CONCLUSA LA DUE GIORNI SULLA SALUTE, LA PENNA (PD): “SERVE PIÙ PERSONALE, BASTA ALIBI CON LE CASE DI COMUNITÀ”

Conclusa la due giorni “Salute: persone, territori, diritti” promossa dal gruppo consiliare Pd della Regione Lazio. La Penna: “Serve più personale. Basta alibi, le Case di Comunità vengano messe in condizione di operare a pieno regime”

Si è conclusa la due giorni “Salute: persone, territori, diritti. Accanto alle persone, dentro le fragilità”, promossa dal gruppo consiliare del Partito Democratico della Regione Lazio e ospitata all’Opificio di Roma, che ha riunito istituzioni, operatori sanitari, professionisti del settore, amministratori, associazioni e rappresentanti del mondo della ricerca per un confronto sulle principali sfide della sanità regionale e nazionale.

Tra i protagonisti dell’iniziativa anche il consigliere regionale e vicesegretario vicario del Pd Lazio, Salvatore La Penna, che insieme alla consigliera Michela Califano ha coordinato il tavolo di lavoro “Territori e comunità”. «È stata una partecipazione di grande qualità, che ha visto il contributo di autorevoli esponenti del mondo universitario, sanitario, professionale e dell’associazionismo. Un confronto vero, utile a costruire proposte e visioni per il futuro della sanità laziale» dichiara La Penna.

Nel corso della manifestazione è stato presentato, insieme all’onorevole Beatrice Lorenzin, il nuovo centro studi “Persone e Salute Regione Lazio Pd”, pensato come strumento permanente di elaborazione, analisi e costruzione di politiche innovative in ambito sociosanitario. La giornata conclusiva di ieri è stata dedicata alla restituzione dei lavori e delle proposte emerse dal confronto. Sono intervenuti il segretario del Pd Lazio Daniele Leodori, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta e la segretaria nazionale del PD Elly Schlein in chiusura.

Per La Penna la riflessione avviata durante la due giorni impone anche una valutazione sulle criticità che il sistema sanitario regionale continua a scontare. «Nei prossimi mesi – afferma – saremo chiamati a una sfida decisiva: rendere pienamente operativi le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità realizzati grazie alle risorse del Pnrr programmate negli anni della giunta Zingaretti e dei governi Conte e Draghi. Ma queste strutture non potranno garantire i servizi previsti se non si affronterà con decisione il nodo della carenza di personale sanitario».

«Sul fronte della medicina territoriale – aggiunge – registriamo ritardi significativi nella definizione degli accordi con i medici di medicina generale e assistiamo troppo spesso a contrapposizioni mediatiche e strumentali anziché alla ricerca di soluzioni equilibrate. Allo stesso tempo, gli interventi messi in campo per affrontare emergenze come liste d’attesa e pronto soccorso sono lontani dal dimostrare risultati risolutivi, rischiano invece di trasformarsi in misure strutturali facendo leva sulla continua emergenza e di togliere ulteriori risorse per il comparto pubblico a causa delle erogazioni crescenti verso quello privato».

Secondo il consigliere regionale, il territorio continua a faticare nella presa in carico delle fragilità e delle cronicità, nonostante l’impegno quotidiano degli operatori sanitari. «A pagare il prezzo più alto – sottolinea – sono soprattutto le province, le aree interne e le periferie. Persistono criticità che non possiamo ignorare: nel Lazio il 10,5% dei cittadini rinuncia alle cure, una percentuale ben superiore alla media nazionale. A questo si aggiungono una mobilità passiva ancora consistente, la carenza di personale sanitario, la difficoltà ad attrarre professionisti in molte aree del territorio e una prevenzione che resta troppo debole rispetto ai bisogni della popolazione».

La Penna guarda ora al percorso avviato dall’iniziativa romana. «L’11 e il 12 giugno non sono stati un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro che proseguirà nei prossimi mesi. Porteremo questo confronto nelle province del Lazio per ascoltare territori, operatori e cittadini e costruire proposte concrete per rafforzare il servizio sanitario pubblico e renderlo più vicino alle persone».

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