Renato Pugliese
Renato Pugliese, uno dei due collaboratori di giustizia nel processo Alba Pontina

ALBA PONTINA. RENATO PUGLIESE CONFERMA TUTTO: DROGA, CLAN E POLITICI

in Giudiziaria

Le parole del collaboratore di giustizia Renato Pugliese, durante l’udienza del processo “Alba Pontina”, confermano tutto: la droga, lo spaccio, i clan e i rapporti elettorali con la politica

Iuliano Sperduti e Cha Cha
Ai tempi di Maiettopoli e il Latina Calcio: nella foto l’allenatore Mark Iuliano, il team manager Pierluigi Sperduti e Costantino Cha Cha Di Silvio

La deposizione di Renato Pugliese, il primo vero pentito della storia di Latina, era attesa sin dalla mattina di ieri quando l’udienza del processo, cosiddetto “Alba Pontina”, ha iniziato a celebrarsi con la testimonianza di una delle vittime dei clan sinti. Ma se da quest’ultima ci sono state delle ritrattazioni alquanto clamorose rispetto a quando ciò che aveva dichiarato nei verbali resi agli inquirenti, il figlio di Costantino “Cha Cha” Di Silvio, Renato, ha risposto, dalle 15 alle 18, con convinzione a tutte le domande che il pm Luigia Spinelli gli rivolgeva confermando in toto la sua versione.

Nessuna sbavatura per Renato Pugliese se rapportato a quanto ha iniziato a dichiarare ormai un paio di anni fa, seduto di spalle in videoconferenza dalla località protetta dove si trova in questo momento.

Alessandro Zof
Alessandro Zof

Ex affiliato alle bande della città, prima a quella di Massimiliano Moro, poi al gruppo Travali alleati di Cristian “Schizzo” Battello, Alessandro Zof più George Valeriu Cornici (nomi che i più ricorderanno, recentemente anche per la nota sparatoria all’American Bar del Circeo), infine, prima del pentimento, legato al clan di Armando “Lallà” Di Silvio, Pugliese non è sembrato avere alcun tentennamento e ha ripetuto ciò che per molti è già storia criminale.

Ha ricordato le sue detenzioni, tante, sin da quando era solo un adolescente nel carcere minorile. La sua iniziazione con la cricca di Moro, quella dei cosiddetti non rom, messa a tacere con la mattanza del 2010, quando a guerra criminale in corso, persero la vita il medesimo Massimiliano Moro e Fabio “Bistecca” Buonamano: 24 ore di sangue e pallottole, e a seguire le gambizzazioni, precise azioni di mandanti e carnefici.

Cha Cha Di Silvio
Costantino Cha Cha Di Silvio

Ha passato in rassegna il suo ritorno da una galera durata dal 2008 al 2013, con l’entrata piena nel mondo criminale che conta (“Spacciavo la droga, io e Davide Alicastro spacciavamo ovunque a Latina“), lui un po’ raccomandato dal fatto che era pur sempre il figlio di Cha Cha, l’amico di tutti, lo “zingaro” che girava in motorino e salutava la città: dai politici ai giornalisti, dagli impiegati agli imprenditori, dai professionisti ai giovani che quando erano ricambiati dal cenno si sentivano importanti. 

Armando Di Silvio, detto Lallà

Nel processo che ieri si celebrava a carico dei suoi parenti – Armando “Lallà” Di Silvio, la moglie Sabina De Rosa, Angela, Sara Genoveffa, Giulia Di Silvio e Francesca De Rosa, più Tiziano Cesari (unico presente in Aula) e Federico Arcieri – Renato Pugliese ha ribadito anche i circuiti della droga e il lucro, le armi (“I Di Silvio le hanno a Campo Boario, un po’ dappertutto, interrate, nelle case…“) e la sua capacità di approvvigionamento dello stupefacente compresa la sostanziale voglia di soldi senza necessità di violenza (“A me interessavano i soldi“) e il desiderio di non far ammazzare nessuno della sua numerosa famiglia, giocando il ruolo di paciere tra le diverse ed eterogenee fazioni rom di Latina – ha ricordato la morte di suo zio Ferdinando “Il Bello” Di Silvio (“Sapevamo chi è stato e qual era il movente…Lallà ormai non aveva più paura neanche di chi l’aveva ammazzato“).

Peppe 'O Marocchino D'Alterio
Peppe ‘O Marocchino D’Alterio

E, ancora, le sue scorribande per prendere i carichi di droga senza pagarli, rischiando grosso ma finendo sempre per farla in franca in ragione del peso della sua famiglia sinti. A Tor Bella Monaca dal clan di Gaetano Moccia (conosciuto in carcere da Pugliese, alla faccia del presunto assunto riabilitativo delle patrie galere), il napoletano trapiantato a Roma che ancora oggi controlla una fetta del narcotraffico romano (Pugliese ha fatto menzione del pugile Yuri Lupparelli altro leader dello spaccio a “Torbella”). A Fondi da Peppe ‘O Marocchino D’Alterio o a Sezze dal sardo agli arresti domiciliari con il gancio di Ermes Pellerani (“Prendemmo con Lallà 1 kg di droga”), altro pezzo da novanta del narcotraffico pontino. Per finire con Gianluca Ciprian che vendeva erba e cocaina (sopratutto) direttamente a Armando Lallà e al figlio Ferdinando Pupetto Di Silvio.

