Accolto il giudizio abbreviato per una donna di Latina accusata di maltrattamenti in famiglia ai danni dei genitori
È stata condanna recentemente per furto aggravato alla pesante condanna a 4 anni e 4 mesi in primo grado dal Tribunale di Latina. Oggi, 5 maggio, invece, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano, ha accolto l’istanza di rito abbreviato secco avanzata dall’avvocato difensore Nicolò Giglio. Ecco perché la 39enne di Latina, C.P. (le sue iniziali), dovrà affrontare il giudizio il prossimo 30 giugno. L’accusa è di maltrattamenti nei confronti degli anziani genitori per cui è tuttora detenuta in carcere stabilito come misura cautelare.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe maltrattato anche i figli minori, rispettivamente di 3 anni e 10 anni. Comportamenti violenti perpetrati quando la donna si trovava ai domiciliari, con braccialetto elettronico, per i furti commessi insieme al compagno di nazionalità marocchina (condannato anche lui per quei fatti accaduti a Sabaudia).
La donna avrebbe attuato una serie di vessazioni e aggressioni fisiche anche davanti ai figli minori. Ai genitori parole molto forti: “Non rompere i coglioni. Vai a morì ammazzato. Mi avete rotto le palle, dovete morire”. E ancora: “Andate ad ammazzarvi, dovete sparire dalla faccia della terra, vi faccio morire”. E giù epiteti di ogni tipo.
In diverse occasioni, i genitori sarebbero stati spintonati e verso di loro la donna avrebbe lanciato sedie, piatti, bicchieri, persino sputando loro addosso. In una specifica circostanza, la donna avrebbe preso per il viso l’anziana madre per poi stringerle forte le mani come fosse una morsa: “Stai zitta”, le avrebbe urlato contro.
L’imputata avrebbe costretto la donna la madre a farle da schiava nei lavori di casa e nel suo mantenimento, obbligando entrambi i genitori a ubbidirle a qualsiasi richiesta pur di non “farla agitare e urlare”. Azioni che avrebbero costretto i genitori a chiedere al Tribunale dei Minori la collocazione della nipotina di 3 anni in una casa famiglia, allontanandola dalla madre violenta “che urlava alla figlia di non rompere le palle e di dormire da sola, mentre fumava e beveva alcolici”.
