AI TEMPI DI ZACCHEO: “QUEGLI STRONZI CHE STANNO INTERCETTANDO”. IL COLLOQUIO CON IL PROCURATORE CAPO

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Con la puntata di oggi si conclude il racconto de “Il Comune ai tempi di Zaccheo”, così come narrato dalle carte giudiziarie pervenute ad agosto

Dopo aver avvertito il suo vicesindaco Galardo dell’indagine e delle intercettazioni, Zaccheo viene a conoscenza, ai primi di febbraio del 2009, anche delle altre intercettazioni in corso e si premura di avvertire gli interessati, in particolare il suo capo di gabinetto Agostino Marcheselli.

Da ciò possiamo dedurre che gli informatori di Zaccheo, tra i quali, secondo l’ipotesi formulata dai Carabinieri di Latina, vi è anche il cognato di Pasquale Maietta (carabiniere in servizio a Roma), fossero in servizio permanente effettivo.

Tra l’altro, i carabinieri del Reparto Operativo di Latina, guidati dall’allora capitano Luigi Spadari (oggi tenente colonnello), si accorgono che spesso il sindaco e il suo capo di gabinetto utilizzano, per parlare tra di loro, l’utenza telefonica in uso ai rispettivi coniugi.

Sembra la trama di un giallo o di un film di spionaggio, ma è molto semplicemente quello che era il vertice del Comune di Latina ai tempi di Zaccheo: una sorta di covo dove venivano tessute trame nell’ambito di un sistema di potere che andava oltre le mura del Palazzo comunale.    

In ordine all’attività di intercettazione, vi sono, oltre a tutte quelle già evidenziate nel libro “Storie Nascoste di Latina” e nei precedenti articoli, altre due perle esemplificative del malcostume diffuso e imperante ai tempi di Zaccheo sindaco.

IL COLLOQUIO CON IL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA

Il 13 gennaio 2009 i Carabinieri di Latina intercettano Galardo mentre parla nel suo studio medico, dove pensa che non ci siano cimici, con la sua segretaria. Galardo sa che sono in corso indagini e intercettazioni nei suoi confronti per via della soffiata che gli ha fatto Zaccheo.

Ebbene, l’allora vicesindaco riferisce alla sua segretaria fatti di una gravità inaudita.

Galardo afferma di essersi recato insieme a Zaccheo a parlare della vicenda direttamente con l’allora Procuratore Capo della Repubblica Giuseppe Mancini.

Si tratta di un fatto gravissimo in palese violazione della legge.
L’avviso di garanzia, a firma della Procura, è lo strumento giuridico con il quale soggetti indagati per un reato vengono a conoscenza della situazione.
Da questo momento possono interloquire con la Procura, ma attraverso i loro legali, che vengono nominati una volta ricevuto l’avviso di garanzia

Pertanto, nella fattispecie che stiamo esaminando, il sindaco Zaccheo e il suo vicesindaco perseverano nel loro comportamento al di fuori della legalità persino nella stanza del Procuratore Capo della Repubblica

In sostanza: Galardo è indagato per concussione, Zaccheo lo avverte e, mentre i Carabinieri sono nel pieno dell’indagine, sindaco e vicesindaco vanno a parlare con il Procuratore Capo della Repubblica.
Quest’ultimo, secondo quanto affermato da Galardo, “cade dalle nuvole”.

Non cade però dalle nuvole di fronte al fatto clamoroso che un vicesindaco indagato e il sindaco che gli ha fatto la soffiata vadano tranquillamente a parlare con lui della cosa. Cade dalle nuvole perché non sa niente della vicenda (sic!).  

Si tratta di una vicenda gravissima che richiama le peggiori storie raccontate nei romanzi sul malaffare, nei quali vengano alcune volte confezionate sceneggiature dove, mentre i Carabinieri lavorano con impegno e dedizione, gli indagati/intercettati se ne vanno a discutere della loro situazione con il Procuratore Capo della Repubblica. 

Quanto evidenziato è ciò che Galardo riferisce alla propria segretaria per rispondere alla domanda di quest’ultima: “Sei riuscito a tranquillizzarti…in base a che cosa?”.
Trova poi conferma nella conversazione che Galardo ha con la giornalista Alessia Tomasini il giorno dopo, 14 gennaio 2009.

Galardo dice chiaramente ad Alessia Tomasini: “so andato a parla’ co’ Mancini” e aggiunge pure che quest’ultimo lo avrebbe rassicurato.

Siamo di fronte a un quadro raccapricciante che coinvolge in prima persona l’attuale candidato sindaco del centrodestra, che appare impresentabile esattamente come Galardo, al quale è stato imposto di ritirare la sua candidatura come consigliere comunale.

QUEGLI STRONZI CHE STANNO INTERCETTANDO

Il 5 febbraio 2009, il capo di gabinetto Agostino Marcheselli e il sindaco Vincenzo Zaccheo parlano al telefono.

Nel corso della telefonata, Zaccheo, vale a dire colui che è solito autodefinirsi pomposamente “uomo delle Istituzioni” e mena vanto dei suoi rapporti con l’Arma, pronuncia la frase rivelatrice di un atteggiamento evidentemente avverso alle suddette Istituzioni: “Quegli stronzi che stanno intercettando”.

Questa frase emblematica chiude veramente il cerchio, un cerchio all’interno del quale – come abbiamo visto dalle carte giudiziarie pubblicate nel libro “Storie nascoste di Latina” e da quelle successivamente pervenute ad agosto oggetto di articoli su Latina Tuci sono mazzette, protezione dei mazzettari, appalti preconfezionati, giornalisti prezzolati, minacce e disprezzo delle Istituzioni. 

Ma c’è anche altro.

Sembra emergere un vero e proprio sistema, costituito da inquietanti rapporti di potere, che è riuscito a vanificare l’importante, complesso e lungo lavoro del Reparto Operativi dei Carabinieri di Latina.

Un sistema che, a quanto pare, ancora sopravvive, visto che il centrodestra ha scelto Zaccheo come candidato Sindaco di Latina.

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