Accusato di maltrattamenti, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale: concluso il processo col giudizio abbreviato condizionato
È stato condannato a 3 anni e 4 mesi il 39enne di Cori, S.D.M. (le sue iniziali), accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna convivente e della figlia, avuta dalla ex moglie. Il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha disposto anche la sospensione della potestà genitoriale, l’interdizione dai pubblici uffici, oltreché al risarcimento delle due vittime, da calcolarsi in separata sede civile, una provvisionale di 5mila euro e le spese di giudizio di oltre 2mila euro. Al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero Giuseppe Bontempo ha chiesto una pena più alta: 4 anni di reclusione. L’uomo si trova tuttora agli arresti domiciliari.
La ragazza di 15 anni, figlia dell’imputato, era stata ascoltata lo scorso 24 aprile in audizione protetta nell’auto della Corte d’Assise del Tribunale di Latina e aveva riferito dei comportamenti violenti del padre tra il 2024 e il 2025. All’inizio i rapporti erano buoni, di seguito sono degenerati sia con la minorenne che con la compagna convivente, la quale sarebbe stata più volte picchiata. La figlia e la compagna si sono ritrovate nella stessa situazione di vittime delle angherie dell’uomo.
“Vi ammazzo di botte, vi gonfio, vi do fuoco”, sono queste alcune delle frasi che l’uomo, dedito all’abuso di alcol, avrebbe rivolto alle due donne nel corso di un acceso litigio domestico. La minorenne, che viveva con il padre e la nuova compagna per via di brutti rapporti con la madre, aveva reso la sua testimonianza parlando di un genitore alcolizzato e spesso dedito alle violenze.
In alcuni casi, l’avrebbe colpita anche al capo perché la figlia avrebbe fatto uso di cannabis. “Mi colpì alle costole con un calcio. Poi, in un’altra occasione mi diede un pugno sullo zigomo sinistro. Spesso tornava a casa che era ubriaco”.
Nel 2024, la minorenne aveva raccontato che il padre arrivò ad accusarla dei problemi che aveva con la nuova compagna. In un altro episodio, riferito dalla ragazza ai Carabinieri, l’uomo avrebbe brandito un coltello contro la schiena della ragazzina invitata bruscamente ad andare via da casa: “Io questa cosa non la ricordo – aveva detto la 15enne – ma molto l’ho rimosso”.
Oggi, prima della sentenza, l’uomo si è sottoposto all’esame in Tribunale, negando gli addebiti e pentendosi solo di aver sbraitato contro i Carabinieri quando erano intervenuti nell’estate 2025 al termine dell’ennesimo litigio famigliare. In quell’occasione, l’uomo si era attaccato ad un albero opponendo resistenza ai militari dell’Arma. Alla fine, era stato arrestato.
Oggi, la conclusione del processo.
