OMICIDIO DI VIA MONFALCONE: “SINGH JUMAL UCCISO DA 14 COLPI CON IL TUBO INNOCENTE”

Una delle porte sfondate all'ex podere Piciacchia dove sabato 30 ottobre si è consumato l'omicidio di jaseer Singh
Una delle porte sfondate all'ex podere Piciacchia dove sabato 30 ottobre 2021 è stato consumato l'omicidio di Jaseer Singh

Omicidio di Sumal Jaghsheer a Borgo Montello: prosegue il processo per gli ultimi tre imputati in riferimento al delitto di Via Monfalcone

È ripreso oggi, 8 settembre, il processo dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, a latere la collega Francesca Ribotta e la giuria popolare, per i tre ultimi soggetti coinvolti nel violento delitto che costò la vita al 29enne indiano Sumal Jagsheer, ucciso nella serata del 30 ottobre 2021, in un casolare situato di fronte alla discarica di Borgo Montello.

Un delitto efferato per cui, a maggio 2025, la prima sezione della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati dell’omicidio del 29enne indiano, condannandoli alle spese processuali e rendendo definitive le condanne dei sette imputati. La pena maggiore è stata comminata a Singh Jiwan, considerato il mandante dell’omicidio, condannato a oltre 25 anni di reclusione.

Sul banco degli imputati Singh Gurpindeer, Singh Parampal e la moglie del capo banda Singh Jiwan che ha ucciso la vittima, Mandeep Kaur. I primi due – Gurpindeer e Parampal – sono latitanti. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimiliano Fornari, Giovanni Codastefano e Amleto Coronella. Le parti civili – cinque famigliari della vittima e due uomoni di nazionalità indiana aggrediti quella notte tragica (uno dei quali è deceduto) – sono assistite dall’avvocato Simone Rinaldi.

In precedente udienza, la Corte d’Assise, dopo la camera di consiglio, ha respinto le eccezioni della difesa, aprendo il dibattimento e rinviando il processo al prossimo 5 maggio quando verranno ascoltati alcuni poliziotti che hanno svolto le indagini, tra cui i tecnici della Scientifica. A dicembre 2025 era stato l’allora giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, a rinviare a giudizio i tre imputati.

Mandeep Kaur, ora imputata per simulazione di reato, è, come detto, la moglie del capo banda, Singh Jiwan, condannato a oltre 25 anni insieme al resto della gang che tolse la vita a Sumal Jagsheer. La donna gestisce un’alimentari a Borgo Bainsizza, il luogo dove la vittima non andò ad acquistare cibi e bevande per la festa della figlia appena nata in India. Ossia lo sgarro da cui si originò la mattanza di Via Monfalcone. I due latitanti, invece, devono rispondere di omicidio volontario aggravato, lesioni ad altri partecipanti della festa di fine ottobre 2021 e detenzione di arma da fuoco, ossia le stesse accuse per cui sono stati condannati i loro connazionali.

Il marito di Mandeep Kaur, Singh Jiwan, secondo gli inquirenti, fu aiutato a costruirsi falsi alibi anche grazie alla moglie che la sera dell’omicidio, alle 23 inoltrate, dopo 40 minuti dalla mattanza, telefonò al 112 dichiarando falsamente che ignoti erano penetrati dentro la loro casa a Borgo Bainsizza, infrangendo vetri e rompendo il braccio al coniuge. Una messinscena confermata anche dalle testimonianze dei vicini di casa che, quella sera, hanno riferito di non aver udito assolutamente nulla né di aver notato presenze estranee o ricevuto richieste di aiuto.

A maggio 2025, la Cassazione ha confermato tutte le pene comminate in Corte d’Appello. Singh Jiwan, considerato il mandante dell’omicidio, si è visto confermare la pena di 25 anni e 7 mesi di reclusione. Anche Singh Devender ha avuto la sua pena confermata: 25 anni e 1 mese23 anni e 9 mesi la pena per Singh Ranjit, così come per Sohal Gurvinder Singh che è stato condannato a 13 anni e 3 mesi (in primo grado la sua pena era stata di 17 anni e 5 mesi). Assoluzione per l’omicidio per Singh Surjit il quale ha rimediato 5 anni di reclusione per la rapina. È stata, invece, confermata a 6 anni, solo per la rapina, la pena per Singh Harmandeep. Infine, 12 anni e 5 mesi la pena per Singh Harinder che, in primo grado, era stato condannato a 16 anni e 5 mesi. In tutto le pene ammontano a 111 anni e 1 mese.

Gli imputati sono stati condannati al risarcimento delle parti civili, tutti famigliari di Sumal Jagsheer, assistiti dall’avvocato Simone Rinaldi, anche quest’oggi costituitosi parte civile nel processo a carico dei tre rinviati a giudizio.

