“Disagio giovanile e sicurezza urbana: il tempo della negazione è finito”, l’intervento dell’associazione
“Gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto la città di Aprilia impongono una riflessione politica seria. Il furto avvenuto nella sede di Uploop Studio, realtà giovanile attiva nel quartiere Toscanini, e il grave episodio di violenza sessuale verificatosi in via Mascagni, non possono essere letti come episodi scollegati o come semplici emergenze di ordine pubblico. Sono segnali chiari di una fragilità strutturale che attraversa il tessuto sociale della città e che più volte io stessa ho segnalato senza trovare una risposta sistemica adeguata.
Colpire Uploop Studio non significa soltanto commettere un furto. Significa colpire uno dei presìdi sociali che operano quotidianamente per offrire ai giovani spazi di aggregazione, strumenti culturali, opportunità di crescita e alternative concrete alla marginalità. Sottrarre risorse provenienti da donazioni volontarie equivale a indebolire il capitale sociale della città, ovvero quell’insieme di relazioni, reti e competenze che costituiscono il primo livello di prevenzione rispetto al disagio e alla devianza. Quando viene colpita un’associazione, non viene danneggiato un soggetto isolato, ma l’equilibrio complessivo di una comunità.
Ancora più grave è quanto accaduto in via Mascagni. La violenza sessuale non può essere ridotta a un fatto di cronaca o affrontata esclusivamente sul piano repressivo. È l’esito estremo di un fallimento sistemico che riguarda l’educazione affettiva, la costruzione delle relazioni, la gestione delle emozioni e la responsabilizzazione individuale. È il risultato di un vuoto culturale e preventivo che non può essere ignorato. Intervenire solo dopo significa accettare che il danno si produca prima che il sistema reagisca.
Da tempo si evidenzia l’esistenza di un disagio giovanile diffuso ad Aprilia: isolamento sociale, comportamenti aggressivi, fragilità relazionali, perdita di riferimenti educativi, sfiducia nelle istituzioni e baby gang in giro per la città soprattutto nelle ore serali. Tuttavia, a fronte di questi segnali, che sono presenti già da tempo nella nostra città, la risposta è rimasta frammentaria, discontinua e priva di una visione integrata. Sono mancati coordinamento stabile tra servizi sociali, scuola, sanità territoriale e terzo settore, investimenti strutturali sulle politiche giovanili e una programmazione fondata sulla prevenzione piuttosto che sull’emergenza.
In questo momento storico più che mai è necessario per la nostra città avviare immediatamente un programma di prevenzione strutturato e permanente, fondato su politiche di prevenzione primaria e secondaria, su investimenti stabili e misurabili rivolti alle nuove generazioni, sul riconoscimento delle associazioni come infrastrutture sociali e partner istituzionali a pieno titolo, e su una governance territoriale capace di pianificare, coordinare e valutare gli interventi, superando definitivamente una gestione fondata sulla reazione ai singoli fatti di cronaca.
Continuare a non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti non è più un’opzione. La responsabilità politica e istituzionale, oggi, consiste nel programmare, prevenire e ricostruire coesione, prima che la frattura sociale diventi ancora più profonda”.
Così, in una nota, Valentina Tartaglia, Presidente Associazione Sunflower Project MICI e Stomia ETS.