Renato Pugliese e Agostino Riccardo, i collaboratori di giustizia derivanti dall’operazione coordinata dalla DDA di Roma “Alba Pontina”

Eppoi, le trame tra i clan: le antipatie iniziali con Agostino Riccardo (“C’ho fatto pure a botte davanti allo stadio una volta…Moro, con cui stavo, l’aveva gambizzato ad Agostino nel 2006“, appena uscito di galera a causa dell’indulto voluto dall’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella), il suo essere, prendendo per buono ciò che dice, ago della bilancia tra i clan sinti della città mediando tra i Travali e il clan Di Silvio di Armando Lallà che si contendevano l’onore della figlia di quest’ultimo, Sara, scappata via con il fratellastro di Angelo Palletta e Salvatore, Alessandro Anzovino: “Non lo volevano ad Anzovino – ha detto Pugliese al processo – perché Lallà e la famiglia lo consideravano un tossico che faceva le rapine“. Una fuitina finita male con spari alla casa della nonna dei Travali, Velia Casamoneco (errore di una vocale all’anagrafe), sorella del padrino romano Vittorio Casamonica, morto tra i petali e gli elicotteri che hanno fatto il giro del mondo nell’estate del 2015. Alla fine condanne sia per Lallà che per i figli Giuseppe Pasquale e Samuele Di Silvio, più il cognato Ferdinando “Furt” Ciarelli (che ha sposato Rosaria Di Silvio, sorella di Lallà).

Via Muzio Scevola, Campo Boario
In Via Muzio Scevola (nella foto), c’era il quartier generale dei balordi di Campo Boario. Qui, la famigghia e i sottopanza (gli affiliati) si vedevano per progettare estorsioni e traffico di droga. La stessa casa di Lallà nella via era adibita a centro di spaccio dove si recavano, giorno e notte, i consumatori.

Ma non è tutto. Perché, da quanto racconta Pugliese, la famiglia di Lallà (in Aula erano presenti le donne ancora libere, almeno una molto giovane, più un paio di uomini rimasti orfani del “carisma” di Armando) era temuta da sempre. Anche se non controllava così tanto lo spaccio, anche se era rimasta fuori da alcuni rapporti alla moda che invece poteva avere Cha Cha o Agostino Riccardo. Tutti li rispettavano, secondo Pugliese, ecco perché lui stesso dovette mediare affinché Angelo Travali, preoccupatissimo di ricevere qualche pistolettata, pagasse la fuitina del fratello Anzovino con circa 10mila/15mila euro tra contanti e cocaina.

Pugliese, ad ogni modo, sceglie di lasciare il gruppo Don’t Touch (ossia Travali) perché non si trova più bene: “Angelo aveva tanti soldi, e con Salvatore non mi sono mai trovato bene…non mi ascoltavano più…Quando c’è stato la’ sparatoria al tabacchino dello Stadio (ndr: fu colpito Marco Urbani) mi sono allontanato dai Travali i mandanti. Sapevo che sparare a due passi dalla Questura mi avrebbe portato le guardie addosso…infatti ho subito una perquisizione dopo tre giorni“. E con sé porta Agostino Riccardo, lo introduce nella famiglia di Lallà, ed entrambi portano le cosiddette storie (sopratutto Riccardo)- “c’era un pollo, o un avvocato o un commercialista e noi lo spennavamo” – e la droga, dal fumo all’erba fino alla remunerativa cocaina (a Moccia dice che avrebbe dovuto dare 23/24mila euro per 600 grammi di cocaina), spacciata tra Campo Boario e il Quartiere Nicolosi assoggettando “i marocchini” che vendevano fumo del quartiere. 

Pasquale Maietta
Pasquale Maietta

E ultimo ma non ultimo, anzi probabilmente primo per interesse collettivo, i rapporti dei clan con i politici di cui conferma, Pugliese, i loro rapporti con la lista “Noi Con Salvini” (antesignana della Lega del Capitano Salvini) tramite l’imprenditore dei rifiuti Raffaele Del Prete, la neo totiana (nel senso di Giovanni Toti) Gina Cetrone, le campagne elettorali per Pasquale Maietta da parte del gruppo Don’t Touch, e quelle per Tripodi da parte dei Morelli e Giancarlo Alessadrini. 

Non è finita qui, però. Renato Pugliese parlerà di nuovo martedì 10 dicembre, la data che il giudice Gian Luca Soana ha scelto per il definitivo “redde rationem” del primo pentito che la città di Latina ricordi.

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