SOFFIATE IN CAMBIO DI DROGA, AL VIA L’UDIENZA PRELIMINARE. IL PENTITO IN AULA: “SONO STATO MINACCIATO”

Maurizio Zuppardo
Maurizio Zuppardo

Udienza preliminare per i Carabinieri accusati dal collaboratore di giustizia di avergli dato la droga in cambio di soffiate

Era attesa per oggi, 14 novembre, l’udienza preliminare davanti al Gip del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, che vede giudicati alcuni appartenenti all’Arma dei Carabinieri chiamati in causa dal collaboratore di giustizia, Maurizio Zuppardo, ex confidente delle forze delle ordine. Nulla, però, è stato deciso oggi. Anzi, il procedimento diviso in due tronconi dovrà essere riunito e ci vorrà la prossima primavera per arrivare (forse) a una conclusione.

L’inchiesta, coordinata dal Procuratore capo Giuseppe De Falco e dal sostituto Valentina Giammaria, che si sono avvalsi anche dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, è partita dalle parole riferite a verbale dal collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni sono state ritenute attendibili dalla Polizia di Stato in più di una indagine: Movida e Scarface sul Clan di Silvio capeggiato da Giuseppe Di Silvio detto “Romolo” (emesse già diverse condanne) e Reset che vede ad oggi il processo per mafia al clan retto da Costantino “Cha Cha” Di Silvio e dai fratelli Angelo e Salvatore Travali.

Ad essere indagati dalla Procura, sono diversi Carabinieri che nelle circostanze descritte alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma erano in servizio presso la Caserma del Comando Provinciale di Latina “Vittoriamo Cimarrusti”. Secondo Zuppardo, per circa 11 anni, egli stesso avrebbe ricevuto quantitativi di droga in cambio di soffiate rese ai Carabinieri che sequestravano la sostanza stupefacente e procedevano ad arresti. In un caso, descritto da Zuppardo, la sua “paga” sarebbe stata di un chilo di erba per aver permesso ai militari dell’Arma di bloccare un carico di droga proveniente dall’Olanda.

Dapprincipio erano diversi i capi d’imputazione a carico degli indagati che, sospesi da incarichi operativi all’interno dell’Arma, devono rispondere di reati quali corruzione, falso, spaccio e concussione. Le richieste di arresto nei confronti dei Carabinieri indagati sono state, come noto, respinte dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Tuttavia la Procura di Latina, che dopo l’emergere della notizia a marzo scorso ha voluto rilasciare un comunicato per ribadire la sua fiducia nell’Arma, si era opposta ricorrendo al Tribunale del Riesame sulle misure cautelari. Alla fine fu lo stesso Gip Cario, anche dopo una pronuncia della Corte di Cassazione, a ribadire, in riferimento alla posizione di uno dei militari, che Zuppardo non sarebbe stato credibile in quanto ricorrevano motivi di risentimento nei confronti dei Carabinieri.

Secondo il collaboratore, ad ogni modo, i Carabinieri non possono permettersi un’auto costosa o l’acquisto di una casa e per tale ragione non solo avrebbero dato a lui il premio della droga in cambio dei sequestri e delle soffiate, ma a un certo punto avrebbero anche voluto parte dei proventi derivanti dallo spaccio messo in piedi con la droga sequestrata. “Un carabiniere – dichiarava a verbale Zuppardo – può guadagna’ 1400-1500 euro al mese, non puoi farti nel 2008 una Golf ultimo tipo che costa 30-40mila euro e una casa nuova. Ogni volta che andava a sequestra’ lui qualcosa spariva, sparivano i soldi e la cocaina”. Queste le parole che Zuppardo avrebbe riferito nei riguardi di uno degli indagati, il quale, insieme a un altro Carabiniere che ne era a conoscenza, avrebbe chiesto anche una quota sullo spaccio.