Singh Jiwan, il 40enne indiano, commerciante a Borgo Bainsizza, condannato per l’omicidio volontario del 29enne Sumal Jagsheer

In primo grado, la pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro, anche oggi presente in aula a rappresentare l’accusa, aveva utilizzato espressioni nette: “spedizione punitiva”, “mattanza”, “violenza inaudita”. Il Pm, nel corso della sua requisitoria, aveva ricostruito il fatto che ha portato all’omicidio del 29enne Sumal Jagsheer, pestato e ridotto alla morte nel podere di Borgo Montello, a due passi dalla discarica, nella serata del 30 ottobre 2021. Un gruppo di indiani armati di mazze di ferro e una pistola – ha spiegato il Pm – che si sono accaniti contro i partecipanti della festa di battesimo, organizzata dalla vittima per la nascita del suo bambino in India. Uno scenario da brividi e un’aggressione a causa della quale tutti sono fuggiti e nessuno si è difeso.

Scenario confermato in data odierna dal consulente medico legale Gian Luca Marella, che ha eseguito l’autopsia sul corpo della vittima: il 29enne Sumal Jagsheer.

Il consulente della Procura ha ribadito l’efferatezza dell’omicidio. Il giovane fu colpito almeno 14 volte, sicuramente con due tubi innocenti trovati in Via Monfalcone e sporchi di sangue. I colpi furono ricevuti sul corpo, in particolare sul cranio.

D’altra parte, nella requisitoria del processo principale già concluso, il pubblico ministero non aveva fatto sconti, parlando di omicidio volontario e di una violenza dei sette uomini che si sono approfittati, peraltro, di un momento di gioia: oltreché a contestare l’omicidio, tra i capi d’imputazione anche le lesioni e il porto d’armi illegale. E come non bastasse, secondo il Pm, non andavano concesse neanche le attenuanti generiche perché tutti, dopo il fatto, avrebbero mentito all’autorità che indagava, rilasciando false dichiarazioni per attutire la loro posizione. Senza contare che tre degli imputati – il capo Singh Jiwan detto “Gighen”, Singh Rajit e Singh Devender – sono stati condannati a fine giugno 2022 per episodi di rapine e violenze tra Latina e Aprilia.

Un processo che ha fatto luce sulla mattanza di Via Monfalcone datata 30 ottobre 2021 quando la banda di indiani fece irruzione all’interno dell’abitazione del loro connazionale dove si tenevano dei festeggiamenti e, armati di pistola e mazze di ferro, aggredirono i presenti causando la morte di Sumal Jagsheer il ferimento di altri uomini sempre di nazionalità indiana.

Nell’udienza odierna, ha testimoniato anche uno degli agenti della Squadra Volante della Polizia di Stato di Latina che, quella sera del 30 ottobre di 5 anni fa, intervenne e vide la scena del delitto. Da subito, i poliziotti videro diverse persone stese a terra, con la casa tutta distrutta. “Trovammo un indiano con una camicia arrotolata in testa completamente intrisa di sangue. Era seduto in cucina vicino alla finestra e aveva la testa china”. Prima della Polizia di Stato, era arrivato il personale sanitario del 118 che si fermò subito a prestare soccorso: “Erano almeno sei o sette i feriti. Al piano superiore c’era due feriti sul terrazzino, l’uomo con il turbante pieno di sangue e la vittima”.

Nell’immediatezza, grazie ad una ragazza indiana che parlava perfettamente italiano, i due poliziotti dell’unica Volante intervenuta identificarono i presenti e refertato i tubi innocenti e i bossoli recuperati a terra per via dei colpi sparati in aria. Dopodiché, intervenne la Squadra Mobile di Latina che prese in carico l’indagine. Secondo l’agente di Polizia fu solo uno il tubo innocente utilizzato per picchiare la vittima e gli altri presenti. Gli interni della casa erano tutti danneggiati così come una Citroen parcheggiata all’esterno.

Dopo il primo sopralluogo, i poliziotti si recarono nella casa di Singh Jiwan, a Borgo Bainsizza, per perquisirla. Era presente anche l’imputata odierna, nonché moglie del mandante dell’omicidio, Mandeep Kaur. Sempre in quella giornata, ossia la mattina seguente all’omicidio, fu eseguito l’esame stub dalla Polizia Scientifica, ossia quel particolare esame che permette di capire se una persona abbia sparato o meno nelle ore precedenti.

A testimoniare anche un delegato della polizia giudiziaria della Procura di Latina che si occupò di una denuncia querela presentata nel 2020 da un indiano. L’uomo aveva depositato in Procura un video in cui un uomo di nazionalità indiana impugnava una pistola.

