LATINA, TUTTO PRONTO PER LA MOSTRA “FEMMINILE PLURALE”

Sabato 18 febbraio, alle 17,30, il Polo Artistico Culturale Morbella ospita una nuova mostra: Femminile plurale, che vede protagoniste le opere di Antonella D’Erme, Bruna Battaglia, Elena Celani, Fiorella Cannistrà, Gisella Raimondi, Greta Pezzoli, Laura Bartolomei, Mirella Sperduti, Roberta Restelli e Roxy, curatrice, quest’ultima, dell’esposizione.

Nel testo critico di Laura Cianfarani si legge:

“Molto è stato scritto sulla cosiddetta “arte al femminile” e diverse mostre sono state organizzate pensando a cosa voglia dire fare arte per una donna. E’ vero che in passato per le donne non era affatto facile dedicarsi all’arte ed è altrettanto vero che sui manuali di storia dell’arte i nomi delle artiste sono esigui, ma questa situazione sta cambiando, sia perché sono mutati i tempi e oggi le donne possono fare dell’arte la propria vocazione come per qualsiasi altra attività, sia perché gli studi più recenti stanno rendendo giustizia ad artiste per troppo tempo dimenticate, prime tra tutte Artemisia Gentileschi e Sofonisba Anguissola. In virtù di questa nuova situazione, “Femminile plurale” non vuole essere un’esposizione di “donne che fanno arte” ma di artiste, rivendicando la parità di genere che viene a verificarsi in virtù dell’arte stessa, che, esaltando l’individualità di ognuno, contemporaneamente ne universalizza il racconto, che si tratti di uomo o donna. A rafforzare quanto detto interviene il fatto che è stato il caso a mettere insieme esclusivamente artiste per questa mostra e non una scelta curatoriale a priori.

Antonella D’Erme, Bruna Battaglia, Elena Celani, Fiorella Cannistrà, Gisella Raimondi, Greta Pezzoli, Laura Bartolomei, Mirella Sperduti, Roberta Restelli e Roxy, al di là delle differenze o affinità di stile, dei soggetti e delle tecniche, mettono in scena delle poesie emozionali, dettate tutte dall’esigenza primordiale di esprimersi creando forme e composizioni, tanto necessaria quanto respirare. Tale necessità può assumere una veste terapeutica, in risposta alla malinconia che spesso ci attanaglia, permettendoci di innalzarci al di sopra della realtà tangibile, quotidiana, ansiogena, che vorrebbe trascinarci in un baratro. Questo è il caso di Elena Celani.

Anche in Roberta Restelli l’osservazione converge con l’emozione, il che l’ha portata, dopo anni di sperimentazioni continue, ad approdare all’iperrealismo, che le consente una sintesi tra l’arte fotografica, già praticata, e quella pittorica. 

Altra iperrealista è Laura Bartolomei, allieva, come la Restelli, di Adolfo Bigioni. Spesso l’Iperrealismo viene tacciato di freddezza e accademismo. Niente di più sbagliato, e Laura ce lo dimostra ampiamente, restituendo, con la sua empatia, stati d’animo e moti emotivi dei soggetti rappresentati. 

Fiorella Cannistrà si inserisce in questo filone iperrealista, prediligendo nelle sue opere la bellezza femminile. Allieva di Emanuela Del Vescovo, presenta un candore di forme in tutti i suoi soggetti, aborrendo emozioni troppo forti in favore della bellezza che emerge da ogni sua composizione. 

Nelle prime righe abbiamo affermato che l’arte nasce da un’esigenza primordiale, e i dipinti di Roxy ne sono una grande dimostrazione. Per lei dipingere è come respirare, non a caso non si ferma alla tela, ma ogni superficie (tessuti vari, abiti, mobili, porte) è valida per essere dipinta. Roxy sdogana la nobiltà del supporto abbattendo la distinzione tra arte e decorazione, 

Per Greta Pezzoli l’atto creativo è una pulsione liberatoria, una fuoriuscita di emozioni per raccontare parti di sé, e in questo dimostra grande coraggio e una forte volontà di scambio, auspicando che allo spettatore giunga lo stesso senso di liberazione che permea l’artista mentre crea. 

C’è poi chi, servendosi di uno stile pop, rivela un approccio fresco e giocoso. E’ il caso di Antonella D’Erme, che, diplomatasi al Liceo Artistico, ha sempre fatto arte. In seguito a un periodo di stallo, ha deciso di rimettersi in discussione, dipingendo icone pop che hanno fatto parte della sua giovinezza. 

A proposito di storia, è fondamentale in questa mostra l’apporto di Bruna Battaglia, che rappresenta un’esponente dell’arte pontina della generazione di Sergio Ban, Alberto Serarcangeli, Ezio Colosimo e altri, al di là delle differenze di età anagrafica. Si muove tra informale e un figurativo che conserva un che di astratto.

Le ceramiche di Mirella Sperduti nella loro forma essenziale e lineare esprimono una raffinata eleganza, una bellezza che con discrezione si pone davanti agli occhi dell’osservatore abolendo ogni artificiosa distinzione tra arte e artigianato. 

Gisella Raimondi, lontana dal trasmettere volutamente un messaggio, dipinge per il piacere di farlo, come un gioco. Non a caso le sue opere hanno il sapore di fiaba dove non c’è nulla di reale, ma prospettive capovolte ed elementi fluttuanti dai colori vividi”.

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