CENTRO MORBELLA, NEL PROCESSO CENTOLA IL DRAMMA DEI CONSORZIATI: “CON LUI SOLO GUERRE E TENSIONI”

Centro Morbella di Latina, rinviato a giudizio il Presidente Salvatore Centola. Il processo continua con le testimonianze dei consorziati

Deve rispondere di truffa e ed estorsione, l’ex Presidente del Centro Morbella Salvatore Centola, difeso dagli avvocati Carla Bertini e Gaetano Marino. Così aveva deciso, ad aprile 2025, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che aveva rinviato a giudizio l’ex dominatore assoluto del noto centro commerciale del capoluogo di Latina. L’indagine della Procura di Latina è stata portata avanti dalla Squadra Mobile di Latina e dalla Guardia di Finanza-Nucleo Pef.

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Il processo è iniziato lo scorso 26 gennaio 2026, dinanzi al giudice monocratico Francesca Ribotta. Alcuni reati rischiano di essere prescritti, essendo fatti contestati tra il 2017 e il 2020.

A dicembre 2023, il pubblico ministero Valentina Giammaria, titolare dell’indagine, aveva chiesto il rinvio a giudizio di Centola e, nell’estate dello stesso anno, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, aveva ordinato alla Procura di Latina l’imputazione coatta.

Ammesse e costituite parti civili tre società e i due imprenditori Marco e Enrico Cassandra, assistiti dall’avvocato Daniele Prete, ulteriori tre società, difese dall’avvocato Renato Archidiacono, e un’ultima società, difesa dall’avvocato Giulio Mastrobattista. Ovviamente, le sette società, di cui tre riconducibili a Cassandra, fanno parte del consorzio del Centro Morbella. In tutto, quindi, sono nove le parti civili.

Centola deve rispondere di aver minacciato e schiaffeggiato un consorziato a cui ventilava l’ipotesi di impostare azioni giudiziarie pretestuose per violazioni dello Statuto costringendo a pagare multe elevate e sproporzionate rispetto allo statuto. Inoltre, l’ex Presidente è chiamato a difendersi dall’accusa di truffa che sarebbe stata compiuta mediante l’inibizione o l’estromissione di consorziati dal consiglio di amministrazione. Per l’accusa, inoltre, vi sarebbe stata la modifica dello statuto così da costringere alcuni consorziati, destinatari di sanzione, a vendere a cedere attività nel centro commerciale a prezzi bassi rispetto al valore del bene.

A giugno 2023, sempre davanti al Gip Cario, era proseguita la discussione dell’opposizione all’archiviazione presentata da alcuni consorziati rispetto alla denuncia per estorsione contrattuale a carico di Salvatore Centola. Nelle denunce presentate, peraltro, c’erano anche i nomi di altri collaboratori e persino di un giudice. Si tratta di una vicenda che prendono l’avvio da diverse dispute e che riguardano il centro commerciale Morbella di Latina, un tempo elegante luogo della città e da anni in caduta libera, stretto peraltro tra veleni, denunce e anche qualche condanna.

A marzo 2026, infatti, è stato condannato, in Appello, per violenza privata e atti persecutori l’allora direttore del Centro Commerciale “Morbella” di Latina e braccio destro di Centola, Pablo Dario Vargas, denunciato da uno dei commercianti del medesimo centro: Marco Cassandra, difeso dall’avvocato Lorenzo Magnarelli.

Sempre a gennaio 2023, pochi giorni prima della sentenza penale, il giudice del Tribunale civile di Latina, Pier Luigi De Cinti, aveva accolto l’istanza avanzata da alcuni consorziati del Centro Morbella che chiedevano l’annullamento della delibera assembleare, datata 30 novembre 2021, con cui veniva stabilito il preventivo di spesa per il 2022 ammontante a 800mila euro. Inoltre, il Giudice De Cinti aveva dato ragione ai ricorrenti anche su un altro aspetto, ossia sul dovere di distinguere tra condominio e consorzio. Quello che avevano sempre messo in discussione i consorziati era il doppio ruolo di Salvatore Centola, vale a dire amministratore e presidente consorziale. Ne sono seguite diverse cause civili che hanno visto soccombere Centola stesso.

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Tornando al processo che si svolge dinanzi al giudice monocratico, dopo l’escussione dei Cassandra che hanno descritto il sistema Centola finalizzato a vessare i consorziati di sanzioni ed esclusioni da ruoli decisionali, anche nell’udienza odierna sono stati esaminati il consorziato Fabio Marasca (Conad e Todis), l’ex consorziato Forcina e una ex dipendente di Cassanda.

Confermati dai testimoni odierni i metodi dell’ex presidente Salvatore Centola, presentatosi come imprenditore di alto livello e palesatosi, secondo l’accusa, come il satrapo che ha portato al depauperamento del primo centro commerciale di Latina, nato nel 1989.

