LBC SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO: “IL CALDO NON È PIÙ SOLTANTO CALDO. LATINA DEVE PREPARARSI”

“Ci sono dati che dovrebbero avere la capacità di fermare per un momento il rumore della polemica politica e costringerci a porci qualche domanda più importante.

Uno di questi arriva dal Sistema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera – SISMG del Ministero della Salute. Nel corso dell’ondata di calore di luglio, a Latina, nella settimana più critica, è stato rilevato un incremento del 59% dei decessi tra gli over 65 rispetto al numero atteso.

Un dato che va letto con rigore: non significa attribuire automaticamente al caldo ogni singolo decesso registrato in eccesso. Ma è un segnale epidemiologico che non possiamo ignorare, tanto più perché già nel periodo maggio-giugno 2026 Latina era stata inclusa tra le città nelle quali era stato osservato un incremento della mortalità durante una fase caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate.

Il cambiamento climatico, dunque, non è più soltanto una questione ambientale. È una questione di salute pubblica.

Per una città significa chiedersi non soltanto come ridurre le emissioni, ma come prepararsi a convivere con temperature più elevate ed eventi estremi più frequenti, proteggendo soprattutto anziani, bambini e persone fragili. In questa prospettiva anche il verde urbano cambia significato.

Latina ha sperimentato negli anni numerosi interventi di forestazione e nuove piantumazioni. Alcuni hanno dato buoni risultati: gli aceri di viale Italia, i Liquidambar di via Gramsci e via Zecchieri, le numerose piantumazioni al Parco San Marco, i gelsi di via dei Volsci, le alberature di Piazza Ilaria Alpi . In altri casi, invece, abbiamo assistito a percentuali altissime di fallanze: emblematico il primo Parco Porta Nord, dove dei circa 137 alberi messi a dimora ne sono sopravvissuti pochissimi.

Da queste esperienze dovremmo trarre una lezione: non basta piantare alberi, bisogna farli diventare grandi.

Occorrono specie adeguate alle condizioni climatiche presenti e future, terreno idoneo, disponibilità d’acqua, fare dei pozzi per sostenere le irrigazione nei primi anni. Manutenzione idonea con particolare attenzione agli sfalci che spesso maldestri provocano danni irreparabili alle cortecce tenere degli alberi fino a provocare la morte da li a breve. Con estati sempre più torride e lunghi periodi senza precipitazioni, probabilmente dobbiamo anche ripensare i tempi del soccorso idrico previsti negli appalti: due anni potrebbero non essere più sufficienti, meglio 4/5.

E occorrono responsabilità chiare tra chi realizza un’opera e chi, terminato il cantiere, deve prenderla in carico e mantenerla.

L’indicatore di una buona politica del verde non può essere il numero di alberelli acquistati, ma la copertura arborea che siamo riusciti realmente a produrre dopo cinque o dieci anni. Ma gli alberi sono soltanto una parte della risposta.

Asfalto e cemento accumulano calore e lo restituiscono nelle ore serali e notturne. Desigillare il suolo, rendere permeabili e alberati i parcheggi, creare aiuole drenanti, recuperare le acque meteoriche e aumentare i percorsi pedonali ombreggiati sono azioni che possono incidere concretamente sulla temperatura della città. Abbiamo ancora tanti quartieri e borghi in cui si possono fare azioni significative.

Alcuni degli interventi della Strategia FESR “Latina Resiliente” vanno già in questa direzione e rappresentano un’occasione importante.

Dovremmo però fare un passo ulteriore: costruire una vera mappa climatica di Latina, individuando le zone nelle quali le temperature sono maggiori e sovrapponendovi la presenza di grandi superfici impermeabilizzate, la carenza di alberature e la distribuzione della popolazione più vulnerabile. Dovremmo fare anche un censimento delle fontanelle per consentire ai cittadini che camminano nella nostra città un sorso d’acqua che diventa fondamentale in estatii cosi difficili. Puntli d’acqua anche per animali e insetti che dobbiamo comunque custodire per salvaguardare la biodiversità.

“Sapremmo così dove intervenire prima”. Allo stesso modo dovremmo recuperare la visione di una cintura verde intorno alla città, capace di mettere in relazione parchi, aree agricole, filari, canali e corridoi ecologici. In questa prospettiva il Parco Urbano Acque Medie potrebbe diventare non soltanto  percorso ciclopedonale, ma una vera dorsale ecologica del territorio cosi come dall’altro lato della città abbiamo il Grande Parco Oasi Verde che fa da bilanciere alle isole di calore nei quartieri Q4 e Q5. Dobbiamo inoltre proteggere il verde che già possediamo. Gli incendi ogni estate distruggono vegetazione, biodiversità e capacità di assorbimento della CO2. Prevenzione, manutenzione delle aree più vulnerabili e comportamenti responsabili devono quindi diventare parte della strategia climatica della città.Istituire gli orti urbani la dove gli spazi incolti di verde pubblico lo permettono e questi diventano anche presidi di sicurezza per evitare incendi.

Dare finalmente avvio ai patti di collaborazione o custodia con i cittadini, associazioni o comitati di quartiere per eventuali aiuti nel soccorso idrico agli alberi ma anche per la sorveglianza del verde urbano e segnalare le criticità. Infine ci sono le persone. Latina potrebbe individuare una rete di “rifugi climatici” – biblioteche, centri anziani, strutture pubbliche e luoghi sociali climatizzati – da rendere disponibili nelle giornate di caldo estremo. ASL, medici di medicina generale, farmacie, servizi sociali, Protezione civile e volontariato potrebbero costruire una rete preventiva per raggiungere anziani soli e cittadini fragili. Perché adattarsi al cambiamento climatico significa anche questo: non lasciare solo chi rischia di più. Il dato sulla mortalità degli anziani ci dice, in definitiva, che dobbiamo cambiare prospettiva: il verde urbano non è più soltanto decoro, la mobilità sostenibile non è soltanto traffico e la desigillazione non è soltanto riqualificazione urbana. Sono ormai strumenti di salute pubblica. E allora la domanda successiva diventa inevitabile: Latina ha una strategia complessiva per affrontare tutto questo? È da questa domanda che occorre ripartire”.

Così, in una nota, la consigliera Loretta Isotton e la segretaria di Lbc Elettra Ortu La Barbera.

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