Il quarto testimone di giornata è un brigadiere all’epoca dei fatti in servizio presso il Reparto Territoriale di Aprilia. Il militare viene ascoltato perché ha condotto le indagini che hanno portato alla condanna per rapina di tre degli indiani condannati nel processo per omicidio. La rapina fu commessa in Via degli Olivi e Via degli Olenadri il 3 ottobre 2021, poco meno di un mese prima dalla mattanza. Fu un gruppo di persone a muoversi verso il negozio di un connazionale indiano ad Aprilia, immortalati dalle telcamere di video-sorveglianza: “Erano circa 47 persone a volto scoperto”. Una rapina che fu denunciata dal commerciante indiano, tanto che fu avviata l’indagine con cui furono identificati i responsabili. Lo stesso commerciante fu raggiunto da una telefonata in cui gli veniva chiesto se era stato lui a denunciare tutto ai Carabinieri.

Sulla rapina avvenuta nel 2021, ha testimoniato anche un luogotenente dei Carabinieri di Campoverde: “Tutto nasce da un’aggressione subita da un uomo indiano il 4 luglio. Fu raggiunto in Via Carano mentre era alla guida di un’auto: l’uomo fu picchiato così come l’amico che viaggiava con lui”. Dalla denuncia acquisita dal Carabinieri recatosi in ospedale dove la vittima era ricoverata, emerse una vera gang criminale che si caratterizzava per aggressioni violenti ai danni di altri connazionali. Furono identificati come appartenenti alla banda criminale Singh Jiwan, Singh Gurpinder detto “Binda”, Singh Parampal, Singhe Devender e Singh Ranjit. Il movente fu ravvisato nella circostanza per cui la banda non voleva che la vittima testimoniasse in un processo per rapina subita da un ulteriore indiano. Una testimomianza, quella del luogotenente dei Carabinieri, che rende bene l’idea di come il gruppo di Singh Jiwan fosse diventato un vero spauracchio per i connazionali: una gang armata e violenta.

Il processo riprende il 30 ottobre con tre poliziotti della Scientifica e due persone offesa, ossia le vittime dell’aggressione subita in Via Monfalcone cinque anni fa.

I FATTI RICOSTRUITI DALL’INDAGINE – Gi arresti scattarono ad aprile 2022 su disposizione della Procura Della Repubblica di Latina. La Squadra Mobile diede esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Latina nei confronti di nove persone gravemente indiziate, a vario titolo, di reati ai reati di omicidio volontario, porto illegale di pistola, lesioni personali aggravate e rapina aggravata.

L’ordinanza fu l’epilogo di una attività di indagine che aveva avuto origine a seguito della violenta aggressione perpetrata il 30 ottobre 2021, quando la banda di indiani fece irruzione all’interno dell’abitazione di un loro connazionale dove si tenevano dei festeggiamenti e, armati di pistola e mazze di ferro, aggredirono i presenti causando la morte di Sumal Jagsheer e il ferimento di altri uomini sempre di nazionalità indiana.

Nell’immediatezza dei fatti, fu sottoposto a fermo Singh Jiwan ritenuto appunto responsabile per l’omicidio Jagsheer, deceduto quella notte a seguito dell’aggressione posta in essere in Strada Monfalcone. Le successive indagini coordinate dalla Procura di Latina e condotte dalla Squadra Mobile, attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi occorsi e ricondurre la commissione dei fatti ad un gruppo di cittadini indiani, capeggiato da Singh Jiwan, che con violenza e minaccia, secondo l’accusa, aveva compiuto la spedizione punitiva.

Secondo inquirenti e investigatori, emerge come l’azione sia stata preordinata per punire alcune delle persone presenti ai festeggiamenti, ritenuti colpevoli di essersi allontanate dal sodalizio, oltre che per incutere timore e paura nei confronti di esercenti commerciali, sempre appartenenti alla comunità indiana.

Al riguardo, la misura cautelare fu disposta anche per una rapina commessa lo scorso 2 ottobre 2021 ai danni di un esercente commerciale, di nazionalità indiana, a cui è stata sottratta la somma contante di 3500 euro.

Oltreché a Singh Jiwan, furono destinatari della misura cautelare il 38enne Singh Gurpinder ad oggi latitante; il 40enne Singh Devender detto “Binda”, già ristretto nel carcere di Velletri; Singh Ranjit (41 anni) detto “Mika”, anche lui in carcere a Velletri; Singh Parampal (32 anni) detto “Bhuryal” e “Pureval”, ad oggi latitante; Sohal Gurvinder Singh (33 anni) detto “Harry”, già ristretto nel carcere di Rebibbia; Singh Harmandeep (38 anni); Singh Surjit (36 anni) detto “Sunny” e Singh Harinder (32 anni). Risultava indagata a piede libero anche la 35enne Mandeep Kaur, compagna di Singhi Jiwan.

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