Padre e figlio si affrontarono con una sciabola e una pistola: conclusa l’udienza preliminare per il 28enne di Latina
Si è conclusa l’udienza preliminare davanti al Gup Mara Mattioli per il 28enne di Latina, Simone Mario Furno, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia accusato di minacce, detenzione di arma clandestina e ricettazione. Per Furno, la difesa aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’escussione della madre dell’imputato. Una richiesta accolta dal Gup Mattioli. Oggi, 18 maggio, la madre è stata escussa e ha confermato la versione del figlio resa agli inquirenti. Al termine della testimonianza, il pubblico ministero Giuseppe Bontempo ha richiesto di inviare gli atti in Procura, avendo rilevato profili di falsa testimonianza.
Finita la camera di consiglio, il giudice per l’udienza preliminare Mattioli ha condannato Furno alla pena di 2 anni di reclusione, senza trasmettere gli atti in Procura relativamente alle dichiarazione della madre dell’imputato che, probabilmente, sono state ritenute veritiere.
Dopo l’arresto avvenuto a ottobre 2025, Furno non aveva risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, scegliendo di rimanere in silenzio nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia svoltosi nel carcere di Latina dove è tuttora detenuto.
La Polizia di Stato di Latina, lo scorso 20 ottobre, aveva eseguito l’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Valentina Giammaria, a carico del giovane con precedenti in materia di armi e stupefacenti.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile pontina, erano state avviate a seguito dell’intervento effettuato l’11 giugno 2025 nei pressi delle cosiddette case Arlecchino, dove era stato segnalato al numero di emergenza 112, da parte di una donna testimone oculare dei fatti, che un giovane, munito di arma da fuoco, era in lite animata con suo padre, a sua volta armato di sciabola.
La casa della lite si trova tra Via Bachelet e Via Galvaligi, dall’altra parte rispetto a Via Guido Rossa, dove tre mesi dopo, a settembre 2025, scoppiò alle “Arlecchino” la prima bomba che diede seguito alla serie di attentati in città. Il quartiere era già militarizzato dal gruppo di pusher emergenti, facenti capo ai gemelli Yuri e Mattia Spinelli, che faceva il bello e il cattivo tempo inondando il mercato di cocaina e crack e che aveva provocato la reazione di altri personaggi della malavita locale. La cosiddetta stagione delle bombe sfociata in una prima ordinanza di arresti lo scorso 8 gennaio.
I poliziotti, giunti immediatamente sul posto, avevano rinvenuto, durante la perquisizione domiciliare presso l’abitazione del giovane, in uno stabile delle Arlecchino, tra i panni sporchi contenuti nella lavatrice del bagno, una pistola semiautomatica a salve, che tuttavia presentava la canna modificata. Il giovane era stato denunciato a piede libero, in attesa degli esiti della consulenza balistica disposta dalla Procura della Repubblica, all’esito della quale l’arma si era rivelata perfettamente funzionante ed idonea a sparare cartucce comuni da sparo calibro 7,65 mm.
La pistola, illegalmente fabbricata e priva della matricola, era quindi da considerarsi arma clandestina; alla luce di ciò, il G.I.P. aveva ritenuto i gravi indizi dei reati di ricettazione e porto in luogo pubblico di arma clandestina ed applicato la misura cautelare carceraria. Un’arma che, secondo gli inquirenti, avrebber potuto essere stata custodita e messa a disposizione della banda emergente.
Durante la perquisizione, effettuata nella prima mattinata, erano stati anche rinvenuti e sequestrati un proiettile verosimilmente per arma da guerra, alcuni grammi di marijuana e hashish, oltreché a un bilancino di precisione. In relazione a tali condotte, il giovane era stato deferito per la violazione della normativa in materia di armi e segnalato alla locale Prefettura per detenzione di stupefacenti per uso personale. Anche il padre del giovane, Gianni Furno, ad ogni modo, non era passato inosservato in quanto, qualche settimana dopo, aveva nella sua disponibilità una Audi A3 noleggiata da una delle attività a cui si riferiscono i giovani del gruppo emergente criminale delle “Arlecchino”. Insomma, alcune assonanze che erano vagliate accuratamente da chi investigava.
A novembre scorso, inoltre, Furno senior fu arrestato insieme a Yuri Spinelli con un carico di cocaina sulla strata statale Pontina (vicino Campverde), tanto che è considerato dagli inquirenti intraneo al gruppo criminale delle Arlecchino. Anche il figlio, però, in contrasto con il padre, sarebbe considerato come un personaggio che nascondeva per conto degli Spinelli la pistola, quella per cui oggi ha dovuto rispondere di detenzione. Secondo la difesa, però, quella pistola sarebbe stata nella disponibilità del padre appostato sotto casa per dare fastidio alla madre del 28enne, sua ex compagna. Furno junior, minacciato dalla sciabola, sarebbe riuscito a disarmare il padre munito anche della pistola.
Una ricostruzione che è stata vagliata nel rito abbreviato condizionato svoltosi oggi e che non è stata ritenuta del tutto valida in considerazione della condanna.
