Medico del servizio vaccinale sospeso per 12 mesi: indagine del NAS scopre grave caso di assenteismo a Priverno. Ora la Corte dei Conti
La dottoressa in servizio a Priverno e convenzionata con l’Asl di Latina, interdetta per 12 mesi dalla professione per assenteismo, è stata raggiunta parallelamente anche da una condanna erariale per truffa al sistema sanitario pronunciata dalla Corte dei Conti. La condanna è di 8mila euro che dovranno essere restituiti dal medico.
Secondo la magistratura contabile, la donna “avrebbe ripetutamente effettuato timbrature in uscita da una sede diversa di quella in servizio e avrebbe impropriamente utilizzato un codice di timbratura non corretto per recarsi alla sede di lavoro situato in altro comune”.
Un anno fa, ad aprile 2025, la dottoressa in servizio presso l’ambulatorio vaccinale del Distretto Sanitario ASL di Priverno era stata colpita da misura cautelare interdittiva della durata di 12 mesi, con la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, era stato eseguito dai Carabinieri del NAS, al termine di un’articolata attività d’indagine.
L’inchiesta condotta sotto il coordinamento del sostituto procuratore di Latina, Valentina Giammaria, rientrava in un più ampio piano nazionale di contrasto al fenomeno dell’assenteismo nelle strutture sanitarie pubbliche, disposto dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute.
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Le investigazioni dei militari del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità si erano basate su attività di osservazione, controllo e pedinamento (O.C.P.), integrate dall’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Tali strumenti avevano permesso di accertare condotte gravemente irregolari da parte del medico in questione, la quale, pur risultando formalmente in servizio grazie alla timbratura del badge, si allontanava abitualmente dalla sede lavorativa senza alcuna giustificazione.
Il modus operandi, secondo quanto emerso, era sistematico: la donna, classe 1966, faceva registrare la propria presenza in servizio tramite badge elettronico, salvo poi lasciare l’ambulatorio per diverse ore, facendo ritorno soltanto al momento della timbratura in uscita. Un comportamento che aveva determinato, di fatto, l’interruzione del servizio pubblico vaccinale, arrecando disservizi all’utenza e lesione dell’interesse collettivo.
Gli accertamenti amministrativi successivi avevano confermato la discrepanza tra le presenze dichiarate e quelle effettive, rendendo evidente il tentativo di mascherare l’assenza attraverso false attestazioni.
La misura interdittiva – disposta per un anno – aveva lo scopo di impedire la reiterazione del reato e di tutelare il corretto funzionamento della pubblica amministrazione, in particolare in un settore strategico e delicato come quello della sanità pubblica.
La donna, difesa dall’avvocato Pietro Libertini, era stata interrogata dal Gip Cario, così come prevede l’interrogatorio preventivo introdotto dalla legge Nordio. I fatti si sarebbero svolti nel 2023, tra Sezze e Priverno, così come fatto emergere dall’inchiesta coordinata dal pubblico ministero di Latina, Valentina Giammaria. La dottoressa, che non si era avvalsa della facoltà di non rispondere, aveva spiegato di essersi trovata nel periodo dell’indagine in una condizione di stress, peraltro gravata da problemi di natura privata.
Secondo le indagini dei Nas, la sessantenne, invece di rimanere sul luogo di lavoro, si recava nei mercatini per fare compere e spesa. Dopodiché, come niente fosse, tornava per timbrare il cartellino. In questo modo la donna, “beggiando”, faceva risultare più ore di lavoro di quelle realmente svolte.