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Una ex dipendente di Cassandra ha confermato che arrivavano da Centola multe per aver spostato i condizionatori. Sanzioni salate che si tramutavano in decreti ingiuntivi via pec. Fu un decreto ingiuntivo da 70mila euro a mettere in ginocchio il gruppo Cassandra, tanto che la stessa dipendente ha raccontato di essersi sentita male: “Il gruppo fu costretto a pagare”. In qualità di morosi, inoltre, come un cane che si morde la coda, i Cassandra, come gli altri consorziati raggiunti da decreti ingiuntivi, non potevano partecipare alle assemblee e non avevano diritto di voto. I decreti ingiuntivi arrivavano settimanalmente e al contempo Centola negava il cambio di destinazione d’uso per via della morosità. “Mi raccontarono che durante una riunione era stato aggredito Marco Cassandra. Ricorda anche mail con offese rivolte ai Cassandra”.

Di particolare tensione emotiva è stata la testimonianza di Forcina, il commerciante costretto a chiudere per via del cosiddetto metodo Centola. L’uomo ha spiegato di aver aperto il negozio di porcellana e cristalleria nel 1989 presso il centro commerciale Morbella. All’inizio gli affari andavano bene. “Centola venne all’inizio degli anni Duemila”. È da quel momento che cambiò il regime di gestione, tanto che Forcina ha spiegato molto chiaramente di aver chiuso nel 2017, per via delle criticità emerse con Centola.

L’imputato comprò quote di tanti locali e, in forza di questi acquisiti, divenne presidente del consorzio: “Avendo tante quote – ha detto Forcina – si votava da solo. Ma lui non era commerciante, non aveva la nostra mentalità”. E ancora: “Ricevetti tante sanzioni da Centola. Avevo sempre avuto diritto di voto, poi mi sono disamorato”.

Sembra di vedere una tenaglia, ossia quella che applicava Centola ai consorziati: “Se tenevo chiuso arrivavano 900 euro di multa giornaliera. Ci aveva imposto orari e ci costringeva a tenere aperte le attività, ma noi chiudevamo comunque quando ritenevamo utile. Per tali ragioni ricevevamo sanzioni giornaliere. Io, però, non guadagnavo di certo 900 euro al giorno, per questo sono stato costretto a chiudere”.

Forcina ha chiuso nel 2017: “Dopo il cda del 2016 mi sono determinato a chiudere. Con Centola non c’era più serenità, solo guerre e tensioni. Non sono più riuscito a pagare le sanzioni”. Alla fine l’immobile di Forcina è stato acquistato da Centola: “Ci sono state aste, sempre andate deserte”. Forcina lo pagò 350 milioni di lire, Centola lo acquistò ad appena 20mila euro.

“Alla fine – ha concluso Forcina, commuovendosi nel ricordare la sua attività di commerciante – non si contavano i decreti ingiuntivi. Quando passo là davanti è come una sconfitta, qualcosa di impensabile. Ho perso quasi tutto, ho perso una parte della mia vita”.

Come ultimo testimone di giornata è stato escusso Fabio Marasca, l’imprenditore della grande distribuzione che al centro “Morbella” gestisce il Conad: “Centola ha depauperato il centro commerciale, facendo schizzare sin da subito gli oneri consortili. Fino a quando non era lui presidente, ossia nel 2015, io non avevo avuto problemi. Ha costretto chi a chiudere, chi a vendere”. Marasca attribuisce a Centola la responsabilità di essere stati multati per la scadenza del certificato anti-incendio del centro commerciale: “Penso che lo fece intenzionalmente per metterci in difficoltà”.

“Il 10 agosto del 2017 – spiega Marasca – mi mandò oltre 1 milione di euro di multa per occupazione di suolo pubblica con lo scarico merci, calcolando gli anni passati. Poi siamo arrivati, calcolando anche questa multa, a circa 3 milioni di multe”.

L’imprenditore racconta il modus operandi di Centola sui pignoramenti: “Riuscì a bloccarmi 376mila euro, intercettando una trentina di banche con cui lavoravo”. Il sistema delle sanzioni era sempre in voga con l’ex presidente: potevano essere settimanali e giornaliere. Anche Marasca, come moroso, non poteva partecipare alle assemblee: “Prima venivo cacciato con minacce, successivamente Centola mise le guardie giurate”

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Anche a Marasca venivano inviate lettere minatorie via pec: “Ci scriveva pezzi di merda, dovete morire. Il suo direttore andava a dire in giro che io facevo parte della camorra e ci fu una commerciante del Morbella che fece un video con cui sono state documentate tali diffiamazioni”. L’imprenditore riceveva due decreti ingiuntivi al mese: “Solo ultimamente sto ricevendo giustizia dal Tribunale civile”. Secondo l’imprenditore “molti hanno dovuto chiudere. Gli immobili alle aste andavano deserte e spesso li acquistava Centola”.

Ad ogni modo, i metodi di Centola andavano oltre. In un caso, acquistò il credito di un avvocato nei confronti dei consorziati, per poi scalarlo a loro sfavore. “Centola minacciò Marco Cassandra che avrebbe fatto una cattiva fine e tutti i giorni veniva vessato dal direttore Pablo Vargas. I Cassandra dalla vicenda Centola escono a pezzi”.

Il processo riprenderà il 5 giugno con l’escussione di altri tre testimoni della difesa. A margine, l’avvocato di parte civile, Giulio Mastrobattista, ha spiegato che verranno depositati i 500 decreti ingiuntivi dell’era Centola.

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