Eseguite misure cautelari a carico di 5 appartenenti alla Polizia di Stato in servizio presso Commissariato Anzio-Nettuno
La Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma nei confronti di cinque operatori di Polizia appartenenti al Commissariato Polizia di Anzio-Nettuno. Si tratta di Sergio Forcina (42 anni), l’ex capo della squadra di polizia giudiziaria del commissariato Mauro Maddalone (54 anni), Francesco Aversano (45 anni), Antonio Pucci (51 anni) e Alessandro Fortunato (41 anni). Nell’indagine ci sono anche altri quattro soggetti per cui il gip ha respinto la richiesta di misura cautelare.
Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, peculato, falso, concorso in cessione di sostanze stupefacenti ed accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle Forze di Polizia.
Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e delegate alla locale Sezione investigativa dello SCO (SISCO) con il supporto della Squadra mobile capitolina, hanno ricostruito le attività illecite poste in essere, tra il 2024 e il 2025, da pubblici ufficiali che, anche attraverso la gestione illecita di alcune fonti confidenziali, avrebbero concorso – a vario titolo e mediante condotte attive ed omissive — in alcuni episodi di cessione di sostanze stupefacenti.
L’attività investigativa, in particolare, si è innestata nell’ambito di più ampie indagini svolte nei confronti di un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti, operante sul territorio di Anzio – Nettuno, composto da soggetti italiani e albanesi, che sono stati perseguiti separatamente.
In tale contesto, gli operatori di polizia, d’intesa con alcuni esponenti del sodalizio, hanno organizzato una “consegna controllata” ed un “ritardato sequestro” di 25 chili di cocaina, in assenza di adeguati presupposti di legge, omettendo il successivo sequestro di una intera partita di 50 chili. Nel corso di quella operazione, all’esito di un inseguimento e di un successivo incidente stradale nelle campagne di Anzio-Nettuno, ha perso la vita un cittadino albanese, addetto al trasporto dell’ingente carico di cocaina. Si tratta del 38enne Arberi Mecaj morto il 25 maggio 2025 a Nettuno. L’uomo, incensurato, stava trasportando 25 chili di cocaina con un suo complice, un italiano di 26 anni, Alessio Anatollo.
I poliziotti lo hanno inseguito per circa mezz’ora. Il 38enne invece di fermarsi era fuggito a bordo di una Fiat 500 L in via Santa Maria Goretti, fino a concludere la sua corsa in via Spaventa. Per Mecaj, che trasportava una borsa con 23 panetti di cocaina, non c’era stato nulla da fare: morto sul colpo. La Fiat 500 L era finita fuori strada, impattando violentemente contro un palo e ribaltandosi. In una delle intercettazione, uno dei poliziotti dice: “Se avessei saputo che era morto, gli avrei tolto il Rolex”.
Sono stati infine acquisiti elementi probatori in ordine all’appropriazione indebita di somme di denaro sottratte a soggetti arrestati per spaccio di stupefacenti: somme che non venivano sottoposte a sequestro, pur costituendo provento dell’attività illecita. Infine diverse sono state le contestazioni di falso a carico dei pubblici ufficiali a seguito della redazione di verbali sostanzialmente difformi rispetto agli elementi probatori acquisiti.
“Si conferma massimo il rigore della Polizia di Stato capitolina, in un rapporto di stretta fiducia con la Procura della Repubblica, – spiega una nota della Questura di Roma – nell’intercettare e censurare fenomeni di infedeltà istituzionale che sarebbero imputabili ad appartenenti alla Polizia di Stato ritenuti protagonisti di condotte in contrasto con i doveri di istituto e con il giuramento di fedeltà alla Repubblica.
Nel solco di tale strategia, che già in passato ha consentito di estirpare appartenenti ritenuti responsabili di fatti costituenti reato, la Questura capitolina continuerà a preservare la bontà dell’operato di migliaia di agenti, sottufficiali e dirigenti, che quotidianamente fanno della disciplina e dell’onore il viatico per l’adempimento dei compiti istituzionali tesi a garantire la sicurezza della collettività”.
L’inchiesta della Sisco, con il supporto della Squadra Mobile, è iniziata nel febbraio del 2024 dall’ascolto di alcune frasi pronunciate da pregiudicati sotto intercettazione. Gli indagati, poi finiti a processo, parlando tra loro, criticavano i comportamenti dei poliziotti, raccontando di come avessero sequestrato formalmente solo 25 chili di cocaina, quando l’intera partita ammontava a 50 chili.
I poliziotti avrebbero falsificato i verbali di sequestro, facendo sparire parte della droga intercettata oppure mettendosi in tasca i soldi contanti, che requisivano come provento dello spaccio. Al termine delle indagini è stato scoperto che gli agenti avrebbero tenuto per loro circa 20mila euro.
Gli agenti, inoltre, prendevano di mira e arrestavani solo gli avversari dei loro confidenti, che potevano “accordarsi” con loro per trasportare la droga. Secondo l’accusa, i cinque indagati, “fornivano un apporto essenziale alla sopravvivenza e alla proficua prosecuzione delle attività di una associazione per delinquere impegnata nel trasporto e la cessione di hashish e cocaina”.
In un altro caso, i poliziotti infedeli arrestarono uno spacciatore indicato da un loro confidente, per poi convincerlo a collaborare con loro: in cambio, il permesso di continuare a spacciare anche dagli arresti domiciliari.
