“Il confronto che si è aperto in questi giorni sul verde urbano e sulle isole di calore è un fatto positivo”, spiegano i consiglieri di Latina Bene Comune Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta, Loretta Isotton e la segretaria del movimento, Elettra Ortu La Barbera.
“Significa che il cambiamento climatico e la capacità della nostra città di affrontarne gli effetti stanno finalmente entrando nel dibattito pubblico. L’assessore ai Lavori pubblici ha risposto alle nostre considerazioni ricordando gli interventi realizzati o in corso: oltre 31 mila metri quadrati di superfici restituite alla permeabilità, nuove piantumazioni, sistemi per la raccolta delle acque meteoriche e circa 20 milioni di euro di finanziamenti europei destinati alla sostenibilità e alla resilienza urbana. Sono interventi importanti.
Molti derivano da programmi e finanziamenti avviati negli anni precedenti e alcuni, come quelli sostenuti dai fondi FESR, appartengono a un percorso costruito attraverso la partecipazione della città. Ma proprio per questo riteniamo che oggi la discussione debba compiere un passo ulteriore. Non basta sapere quanti alberi abbiamo piantato o quanti metri quadrati abbiamo depavimentato. Dobbiamo sapere quale risultato vogliamo ottenere e come intendiamo misurarlo. Quanti degli alberi messi a dimora saranno vivi tra cinque o dieci anni? Quanto aumenterà realmente la copertura arborea della città? Quanto suolo riusciremo a rendere permeabile? Quanto diminuirà la temperatura nelle aree maggiormente esposte alle isole di calore? Quanta acqua meteorica riusciremo a recuperare? E soprattutto: di quanto Latina dovrà ridurre le proprie emissioni entro il 2030? È qui che il tema del PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima diventa centrale.
Latina ha aderito al Patto dei Sindaci già nel 2012 e nel 2014 ha approvato il proprio PAES, assumendo obiettivi di riduzione delle emissioni. Da allora il quadro europeo è profondamente cambiato: alla mitigazione delle emissioni si è aggiunto con sempre maggiore forza il tema dell’adattamento agli effetti del cambiamento climatico. Ondate di calore, siccità, eventi meteorologici estremi, impermeabilizzazione del suolo, gestione delle acque e tutela delle persone più fragili non sono più questioni separate. Sono parti della stessa politica climatica urbana. Per questo oggi occorre capire con chiarezza a che punto sia Latina nel passaggio dal PAES al PAESC e quale sia il percorso della città verso gli obiettivi del 2030. Abbiamo bisogno innanzitutto di conoscere i risultati raggiunti. Qual è oggi l’inventario delle emissioni della città? Quanto abbiamo ridotto la CO₂ rispetto all’anno base? Quali azioni previste dal PAES sono state realizzate e quali no? Quali nuovi obiettivi intende assumere Latina per il 2030? Quali misure di adattamento sono previste per affrontare il caldo estremo, la siccità e gli eventi meteorologici intensi? Anche i progetti oggi rivendicati dall’Amministrazione possono e devono entrare in questo quadro. Le depavimentazioni, le nuove alberature, i sistemi di raccolta delle acque meteoriche, la mobilità sostenibile e gli interventi finanziati attraverso il FESR acquistano infatti un significato ancora maggiore se diventano parti misurabili di una strategia complessiva.
È questa la differenza tra una somma di opere e una politica climatica. Una città resiliente deve poter conoscere e rendere pubblici alcuni indicatori semplici: emissioni di CO₂, superficie di suolo desigillato, incremento della copertura arborea, tasso di sopravvivenza delle nuove piantumazioni, quantità di acqua meteorica recuperata, sviluppo della mobilità sostenibile e produzione di energia da fonti rinnovabili. Indicatori verificabili nel tempo permetterebbero anche ai cittadini di valutare i risultati senza trasformare ogni confronto in una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Il clima, del resto, non appartiene a un’amministrazione. Gli interventi realizzati oggi produrranno effetti negli anni e quelli progettati dalle amministrazioni precedenti vengono realizzati da quelle successive. Proprio per questo occorre una strategia capace di attraversare i mandati amministrativi e di indicare alla città una direzione condivisa.
Come Latina Bene Comune riteniamo quindi utile portare questo confronto nella Commissione Ambiente, chiedendo agli assessorati e agli uffici competenti di fare il punto sul PAES, sul percorso verso il PAESC, sui risultati finora raggiunti e sugli obiettivi che Latina intende assumere per il 2030. Non per discutere ancora una volta se siano stati piantati cento alberi in più o cento alberi in meno. Ma per rispondere a una domanda molto più importante: come vogliamo che Latina affronti il clima che avrà nei prossimi vent’anni? Perché la vera misura di una politica climatica non è soltanto ciò che inauguriamo oggi. È la città che saremo capaci di lasciare domani”.
