SBC: “Nella fretta di completare un’opera che contestiamo, si è perso il senso della riflessione e del confronto con la città”
La vicenda dell’Anfiteatro di Sezze è emblematica di un modo di amministrare che SBC contesta da tempo: “l’incapacità di fermarsi a riflettere sulle grandi trasformazioni della città, la rincorsa all’annuncio e la ricerca del consenso immediato, anche quando sono in gioco scelte urbanistiche e ambientali destinate a condizionare Sezze per decenni”.
“I 200 mila euro persi e ora da restituire erano destinati al completamento dell’Anfiteatro, un’opera che SBC ha sempre contestato nella sua impostazione e nella sua concezione. Ma il punto politico della vicenda va oltre la perdita del finanziamento: prima ancora di perdere quelle risorse, si è persa l’occasione di interrogarsi sul futuro di quell’area e di discuterne realmente con la città.
Su una questione così delicata non sarebbe bastato chiedere ai cittadini di assistere alla realizzazione di un progetto già deciso. Sarebbe stato necessario aprire una discussione pubblica sul destino di uno spazio che avrebbe potuto rappresentare un’importante occasione di rigenerazione urbana e ambientale.
SBC ha sempre sostenuto una posizione precisa: quell’edificio andava abbattuto e lo spazio restituito all’aperto, attraverso un progetto di ricucitura funzionale con il tessuto urbano e un intervento di restauro naturalistico. Un’idea radicalmente diversa da quella di completare l’opera esistente.
Non si tratta, dunque, di essere contrari a prescindere a un investimento pubblico. Al contrario, si tratta di chiedersi come utilizzare nel modo migliore le risorse pubbliche e quale città vogliamo consegnare alle generazioni future.
A questo si aggiunge il mancato rispetto dei tempi progettuali, mentre l’amministrazione appare impegnata su altri fronti, tra cui la prospettata demolizione dell’ex centro sociale e la variante urbanistica puntuale di Sezze Scalo. È difficile non vedere, in tutto questo, l’assenza di una strategia complessiva.
SBC non intende chiedere nulla a questa amministrazione. Non abbiamo appelli da rivolgere a chi, evidentemente, ha già scelto il proprio modo di “governare”.
Vogliamo piuttosto ribadire una posizione politica e culturale che riteniamo ancora attuale: Sezze ha bisogno di una visione, non di una successione di annunci.
Una visione capace di mettere in relazione il centro storico, i quartieri, le periferie, gli spazi pubblici, il patrimonio ambientale e quello storico. Una visione nella quale la rigenerazione urbana non coincida necessariamente con il costruire, ma sappia anche demolire ciò che non serve, liberare spazio, restituire natura, creare luoghi di relazione e ricucire una città sempre più frammentata. L’Anfiteatro avrebbe potuto essere una di queste occasioni.
Invece, la scelta di procedere verso il completamento dell’opera senza una riflessione condivisa ha finito per mettere in evidenza un problema più ampio: la difficoltà di costruire una strategia di trasformazione della città che vada oltre l’immediatezza dell’annuncio e della comunicazione sui social.
SBC continuerà a sostenere un’idea diversa di Sezze: meno annunci, meno consumo di suolo, più spazio pubblico, più ambiente, più qualità urbana e soprattutto più capacità di immaginare la città prima di trasformarla”.
