APRILIA: NO AI PROGETTI PER GLI ALLEVAMENTI AVICOLI A COLLE DI MARE

L’amministrazione al fianco dei cittadini di Colle di Mare, dichiara la propria contrarietà ai progetti presentati da Bioromagna e Ovolazio per adibire due capannoni presenti nel quartiere ad allevamento avicolo.

Ad aprire i lavori della commissione congiunta Urbanistica e Ambiente, l’intervento del sindaco Lanfranco Principi, teso a tranquillizzare il numeroso pubblico presente in aula circa la volontà dell’amministrazione comunale di esprimere parere contrario in consiglio comunale rispetto la prosecuzione dell’iter autorizzativo.

“Il mio intervento in commissione è inusuale – ha rimarcato il sindaco Lanfranco Principi – ma ci tengo a ribadire il nostro disaccordo sulla realizzazione dei pollifici. Nelle scorse ore le società hanno chiesto la sospensione degli iter autorizzativi, ma voglio tranquillizzarvi perché la nostra amministrazione su questo punto è al vostro fianco. Vi sono giunte voci di una maggioranza spaccata e litigiosa sul punto, vi assicuro invece che il nostro parere è compatto e in linea con il vostro, su questi due punti non siamo d’accordo”.

Durante la commissione è stato audito un rappresentante del consorzio Colli di Mare, che ha avuto la possibilità di illustrare all’aula i gravi problemi per i cittadini legati alla presenza degli allevamenti posti a poca distanza dalle abitazioni, principalmente per la presenza di mosche e per le emissioni odorigene.

A relazionare sui due punti all’ordine del giorno, l’assessore all’urbanistica Roberto Boi, che ha chiarito la contrarietà dell’amministrazione comunale ai due progetti e illustrato lo stato degli iter. Per quanto riguarda il progetto di Bioromagna, che chiedeva di realizzare in via Ponza, località Colli di Mare 4 capannoni, destinati ad ospitare galline per la produzione di uova per complessivi mq. 12.480, la procedura risulta in uno stato avanzato. Il progetto ha già ottenuto il parere favorevole della Regione Lazio. Spetterà al consiglio comunale votare in aula la deroga alla normativa che consentirebbe la realizzazione o meno dei capannoni agricoli.

Quanto a Ovo Lazio, la procedura si è arenata perché sono stati riscontrati abusi edilizi e la società non ha ancora dato comunicazione dell’avvenuta demolizione dei manufatti abusivi. Inoltre la stessa aveva presentato un Piano di Utilizzazione ambientale non conforme all’effettiva proprietà.

 “La procedura legata a Ovo Lazio per queste due problematiche – ha sottolineato l’assessore Roberto Boi – ha finito per arenarsi. Siamo contrari al progetto, ma alla luce della richiesta di sospensione dell’iter presentato dalla società, dovremo attendere prima di poter votare l’atto. La procedura legata al progetto della Società Bioromagna invece è in uno stato di avanzamento diverso. Il consiglio comunale voterà l’atto conclusivo. La deroga non è un atto obbligatorio ma una elargizione, non abbiamo intenzione di concederla perché come dimostrano le strutture già presenti sul territorio, si tratta di attività che hanno un forte impatto odorigeno, ambientale e comportano disagi dovuti all’aumento di insetti. Infine l’elevata concentrazione in quella zona di questa tipologia di attività, ci induce a esprimere parere contrario. Nonostante la richiesta di sospensione della società, crediamo sia importante votare in consiglio comunale e chiudere la discussione su un iter praticamente concluso”.

 “I controlli effettuati presso l’azienda affine che già opera in quel quartiere – ha aggiunto l’assessore all’Ambiente Vittorio Marchitti – hanno rilevato un ritardo nei trattamenti larvicidi, all’origine dell’invasione di mosche riscontrata dai cittadini e che ha portato la Polizia Locale di Aprilia a elevare una sanzione nei confronti della società. Le osservazioni presentate dall’ufficio all’ambiente rispetto alle emissioni odorigene con una percezione dell’85% per le abitazioni più vicine, all’elevato consumo di suolo, a un consumo idrico stimato di circa 9900 mc di acqua l’anno e ai problemi legati dallo spandimento di deiezioni animali per un totale di 1118 mc l’anno, rendono l’idea dell’impatto ambientale che comporta la presenza di questa tipologia di realtà in un contesto agricolo”. 

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