Armi, esplosivi e droga: dopo gli interrogatori di garanzia per i quattordici arrestati in carcere, il giudice rigetta per i coinvolti nell’operazione Pac Man
Sono dislocati nelle carceri di Rebibbia e Frosinone i quattordici arrestati coinvolti nell’operazione i Squadra Mobile e Procura di Latina denominata “Pac Man”. Martedì 12 maggio, sono scattati gli arresti, dopodiché ci sono stati gli interrogatori di garanzia. Praticamente tutti i coinvolti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al Gip Laura Morselli, tranne Sabrina De Angelis che ha fatto importanti ammissioni.
Tutta la vicenda e le persone coinvolte ha creato sin da subito tensioni e problemi negli ambienti criminali pontini, in considerazione del fatto che ad affrontarsi sono due fazioni: da una parte quella degli Spinelli e le case “Arlecchino”, dall’altra la fazione di D’Antonio e Mazzucco.
Non è un caso che, circostanza delle ultime ore, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, previo parere contrario della procuratrice aggiunta Luigia Spinelli, ha negato i colloqui in carcere con i famigliari a tutti e 14 gli arrestati nell’operazione “Pac Man”.
Il motivo della decisione che ha visto uniti Procura e Gip è stato il violento pestaggio subito da Enzo Succi, 24enne, accusato con Francesco D’Antonio, Christian Solito e altri indagati di aver realizzato una estorsione per un debito di droga. Succi è stato picchiato non appena è entrato nel carcere di Frosinone dopo l’arresto del 12 maggio scorso quando è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare.
Secondo il Gip Morselli c’è un rilevante pericolo di inquinamento probatorio. Succi è stato picchiato riportando lesioni e intimidito da un co-indagato nell’operazione Pac Man. Lo stesso destino subito dal giovane di 18 anni che, dopo l’arresto dovuto al ritrovamento di un chilo di hashish nell’auto di D’Antonio, è stato picchiato in carcere. Succedeva a settembre scorso. L’inchiesta nasce dall’arresto di G.S., a bordo di un Suv insieme ad altri due giovani. Lo fermano per un chilo di droga (consegnata a lui da Iannccone per condurla a D’Antonio), dopodiché i poliziotti scoprono che l’auto su cui viaggiava è di Francesco D’Antonio, per gli amici Checco, e all’interno della stessa c’è un quantitativo di droga persino superiore a quello rintracciato dai poliziotti, in quanto il medesimo D’Antonio sarebbe riuscita a ripulirla prima del sequestro del mezzo. Braccio destro di D’Antonio è Alex Iannaccone, giovane di 26 anni, incappato nella morsa di Mattia Spinelli e dei suoi sodali: Spinelli, nello scorso autunno, è stato arrestato proprio per una tentata estorsione nei confronti di Iannaccone e della sua famiglia.
In uno dei capi d’imputazione D’Antonio insieme Iannacone, Mazzucco e all’indagata Antonia Eramo, avrebbe minacciato il suddetto G.S. e la sua famiglia. Dopo l’arresto per droga di S. avvenuto alla Arlecchino, il gruppo chiede denaro e pezzi di ricambio che si trovano all’interno di un garage in via Piattella a Latina, posto sotto sequestro. È Iannaccone a contattare la madre di S. chiedendole conto dei pezzi di ricambio nel garage che sarebbero serviti a D’Antonio per commettere frodi in ambito assicurativo.
Il 18enne S., infatti, si sarebbe avvicinato a Mattia Spinelli e avrebbe creato problemi a D’Antonio in quanto avrebbe fatto perdere a quest’ultimo una pratica. Secondo gli inquirenti, si riferisce a una frode assicurativa ai danni della Generali Italia. Inoltre, S. si sarebbe fatto sequestrare pezzi di BMW.
“Lecca il culo a Mattia Spinelli, ‘sto figlio di puttana – dice D’Antonio, un tempo vicino al gruppo Spinelli e poi allontanatosi – M’ha fatto sequestrare i pezzi, m’ha mandato una pratica a fanculo”. E ancora, riferendosi al suo arresto: “Deve spera’ che esce il più tardi possibile”. Successivamente, incontrando il migliore amico di S., D’Antonio gli manda un bacio: “Il tipo di bacetto de coso, de Buscetta, questa qua e zompi per aria”.
Il Gip Morselli motiva il rigetto anche con il fatto che nell’indagine emerge il proposito di Mazzucco e Beccaro di piazzare una bomba nella casa della pusher Sabrina De Angelis.
Ad ogni modo, è evidente che per il Gip Morselli è importante evitare che uno dei coinvolti, Ferdinando Ciarelli, 28 anni, abbia contatti con i suoi famigliari, in quanto il giovane attraverso i soggetti con cui si relaziona avrebbe contattato le vittime delle due estorsioni che la Procura gli contesta: un debito di droga nel 2024 e il gestore dell’autonoleggio in Via Tucci a Latina. Il rischio è che Ciarelli possa far portare “ambasciate” alle sue vittime, in considerazione del fatto che il suo contesto criminale è intriso di estorsioni e violenza.
Secondo gli investigatori, il sodalizio criminale gestiva un intenso traffico di hashish, cocaina e crack, attività da cui traeva la principale fonte di reddito, imponendosi sul territorio anche attraverso l’uso di armi e metodi intimidatori. Dopo alcuni sequestri effettuati dalla polizia, sarebbero state messe in atto estorsioni e minacce nei confronti di amici e familiari di uno degli arrestati per recuperare il denaro perso.
Agli indagati sono contestati, a vario titolo, reati di estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione illegale di armi ed esplosivi, ricettazione, evasione e incendi intimidatori. A finire in carcere il nome piuttosto noto della malavita pontina il 37enne Francesco D’Antonio, condannato in concorso per l’omicidio di Matteo Vaccaro. L’inchiesta “Pac Man” era partita dopo l’arresto, nel settembre 2025, dei due giovani summenzionati, trovati con un ingente quantitativo di hashish nei pressi delle “Case Arlecchino”, dove poco prima era stato incendiato il portone di un condominio. Si era nel pieno della stagione delle bombe dove si affrontavano la fazione degli Spinelli contro quella, molto probabilmente, facente riferimento a D’Antonio, sebbene negli arresti del 12 maggio, non vi è menzione a nessuno degli episodi “bombaroli” che sono andati avanti a Latina almeno fino a dicembre scorso.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati arrestati in flagranza 8 indagati e sequestrati 15 pistole, 3 fucili, oltre 650 munizioni, esplosivi e più di 6 chili di sostanze stupefacenti tra cocaina, crack e hashish.
In carcere sono finiti Alex Iannaccone (2000), Antonio Mazzucco (classe 1977), Christian Solito (1988), Enzo Succi (2002), Lorenzo Maddaloni (2007), Luca Tonini (classe 1983), Ferdinando Ciarelli (classe 1998), Daniele De Angelis (1996), Davide Beccaro (classe 1985), Francesco Nicoletti (classe 1974), Marco Proietti (classe 1991), Alan Gaveglia (classe 1990) e Sabrina De Angelis (classe 1993). Ai domiciliari Vittoria Cinque (1989) e Lorenzo Pietrucci (classe 1996).
