TENTA DI SOFFOCARE LA MOGLIE NEL SONNO: 3 ANNI E 4 MESI, MA IL PM AVEVA CHIESTO 14 ANNI

Accusato del tentato femminicidio della moglie. La pubblica accusa chiede una pena esemplare, il Tribunale riqualifica

Era accusato del tentato femminicidio della moglie avvenuto lo scorso 10 febbraio a Pomezia, il 48enne di nazionalità marocchina, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia e arrestato proprio per quell’episodio. Oggi, 22 luglio, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri ha ritenuto di riqualificare il reato in lesioni, escludendo l’aggravante per aver agito in quanto contrario alla fine della relazione. Un comma inserito nella legge dopo la tragica vicenda di Giulia Cecchettin. Caduta quindi l’aggravante e il reato del tentato femmicidio, la pena è stata di 3 anni e 4 mesi, a fronte della richiesta del pubblico ministero a 14 anni di reclusione.

Il Gup di Velletri, che ha giudicato l’imputato con il rito abbreviato, ha disposto il risarcimento, da stabilirsi in sede civile, alla moglie costituitasi parte civile e all’associazione “Scuola di Atene”, assistita dall’avvocato Giuliana Marano.

Il caso, come detto, risale allo scorso 10 febbraio, quando i Carabinieri della Compagnia di Pomezia hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del cittadino marocchino di 48 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato perché gravemente indiziato del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, aggravati dalla reiterazione delle condotte.

L’operazione nasceva dalla denuncia sporta dalla moglie, una connazionale di 45 anni, che aveva permesso ai Carabinieri della Stazione di Pomezia di ricostruire un drammatico quadro di violenze. Secondo quanto emerso, la donna era stata vittima, per lungo tempo, di ingiurie e offese costanti volte a umiliarne la dignità, minacce di morte, proferite con preoccupante frequenza e aggressioni fisiche, avvenute tragicamente anche durante i periodi di gravidanza della vittima.

Alla luce dei gravi indizi di colpevolezza e del pericolo per l’incolumità della donna, i militari avevano richiesto e ottenuto dall’Autorità Giudiziaria di Velletri l’applicazione della misura massima.

L’episodio che aveva fatto scattare la reazione della donna, convinta a denunciare, era stato quando, qualche giorno prima, dopo una lite per via di alcuni documenti che non si trovavano, la stessa si era risvegliata con le mani del marito sul collo. Un presunto tentativo di soffocamento sventato solo dall’intervento delle due figlie minori alle quali l’uomo avrebbe detto che stava solo abbracciando la madre. Dopodiché il 48enne avrebbe detto alla moglie: “Oggi è il tuo ultimo giorno”.

L’uomo, difeso dall’avvocato Nardecchia, si era avvalso della facoltà di non rispondere nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri.

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