Un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Treviso è stato aggredito questa notte, 31 agosto, da un 45enne pontino.
L’operatore sanitario – come riporta Oggi Treviso – ha riportato traumi al collo e alla nuca ed è stato dimesso con una prognosi di sette giorni.
L’episodio è avvenuto attorno alle 3.15. Poco prima, al pronto soccorso si era presentata una donna – una 50enne originaria del Venezuela – che aveva riferito di essere stata vittima di violenza fisica da parte del compagno. L’infermiera del triage l’ha fatta entrare nell’area rossa, mettendola in sicurezza, mentre con il medico di turno la paziente ha potuto ricostruire quanto accaduto e riferire i traumi subiti. In seguito, allo sportello del triage si è presentato un uomo, indicato come il presunto compagno della donna, chiedendo se lei si trovasse all’interno della struttura. L’infermiere non ha fornito informazioni, attenendosi alle procedure previste dall’azienda sanitaria per i cosiddetti Codici rosa, dedicati alla tutela delle persone vittime di violenza.
Dopo essersi allontanato per qualche istante, l’uomo sarebbe tornato alla postazione insistendo per ottenere notizie in modo minaccioso. Secondo quanto riferito dall’Ulss, avrebbe prima alzato la voce e accusato l’operatore di non dire la verità, quindi avrebbe superato la postazione del triage. L’uomo avrebbe afferrato l’infermiere per il collo, spingendolo violentemente contro la porta scorrevole, provocando traumi localizzati al collo e alla nuca. L’aggressione è stata fermata dall’intervento del personale di vigilanza, che è riuscito ad allontanare l’uomo.
L’operatore sanitario ha attivato il braccialetto anti-aggressione, avvisato le forze dell’ordine e allertato i colleghi presenti in turno. Sul posto sono intervenuti gli agenti, ai quali l’infermiere ha fornito il proprio resoconto. L’uomo è stato poi portato via dagli agenti intervenuti sul posto. L’infermiere è stato visitato e dimesso con una prognosi di sette giorni.
Il direttore generale dell’Ulss, Giancarlo Bizzarri, ha espresso solidarietà all’infermiere aggredito, definendo “inaccettabile” la violenza contro chi lavora per assistere e curare le persone. “A lui come a tutti i nostri operatori che si trovano ad affrontare utenti immotivatamente aggressivi, va la comprensione e il grazie nostro e di tutti gli assistiti che quotidianamente plaudono alla qualità dell’assistenza che il nostro personale garantisce, con professionalità e dedizione. Non possiamo tollerare che chi applica rigorosamente i protocolli a tutela delle persone e dedica la propria professionalità alla cura diventi bersaglio di una violenza così cieca e brutale”, dichiara il direttore generale. “L’Azienda si è già attivata per offrire il massimo supporto all’infermiere coinvolto, che ha agito con grande correttezza e senso del dovere. Ringraziamo il personale di vigilanza e le forze dell’ordine per il tempestivo intervento coordinato. Stiamo facendo e continueremo a fare tutto il possibile sul fronte della prevenzione, della formazione e dell’utilizzo della tecnologia per proteggere chi lavora nella nostra azienda. Gli operatori sanitari sono al nostro servizio per tutelare la nostra salute, non aggredite chi si prende cura di noi”.
“Ancora un inaccettabile atto di violenza contro un operatore della sanità che sta svolgendo il suo lavoro, già difficile anche senza i comportamenti assurdi di persone prive di controllo e di senso civico. L’infermiere aggredito la scorsa notte al Pronto soccorso di Treviso ha tutta la mia solidarietà, con l’augurio di una pronta guarigione”, dichiara il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, commentando il nuovo episodio di violenza al Cà Foncello. “Episodi come quello di Treviso – aggiunge Stefani – sono davvero troppo frequenti. Oltre alla gravità del gesto colpisce e addolora che ancora ci sia nella società veneta chi non sa portare il dovuto rispetto a lavoratori che si prodigano giorno e notte per assistere chi ha problemi di salute. Un malvezzo che deve finire, con l’impegno di tutta la società civile e anche con forme di deterrenza più incisive”.
