MIDAL TRIS E “LE BOTTEGHE SRL”: UNA NUOVA PRESCRIZIONE PER BANCAROTTA A LATINA

Concluso presso il Tribunale di Latina il processo derivante da uno dei filoni di indagine del cosiddetto crac Midal

A novembre 2016, il sostituto procuratore di Latina, oggi procuratrice aggiunta, Luigia Spinelli, aveva chiuso l’inchiesta derivante dal crac Midal.

Sul banco degli imputati per bancarotta fraudolenta c’erano l’ex amministratrice Midal Spa unica, Rosanna Izzi (74 anni), già imputata nel fallimento della Midal spa in due processi, Gianni Moneti (64 anni), Gregorio Paone (66 anni) e Paolo Tintisona (63 anni).

I fatti contestati avvenuti a Latina risalgono al periodo del fallimento dell’azienda Midal, quando intervenne per l’acquisto l’imprenditore di Viterbo, Gianni Moneti.

Secondo l’accusa, Moneti e il commercialista Gregorio Paone sarebbero stati gli artefici di false comunicazioni sociali. Moneti, come amministratore unico in carica dal 13 ottobre 2011 fino alla data del fallimento della società “Le Botteghe srl”, dichiarata fallita dal Tribunale di Latina con sentenza del 13 dicembre 2012. Paone, invece, in qualità di amministratore unico dalla costituzione della società in data 13 ottobre, nonché come consulente e ideatore delle operazioni societarie. I due avrebbero avrebbero compilato dati non corrispondenti al vero nel bilancio societario così da causare il dissesto de “Le Botteghe srl”.

Gli inquirenti ritenevano che i due avrebbero redatto il primo e unico bilancio della società al 31 dicembre 2011 che, però, non rappresentava la reale situazione patrimoniale e finanziaria: non venivano stornati i crediti cauzionali non più esigibili per quasi 30mila euro, né le capitalizzazioni per migliorie sui beni di terzi per oltre 124mila euro.

Inoltre non sarebbero stati svalutati i crediti non più esigibili verso Midali e un’altra società del gruppo per 178mila euro e rotti. E ancora: mancano i crediti svaluti verso Esseci per quasi 531mila euro.

Il bilancio al 31 dicembre 2011 presentava un utile di 174.955 euro anziché una perdita di 698.777 euro e un patrimonio netto positivo pari a 174.955 euro, anziché negativo di 679.777 euro, così da determinare una variazione del risultato economico di esercizio al 5% e una variazione del patrimonio netto superiore al 1%.

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Moneti e Paone, insieme a Izzi e Tintisona, secondo l’accusa, avrebbero distratto beni dalla società Midal spa, fallita il 20 gennaio 2012, nonché beni dalla società “Le Botteghe srl”. I quattro imputati, con un quinto deceduto, avrebbero fatto acquisire alla società “Le Botteghe srl” beni e attrezzature da Midal spa e le sue controllate, senza procedere al loro pagamento ma iscrivendo in contropartita un credito inesigibile per un controvalore di 936mila euro.

Successivamente, i quattro imputati avrebbero fatto cedere a “Le Botteghe srl”, insieme al subaffitto dei rami d’azienda ricevuti in affitto da Midal e dalle sue controllate relativi ai singoli punti vendita, beni e attrezzature per un valore di 612mila euro. E ancora, tramite false fatturazioni, avrebbero veicolato parte delle somme verso il Consorzio Alliance, di cui era direttore generale Paolo Tintisona, per un valore di 369mila euro.

Oggi, 20 marzo, così come era accaduto per il processo Midal Bis ad aprile 2025, ancora il terzo collegio, presieduto dal giudice Mario La Rosa, a latere le colleghe Valentina Mongillo e Elena Sofia Ciccone, hanno dichiarato prescritti tutti i reati, così come da stessa richiesta del pubblico ministero Simona Gentile. Una richiesta a cui si sono uniformati gli avvocati del collegio difensivo composto da Luca Giudetti, Stefano Iucci, Massimiliano Mastracci, Renato Miele e Francesco Vasaturo.

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