Per il collaboratore, che ha descritto i passaggi di droga, c’era nella Caserma di Latina un “mobiletto solito con il cassettino della droga, dove loro mi davano sempre quello che sequestravano”.
Il collaboratore di giustizia ha raccontato anche che nel 2018, fermato per resistenza a pubblico ufficiale e portato nella caserma dei Carabinieri, sarebbe stato denudato e percosso. Al che, Zuppardo stesso avrebbe tentato il suicidio impiccandosi con una sciarpa. Al che un carabiniere gli avrebbe detto: “Ti metto una buona parola quando parliamo davanti al giudice, ti metto una buona parola e tu non dire che ti sei impiccato”. Un episodio che sarebbe stato confermato anche dalla compagna del pentito: “Maurizio fu spogliato e portato dentro una celletta e dalla videocamera di sicurezza presente nella cella videro che Maurizio si stava impiccando e iniziarono a gridare”.

E sarebbe emersa anche una circostanza nella quale uno dei Carabinieri indagati avrebbe accompagnato il fratello del pentito Zuppardo alla Motorizzazione per far annullare alcuni verbali. Un episodio per cui lo stesso Carabiniere si sarebbe scusato.

Un quadro investigativo che dal Gip di Latina Giuseppe Cario non è stato considerato attendibile e che oggi, tra prescrizioni e ridimensionamenti, è approdato in una udienza preliminare che però non è stata decisiva. Ad essere contestati solo i fatti più recenti per sei Carabinieri, tra cui due operazioni antidroga per le quali vi sarebbe stato il passaggio di soffiate in cambio di sostanze stupefacenti e il caso dei panini scambiati per panetti. Non è un episodio rivelato da Zuppardo, ma emerso durante le indagini scaturite dalle dichiarazioni di quest’ultimo e captato in una delle intercettazioni: al telefono, con un capitano, comandante dell’epoca che lo stava raggiungendo in caserma, un militare avrebbe parlato dei panini che stava preparando, ma secondo l’accusa avrebbe chiesto all’ufficiale di nascondere panini, da interpretare come panetti. In realtà, come già emerso, si tratterebbe di un grosso equivoco: i panini erano realmente panini.

Un altro aspetto da chiarire, così come risulta marginale la contestazione di porto abusivo d’arma da fuoco, in relazione alle legge sulla caccia, a carico di uno dei Carabinieri. Già il Gip Cario si era pronunciato rispetto a tale contestazione, smontandola.

Ad ogni modo, il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Molfese, ha accolto oggi la richiesta dell’avvocato Alessandro Mariani. Il legale ha chiesto che i due procedimenti in cui sono state divise le contestazioni fossero riunite, trovando accoglimento anche da parte della Procura. In sostanza, il 14 dicembre, si dovrebbero discutere le posizioni di due dei carabinieri coinvolti, non previsti oggi nell’udienza preliminare. In quella data, l’altro giudice per le indagini preliminari, Mario La Rosa, rinvierà tutto al 28 maggio 2024, data nella quale tutti gli indagati si troveranno di fronte al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Molfese che deciderà se rinviare a giudizio o meno i Carabinieri.

Rimangono coinvolti tre militari per le dichiarazioni del pentito Zuppardo. Altri due Carabinieri devono rispondere del caso dei panini, mentre a un altro militare è contestata la violazione della legge sulla caccia.

Una inchiesta difficile condizionata dal mancato accoglimento delle misure cautelari da parte del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario.

Comanda’ voi parlate dell’arresto – diceva un maresciallo intercettato – l’arresto è legittimo. Quello che c’è dietro l’arresto, è chill lu problem“. Uno dei passaggi che erano stati più valorizzati dall’accusa.

Tuttavia, gli avvocati degli indagati chiedevano, in un primo momento, che tutto fosse archiviato perché il collaboratore avrebbe parlato dei Carabinieri un anno e mezzo dopo e non nei 180 giorni previsti dalla legge sui collaboratori di giustizia. Inoltre, in un colloquio tra due Carabinieri coinvolti e Zuppardo, dopo l’inizio della collaborazione con lo Stato, ci sarebbe stato Williot che invitava Zuppardo a dire la verità ai magistrati. Un episodio che, secondo la difesa, testimoniava l’assenza di qualsiasi accordo illecito tra collaboratore e militari dell’Arma.

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