Omicidio a Nettuno: si è concluso il processo per l’omicidio volontario del 43enne di Nettuno, Gianluca Monaco
Condannata a 16 anni di reclusione nel giudizio abbreviato che si è tenuto ieri, 19 marzo, dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Natalia Catena. Il massimo della pena per la 38enne Simonetta Cella, difesa dall’avvocato La Marca, se si considera che, partendo da 24 anni e applicando uno sconto di un terzo della pena, si è arrivati a 16 anni.
Il Gup Catena ha stabilito per i due genitori di Gianluca Monaca, il 43enne ucciso dalla ex compagna, costituitisi parti civili tramite l’avvocato Francesco Mercadante, una provvisionale di 100mila euro ciascuno, oltreché al risarcimento da stabilirsi in separata sede civile.
A dicembre 2024, il 43enne era stato ucciso a coltellate nel corso di una lite dalla sua ex compagna di 38 anni. Trovato in gravi condizioni nell’androne di un palazzo non c’era stato nulla da fare, il 43enne era morto prima di essere trasportato in ospedale.
Era stato il personale del 118, dopo la richiesta d’intervento al numero unico per le emergenze, a intervenire intorno alle 22 di venerdì 6 dicembre, in via Bachelet, a Nettuno. Una volta sul posto, i soccorritori avevano trovato un uomo privo di sensi, sanguinante, in condizioni ormai disperate. Per l’uomo, Gianluca Monaco, residente a Nettuno, non c’era stato nulla da fare, i soccorritori non avevano potuto far altro che constatarne il decesso.

Sul luogo dell’omicidio, erano intervenuti i carabinieri della compagnia di Anzio che avevano da subito cominciato le indagini. In caserma si era poi presentata Simonetta Cella, ex compagna della vittima, che si era costituita. La stessa era stata arrestata per omicidio a disposizione della magistratura di Velletri.
Dalle prime ipotesi, nell’immediatezza dei fatti, l’uomo sarebbe stato ferito a morte con una coltellata al petto dalla donna, probabilmente al culmine di una lite per questioni economiche e per la gestione della figlia in comune.
Simonetta Cella, ex compagna della vittima, aveva dichiarato di aver ferito l’uomo, consentendo ai militari di far ritrovare anche un coltello, intriso di sangue, che aveva riferito di aver gettato in una via limitrofa. Trattenuta in caserma, la donna, al termine di un interrogatorio con il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Velletri, considerati i gravi indizi di colpevolezza a suo carico, era stata arrestata e condotta presso la casa circondariale di Roma Rebibbia. Ieri, la condanna per omicidio volontario.
