BIRRE, MARIJUANA E POI LO STUPRO IN AUTO: IL RACCONTO IN AULA DI PARENTI E AMICI

Accusato di aver violentato una ragazza a Roccasecca dei Volsci nel 2022: in aula le testimonianze di parenti e amici

Ad essere contestato al 26enne di Priverno, P.D. (le sue iniziali), il reato di violenza sessuale ne confronti di una ragazza. Il fatto sarebbe avvenuto tra la notte del 5 e il 6 marzo del 2022 quando il 26enne uscì insieme alla giovane, costituitasi parte civile, tramite l’avvocato Carmela Massaro, nel processo che si tiene dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone.

Secondo quanto ricostruito nell’aula di Tribunale, con l’escussione dei testimoni interrogati dal pubblico ministero Antonio Priamo, i due giovani si sarebbero recati da Priverno a Roccasecca dove avrebbero consumato alcol e marijuana. Dopodiché sarebbe avvenuto lo stupro contestato dall’accusa.

Particolarmente sentita la testimonianza della madre della ragazza che ha spiegato di come quella sera provò a chiamare invano e più volte la figlia, la quale rientrò a casa nella notte, visibilmente ubriaca e con conati di vomito: “Faceva fatica a reggersi in piedi”, ha detto la madre in lacrime. La donna, il giorno successivo, accompagnò la figlia in ospedale per la visita ginecologica: “Non auguro a nessuna madre di vivere una esperienza del genere”. Nel racconto della testimone, emerge un altro particolare: la figlia, tornata a casa, aveva tatuato sulla coscia sinistra una sigla “FSQ”, riconducibile all’impresa in cui lavorava all’epoca l’imputato. “Mia figlia era in stato confusionale, non aveva più l’intimo e si ricordava di essere stata in auto con questo ragazzo che io non conoscevo”.

Furono i Carabinieri della Stazione di Roccagorga a raccogliere la denuncia della giovane. A confermare lo stato di ubriachezza della giovane in quella sera è stato il fratello della vittima chiamato a testimoniare oggi. “Le presi il cellulare per capire con chi era stata. Lei era ubriaca. Nella chat si vedeva mia sorella in un’auto con le mani conserte in mezzo alle gambe. Mi disse che erano andati a Roccasecca, poi capendo dal cellulare il nome del ragazzo lo chiama. Lui mi disse che c’era stata qualcosa tra di loro, anche se il giorno successivo quando ci vedemmo su mia sollecitazione perché dovevo riprendere gli occhiali di mia sorella negò di avere avuto rapporti sessuali con lei”.

A testimoniare anche un amico dell’imputato che, pur dicendo di non ricordare praticamente niente (è stato ripreso dal presidente del collegio per la evidente reticenza delle sue risposte), ha ammesso alcune circostanze su stimolo del pubblico ministero. L’amico, infatti, fu chiamato dall’imputato quella stessa sera e lo fece arrivare fino a Roccasecca per portargli le sigarette. In quel frangente, come disse quattro anni fa ai Carabinieri, l’amico vide l’imputato in mutande e a torso nudo e la ragazza in auto visibilemente ubriaca: “Faceva fatica a parlare. In macchina c’erano bottiglie di birra e c’era odore di marijuana”. L’incontro si caratterizzò anche per qualcos’altro: l’imputato, infatti, chiese all’amico di scattare quache foto a lui in mutande e alla ragazza che si trovava in auto.

Qualche ora prima, invece, l’imputato aveva inviato un messaggio vocale allo stesso amico per dirgli che quella sera sarebbe uscito con una ragazza “per fare una trombata”.

A testimoniare per ultimo, l’ex fidanzato della giovane che la notte dello stupro si trovava a lavorare a San Felice come cameriere: “Stavamo insieme, ma non sapevo che sarebbe uscito con quel ragazzo. Dopo che mi disse di essere stata violentata, le stetti vicino per qualche tempo e l’accompagnai dallo psicologo. Quella vicenda è uno dei motivo per cui ci siamo lasciati”.

Il processo che vedrà l’esame imputato e l’escussione dei testimoni della difesa, più il consulente, è stato rinviato al 22 ottobre.

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