dalla vittima, l’indagato si era reso irreperibile. I riscontri acquisiti dai militari dell’Arma, attraverso l’escussione di persone informate sui fatti, l’analisi di tabulati telefonici e della documentazione relativa all’esecuzione immobiliare del lotto in questione, avrebbero confutato la genuina versione della donna.
Oggi, 19 maggio, il secondo collegio del Tribunale di Latina ha aperto il dibattimento e rinviato per l’escussione dei testimoni dell’accusa al prossimo 6 ottobre.
